Report Consiglio Grande e Generale, del 19 marzo

Il Progetto di legge “Modifiche alla Legge Elettorale”, presentato dai gruppi consiliari di opposizione, RETE, MDSI, PDCS, PS e PSD, è al centro del dibattito consiliare di oggi pomeriggio
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Sulla proposta di legge, arrivata in Aula in prima lettura, sono 54 gli iscritti ad intervenire, a dimostrazione di quanto sia sentito l’argomento, anche alla luce del contestuale quesito referendario di cui è imminente l’emissione del Decreto Reggenziale per la sua celebrazione entro maggio. A presentare il Pdl è il consigliere Pdcs Pasquale Valentini, che dà lettura della relazione illustrativa, quindi puntualizza che “la proposta di legge non intende stravolgere il sistema elettorale disegnato dalla Legge Qualificata n.1/2007 ma perfezionarlo- sottolinea- rimediando ai difetti che si sono manifestati nella sua applicazione concreta nell’attuale situazione politica sammarinese”. Francesco Mussoni, Pdcs, sottolinea come il sistema attuale per i proponenti sia squilibrato: “Noi facciamo la proposta nel momento in cui il governo è abbastanza inconcludente nella sua azione, in una fase in cui al ballottaggio ha votato il 16% in meno degli elettori del primo turno, e con un 25% dei consiglieri che è stato tolto nei gruppi dal primo turno”. Nel mirino quindi il ballottaggio, “una stortura- evidenzia Mussoni- anche se legale”. Per Alessandro Mancini, Ps, la legge attuale “permette a questa coalizione di avere stabilità ma non certo governabilità”. E ne rimarca i limiti: “Prendete il vostro programma di governo- manda a dire- e ditemi in due anni cosa avete fatto di quel programma elettorale”. Voce fuori dal coro, in minoranza, quella di Dalibor Riccardi, Gruppo misto ,che boccia Pdl e il quesito referendario perché “tolgono la possibilità ai cittadini di essere pienamente legittimati a votare in modo trasparente rispetto a programmi e coalizioni che devono essere costituite”.

Dalla maggioranza, gli intervenuti si dicono contrari al Pdl, così come al quesito referendario, mentre difendono l’attuale legge elettorale. “Fin quando alle elezioni vinceva la coalizione guidata dalla Dc, la legge andava bene- fa notare Enrico Carattoni, Ssd- quando non ha più vinto allora la legge è diventata piena di limiti e va rivista”. Ma il Pdl delle opposizioni viene bocciato dal consigliere come “cervellotico e lacunoso”. Per Fabrizio Perotto, Rf, i gruppi di opposizioni di fatto vogliono “tornare al medioevo”:“Gli estensori del Pdl e del referendum- denuncia- vogliono togliere potere decisionale ai cittadini e dare mandato ai partiti di formare il governo a loro piacimento, facendo accordi post voto”. Per Matteo Ciacci, C10 “la chiarezza prima del voto e il rispetto della volontà degli elettori sono elementi da sancire in maniera indelebile” e lo slogan antireferendario ‘no ballottini’, spiega, “è collegato a questa posizione politica”. Il capogruppo dei civici annuncia poi in Aula la proposta fatta poco prima ai gruppi di minoranza, quella di “Poter avviare un tavolo istituzionale dedicato al confronto sulla legge elettorale”, per giungere a una proposta di riforma della legge elettorale condivisa. Dalle file dell’opposizioni c’è apprezzamento per la proposta, purché al tavolo- puntualizzano- sia rispettato quanto espresso dal quesito referendario. Il dibatitto proseguirà in seduta notturna.

Nel pomeriggio inoltre sono stati ratificati i decreti all’ordine del giorno, di natura tecnica: il Decreto delegato n.176 – Disposizioni in materia di accesso all’attività degli enti creditizi e di vigilanza prudenziale e supplementare sul settore finanziario in recepimento della direttiva 2002/87/CE, della direttiva 2013/36/Ue e del relativo regolamento Ue 575/2013; il Decreto Delegato n.183 Educazione continua in medicina (ECM), il n. 22. Targhe di immatricolazione dei veicoli ad alimentazione elettrica;il Decreto Delegato n.29 Regolamentazione del Centro Europeo per la Medicina delle Catastrofi e delle maxi emergenze (CEMEC), infine il n.40 Modifica dell’articolo 39 della Legge 24 dicembre 2018 n.173 – Differimento dei termini per la semplificazione delle procedure di certificazione dei ricavi nei confronti di soggetti privati.

