Coronavirus, 21 luglio: “I rom nei campi temono il contagio, comune di Roma pensi a delle case”

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ROMA – “Che io sappia non si sono registrate febbri o influenze nelle baraccopoli, ma non lo escludiamo, perche’ non le abbiamo mappate tutte. In ogni caso all’interno dei campi non ci sono presidi sanitari e i campi sono lontani da strutture ospedaliere, quindi e’ tutto molto piu’ complesso”. Cosi’ Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, intervistato dall’agenzia Dire sulla situazione dei campi rom a Roma in questo periodo di emergenza legato al Coronavirus.

All’interno delle baraccopoli c’e’ molta paura e preoccupazione– prosegue Stasolla- perche’ non hanno a disposizione molte notizie, se non quelle che apprendono dalla televisione. Si e’ sfibrata anche tutta quanta la solidarieta’ interna, perche’ si ha paura del contagio tra famiglie, e questo e’ il motivo per cui si sono aggravate le situazioni di alcuni nuclei familiari”.

La paura a volte si trasforma poi in panico, perche’- aggiunge- quando non si hanno certezze e informazioni precise si vive con uno stato di ansia estremante elevato. Sono assolutamente coscienti della portata di questa epidemia, ma hanno bisogno di mangiare e di lavorare. Quindi la loro vita piu’ di tanto non puo’ cambiare”.

Non prosegue tra i rom l’attivita’ di rovistaggio perche’ “di fatto non c’e’ la possibilita’ di vendere- fa sapere il presidente della 21 luglioQualcuno continua a chiedere le elemosina, chi puo’, anche se e’ molto difficile perche’ per strada non c’e’ nessuno. È un circolo vizioso: si esce pero’ il lavoro non c’e’, ma poi bisogna tornare a casa con qualcosa da mangiare”.

Sono bloccate anche “tutte le loro attivita’ tipiche, come la vendita di rame nei mercatini- aggiunge Stasolla- Il problema aggiuntivo e’ che sono in assenza di risorse e in una condizione igienico-sanitaria gia’ precaria, che li poterebbe esporre ad un fortissimo rischio nel caso si dovesse verificare solo un semplice contagio”.

Ma i rom devono comunque “procacciarsi cose da magiare, questo e’ il problema. Vivendo di lavori informali e con un guadagno quotidiano che gli consente di mangiare, se uno non esce muore di fame. Anche perche’ nei conteiner non ci sono frigoriferi o dispense dove conservare. Non potendo lavorare stanno andando nella direzione di situazioni drammatiche, dov’e’ c’e’ la necessita’ di avere beni di prima necessita’, visto che si tratta di famiglie spesso molto numerose”.

A questo si aggiunge “il sovraffollamento, la mancanza di acqua in alcuni insediamenti e situazioni igienico sanitarie precarie– prosegue- con accumuli di rifiuti e fogne che non sono sempre funzionanti”.

La popolazione rom e’ generalmente affetta dalle cosiddette ‘malattie della poverta”, dovute ad una scarsa disponibilita’ economica abbinata ad una dura vita all’aperto.

“Spessissimo si registrano bronchiti, diabete, problemi al cuore- fa sapere Stasolla- E questo e’ un problema che li esporrebbe ad un maggior rischio, visto che il virus colpisce soprattutto chi non sta in perfetta salute. La loro aspettativa di vita, poi, e’ di 10 anni in meno rispetto al resto della cittadinanza. Quindi i rom, a maggior ragione, potrebbero essere colpiti con piu’ facilita’ da questo nuovo virus”.

La popolazione rom presente nei campi formali e informali e’ di circa 6.050 persone, quella dei campi formali, cioe’ di quelli organizzati dal Comune di Roma, e’ di circa 3.500 persone. Commenta quindi il presidente dell’Associzione 21 Luglio: “Se l’Organizzazione mondiale della Sanita’ guarda all’Africa con molta attenzione, non si capisce perche’ il Comune di Roma non debba guardare con altrettanta attenzione a queste baraccopoli, che sono luoghi dove non c’e’ alcuna garanzia di sicurezza e non esiste nessun dispositivo predisposto alla prevenzione del virus”.

Per Stasolla e’ arrivato “veramente il momento di superare le baraccopoli, in forza anche del fatto che il decreto del governo impone, laddove serve, di requisire immobili, cosi’ come si sono sbloccati miliardi per la prevenzione. Nei campi esistono situazioni che sono delle bombe ad orologeria e l’unico modo per disinnescarle e’ requisire immobili, ripeto, superando finalmente queste baraccopoli. Non vedo altra soluzione possibile”.

Qualcuno potrebbe pero’ storcere la bocca sul mettere a disposizione immobili alla popolazione rom… “Stiamo vivendo un’emergenza e il governo sta prendendo tante decisioni che in tempi normali non avrebbe preso– risponde- Ci troviamo in un momento straordinario, vanno fatte scelte straordinarie, perche’ se non le facciamo sara’ peggio per tutti. Dobbiamo entrare in una logica nuova, e’ una pandemia, siamo tutti sulla stessa barca e non puo’ esserci una differenziazione di tipo etnico o razziale, al di la’ del pensiero di ognuno. Le distinzioni cadono e devono cadere se vogliamo il benessere di tutti. Il virus e’ molto democratico e dobbiamo rispondere democraticamente- conclude- altrimenti non se ne esce”.

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20 Marzo 2020
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