VIDEO | Sicurezza nei Parchi: “In Natura non esiste rischio zero”

"Gli Enti Parco non sono competenti sulla sicurezza dei visitatori, serve preparazione"
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ROMA – L’ultima è stata la tragedia del Raganello in Calabria, costata la vita a dieci escursionisti giunti impreparati e senza le giuste attrezzature nelle gole sconvolte dalla piena del torrente. Quando si verificano drammi del genere a finire sul banco degli imputati spesso sono i responsabili dell’ente parco. Però “i parchi non hanno competenza sulla sicurezza dei visitatori”. Lo dice Giampiero Sammuri, presidente Federparchi – Europarc Italia, a margine del convegno ‘La sicurezza dei visitatori e il ruolo delle Aree Protette’, oggi a Roma.

Fruire i Parchi in piena sicurezza, sviluppare un turismo responsabile e sostenibile con la tutela della biodiversità e il rispetto degli habitat: questi i principali temi dell’incontro. “I parchi non hanno competenza sulla sicurezza dei visitatori, possono interdire alcuni tratti del parco ma per motivi di tutela naturalistica“, spiega Sammuri, ad esempio per proteggere una specie particolarmente importante o a rischio. Insomma, “il motivo naturalistico è ammesso ma quello relativo alla sicurezza non è competenza dei parchi”. Ma se succede qualcosa l’ente parco ci va di mezzo. Nel suo intervento Vincenzo Pezzella, consigliere Corte di Cassazione, “ha detto che quando succede un evento disastroso, magari con la morte delle persone, i giudici ‘pescano a strascico’, nel senso che l’avviso di garanzia lo mandano a tante persone, anche ad alcune che poi non avranno alcuna conseguenza di tipo penale- riferisce il presidente Federparchi- In questo caso vengono coinvolti anche i presidenti dei parchi, noi però riteniamo che a prescindere non andrebbero inseriti nel registro degli indagati per il motivo che non hanno competenze dirette sulla sicurezza”.

Il fatto è che nella natura qualche rischio c’è sempre. “Per fortuna nella natura ci sono gli animali, i fiumi, i torrenti, le rocce e così via- prosegue Giampiero Sammuri, presidente Federparchi – Europarc Italia- Questa è la natura e quando si va nella natura deve sapere che può succedere un evento che possa comportare un danno alle persone. Un esempio banale, la puntura di un calabrone che può determinare uno shock anafilattico: la persona che ha di questi problemi deve sapere che se va nella natura può succedere. D’altra parte, non è che per mettere in sicurezza dallo shock anafilattico della puntura dei calabroni possiamo passare il napalm e il ddt in un parco per eliminare il rischio di una puntura”.

Insomma, “si deve sapere e manifestare comportamenti che portano ad avere meno rischio: il rischio zero in natura non esiste, esiste il rischio”, precisa Sammuri. Può essere utile allora procedere a una specifica e maggiore formazione delle guide.

“I parchi, pur non avendo la competenza sulla sicurezza delle persone possono però dare un contributo alla informazione e le guide sono il veicolo migliore- dice il presidente Federparchi- Una guida può educare, contribuire a informare il visitatore sui rischi che sono potenziali nel parco” e spiegare che ci sono alcune necessità quando si vuole fare un’escursione, “dal dotarsi delle scarpe adatte, l’acqua che bisogna sempre portare con sé, i bastoni quando possibile”, fino a informazioni sulle condizioni meteo. Insomma, un’azione “di diffusione di informazioni e di educazione”, perché “a mio giudizio la responsabilità di un evento traumatico in natura sta sempre molto dalla parte di chi subisce il danno- conclude Sammuri- la prudenza e l’equipaggiamento idoneo limitano fortemente il rischio”. Serve “il necessario rispetto della natura”.

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