Di seguito un estratto degli interventi odierni.

Comma 14. Progetto di legge “Modifiche alla Legge Elettorale” (presentato dai Gruppi Consiliari di RETE, MDSI, PDCS, PS e PSD) (I lettura)
Pasquale Valentini, Pdcs, dà lettura della relazione al pdl.
“La Legge Qualificata 11 maggio 2007 n. 1 era stata progettata per un sistema sostanzialmente bipolare verso quale si voleva indirizzare la politica sammarinese
di allora. Il dato odierno, cile vede il moltiplicarsi delle coalizioni e una palpabile ritrosia delle forze politiche a formare coalizioni vaste prima delle elezioni, ha evidenziato i limiti della legge con l’imporsi quasi inevitabile del ricorso al secondo turno di ballottaggio. Se al ballottaggio si unisce poi il premio di stabilità, si può arrivare, come nel caso dell’ultima tornata elettorale, ad un effetto veramente distorsivo: uno spostamento di 15 consiglieri su 60 (pari al 25%). Si crea così un forte disequilibrio delle forze rappresentate a vantaggio di quelle che, vincendo il ballottaggio, conquistano lo spropositato premio che ne consegue, alterando significativamente la rappresentatività delle stesse rispetto al primo turno.
Il prezzo pagato per la c.d. governabilità, in termini di compromissione della rappresentatività del Consiglio Grande e Generale, è tale da ledere i principi fondamentali che devono caratterizzare un sistema elettorale pienamente democratico, quell’equilibrio tra esigenze di governabilità e esigenze di rappresentanza che è indicato, con specifico riferimento ai premi di stabilità, come elemento necessario della disciplina elettorale di un sistema democratico. Come ha osservato la Corte costituzionale italiana, dichiarando illegittimo il sistema di ballottaggio introdotto dalla legge elettorale nota con il nome ltalicum (sent. n. 35 del 2017), «in una forma di governo parlamentare, ogni sistema elettorale, se pure deve favorire la formazione di un governo stabile, non può che esser primariamente destinato ad assicurare il valore costituzionale della rappresentatività». Il ballottaggio previsto dalla legge qualificata 1/2007 può generare invece effetti perversi in termini di rappresentatività, così come si sono resi palesi anche nelle elezioni più recenti. Il Progetto di Legge che oggi si sottopone al Consiglio Grande e Generale intende superare i limiti rilevati attraverso una strategia chiara e trasparente.
Si propone infatti che, se a seguito del primo turno elettorale nessuno schieramento ha conquistato la maggioranza assoluta dei voti o almeno 30 seggi, venga affidato alla Reggenza un ruolo attivo nel tentativo di formare una maggioranza. La soluzione proposta è quella che la Reggenza conferisca alla coalizione di liste o lista che abbia raggiunto la maggioranza relativa dei voti, un mandato di 15 giorni al fine di formare una alleanza di governo che goda della maggioranza assoluta nel Consiglio Grande e Generale, senza usufruire di alcun premio di stabilità, attraverso l
accordo con altra lista o coalizione di liste sulla base dei seggi ottenuti al primo turno, fatto salvo che liste o coalizioni di liste mantengano la forma aggregativa con cui si sono presentate. Nel caso in cui questo primo tentativo abbia esito negativo, la Reggenza deve conferire analogo mandato alla coalizione di liste o lista che sia arrivata seconda nella consultazione elettorale del primo turno. Solo se entrambi i tentativi avranno avuto esito negativo, si dovrà effettuare necessariamente un secondo turno elettorale, con il ballottaggio fra le due coalizioni di liste o liste maggiormente votate al primo turno, secondo la disciplina elettorale attualmente in vigore.

