Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Trivelle, sos dalla Camera: “Ministero apre nuovi pozzi”

Nel disciplinare del ministero dello Sviluppo economico non ci sarebbero solo manutenzione e dismissione, ma anche la possibilità di aprire nuovi pozzi
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Il disciplinare del ministero dello Sviluppo economico per il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi non è vero riguardi solo attività di manutenzione e dismissione di piattaforme esistenti ma permetterebbe anche la realizzazione di nuovi pozzi di estrazione. Non sarebbero quindi valide le rassicurazioni fornite dallo Sviluppo economico sul rispetto del divieto di tali operazioni entro le acque territoriali italiane, le famose 12 miglia. Oltretutto verrebbero anche prevaricate le competenze delle Regioni. E’ il senso di una mozione trasversale presentata oggi alla Camera. A rappresentare i primi firmatari sono gomito a gomito al tavolo Pippo Civati di Possibile, Serena Pellegrino e Filiberto Zaratti di Sinistra italiana, Samuele Segoni di Alternativa libera. In sala, invece, sono seduti Massimo De Rosa, deputato M5s, Gianni Girotto, senatore M5s, e Dario Ginefra, deputato Pd: tutti e tre prendono la parola, seppur con accenti differenti, in accordo con la denuncia dei firmatari della mozione.

La richiesta comune è di rivedere la norma, restituire diritto di parola alle Regioni e procedere davvero a un’uscita dai fossili non solo nelle parole ma anche nei fatti, ma le strategie politiche sono diverse. Per i firmatari della mozione –Si, Possibile e Al– c’è l’invito ad unirsi a loro; per De Rosa la promessa di valutare la firma della mozione, ricevuta solo oggi e quindi ancora da leggere, con l’opzione di produrre ‘in purezza’ M5S un atto analogo “perché come contenuti ci siamo”; per Ginefra, che precisa di parlare a titolo individuale spiegando di condividere la richiesta di modifica “con altri colleghi”, la volontà di avere “un ruolo attivo per orientare il gruppo Pd ad ascoltare quantomeno il grido d’allarme”.

LA DENUNCIA: “CON LA MODIFICA DEL PROGRAMMA DI LAVORI SI PUO’ ELUDERE IL DIVIETO DI NUOVE COSTRUZIONI”

Come spiega Enzo Di Salvatore, professore di diritto costituzionale, co-fondatore del Coordinamento nazionale No Triv ed estensore dei quesiti per il referendum sulle trivelle dello scorso anno, con il decreto ministeriale pubblicato il 3 aprile scorso in Gazzetta ufficiale, quello che riporta il disciplinare in questione, “nonostante quel che dicono governo e ministero dello Sviluppo economico si consentirà la possibilità che società petrolifere che abbiano già una concessione in essere possano chiedere la modifica dei programmi dei lavori e quindi la costruzione di nuove piattaforme petrolifere oppure nuovi pozzi“. Il ministero dello Sviluppo nega e spiega che “serve solo a portare a esecuzione il programma già approvato 10 o 20 anni fa e che sarebbe necessario alla procedura di ripristino ambientale, quindi allo smantellamento delle piattaforme”, prosegue Di Salvatore. Invece “non è così”, sottolinea, perché l’art. 15 del dm ha tre commi: il secondo e il terzo dicono quel che sostengono governo e ministero, “ma il primo comma allude esattamente alla possibilità della modifica del programma dei lavori“, e “se ci fosse solo mera esecuzione” del programma “non ci sarebbe nessuna necessità di autorizzazione da parte del ministero”, spiega il giurista. Stando così le cose, benché nelle 12 miglia siano vietate nuove concessioni, potendosi quindi solo completare il programma annunciato, “con la modifica del programma dei lavori si elude il divieto” aggiungendo altre opere a quanto dichiarato, prosegue di Salvatore.

Inoltre “il decreto indebolisce la partecipazione delle Regioni” perché “anche se il referendum ha mancato il quorum, la Legge di Stabilità ha recepito il contenuto del quesito”, quindi hanno vinto sul punto “che quando il governo cerca l’intesa con le Regioni deve raggiungere un accordo che non sia di facciata”. Ora, però, “non avrebbero più alcun potere, quindi questo decreto viola le prerogative costituzionali delle Regioni“, prosegue Enzo Di Salvatore, professore di diritto costituzionale, co-fondatore del Coordinamento nazionale No Triv ed estensore dei quesiti per il referendum sulle trivelle. Da questo punto di vista “il consiglio regionale della Basilicata ha all’ordine del giorno una mozione con la quale impegna la giunta a proporre ricorso di fronte al Tar Lazio” contro il decreto del Mise, “e credo che analoga misura verrà adottata anche dalla Regione Veneto”, dice Di Salvatore. Il Veneto, spiega il giurista, è coinvolto in quanto nel golfo di Venezia (come per il golfo di Napoli, quello di Salerno, le isole Egadi) sono vietate le estrazioni ma “lo Sblocca Italia aveva previsto che lì potessero esserci progetti petroliferi sperimentali” ma solo “d’intesa con la Regione Veneto: questo decreto invece prevede sia sufficiente il mero parere” e “ancora una volta una prerogativa costituzionale delle Regioni viene calpestata”, conclude Di Salvatore.

di Roberto Antonini, giornalista professionista

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»