Come risulta risulta evidente, la proposta di legge non intende dunque stravolgere il sistema elettorale disegnato dalla Legge Qualificata n.1/2007 ma perfezionarlo, rimediando ai difetti che si sono manifestati nella sua applicazione concreta nell’attuale situazione politica sammarinese. Le modifiche proposte completano la legge in vigore: con esse si introduce soltanto la previsione di una fase politica da inserire tra i due turni elettorali, in modo da rendere il secondo turno di ballottaggio un’eventualità di extrema ratio, a cui ricorrere se, e soltanto se, non sia stato possibile raggiungere al primo turno la maggioranza richiesta e tale maggioranza non sia stata raggiungibile nemmeno con un accordo successivo tra le forze politiche che hanno già avuto la possibilità di accertare la consistenza del proprio consenso popolare nel primo turno. Sono modifiche tutte rivolte ad un obiettivo circoscritto e omogeneo: favorire la formazione di coalizioni di governo stabili attraverso il maggior equilibrio possibile fra esigenze di rappresentatività e di governabilità.
Non possiamo ignorare che questo pdl nasce in un contesto per referendum che è pronto per essere celebrato. La Reggenza ha comunicato nell’incontro con i capigruppo che si impegna a emanare il decreto apposito per celebrare il referendum in modo tale che non entri in conflitto con le elezioni delle giunte di Castello. La legge non nasce quindi per stravolgere la legge esistente ma perchè non sia compromessa, con il ballottaggio, la rappresentatività delle forze espressa al primo turno. Quel raccordo che si raggiuge non altera in nessun modo, con eventuali altri premi, il numero di seggi che ogni forza ha raccolto al primo turno. Siamo davanti a un bivio chiaro: celebrare il referendum o modificare la legge in vigore, in modo tale che il referenum non abbia motivo di essere celebrato perché già accolto da una legge del Consiglio Grande e Generale.
Guerrino Zanotti, Sds Affari Interni
Il dibattito su questo Pdl, che riformula il quesito referendario per il quale la Reggenza ha già dichiarato di emettere il decreto per la sua celebrazione entro maggio, si inserisce oggi in un quadro più stabile in termini di normativa elettorale. Ma va ripercorso un minimo di storia politica del nostro paese fino al 2007, anno di entrata in vigore della legge elettorale attuale, in un quadro di forte instabilità con governi di durata minima, anche di mezza giornata. Quella legge conteneva già nel suo titolo l’essenza del suo contenuto: ‘Disposizione per la valorizzazione della volontà dei cittadini e per la parità’. Nel titolo risiede l’alto livello di democrazia che quella legge elettorale ha introdotto nella Repubblica di San Marino: la possibilità di presentarsi con un programma di governo condiviso da coalizioni prestabilite, coalizioni che si presentano alla cittadinanza chiedendo il voto per governare. Il voto quindi viene richiesto su precisi programmi elettorali e su squadre già formate. Il valore aggiunto di potere esprimere il proprio voto, rispetto a programmi elettorali chiari, condivisi da gruppi di liste, va nella direzione di semplificazione del quadro politico. Oggi viene letto piuttosto quasi come un ostacolo, ma è valore aggiunto. Sono state costituite coalizioni che hanno condiviso programmi di governo, c’è un quadro semplificato. Tra l’altro è previsto anche lo sbarramento che aumenta con l’aumentare del numero di liste che si presentano.
Al contrario, questo quesito referendario e questa legge vanificano di fatto la valorizzazione della volontà dei cittadni, con la proposta di costituire coalizioni dopo il voto. E’ svilente rispetto ai principi contenuti dalla norma vigente oggi. E non si capisce perchè si devono fare apparentamenti tra primo e secondo turno, se non si sono fatti prima.
Enrico Carattoni, Ssd
Questo è un progetto di legge politico. Non credo esista luna egge elettorale perfetta e per sempre. A questa legge elettorale si è giunti come legge di iniziativa popolare, che le forze di questa maggioranza non hanno contribuito a votare. Credo poi che la Dc si astenne rispetto a questa legge. Fin quando però alle elezioni vinceva la coalizione guidata dalla Dc, la legge andava bene, quando non ha più vinto allora la legge è diventata piena di limiti e va rivista. Il Pdl discusso oggi è cervellotico e ha lacune.
Al primo turno, se una coalizione ottiene la maggioranza di voti, ottiene comunque un premio di maggioranza di 5 consiglieri. Nel caso si arrivi a un secondo turno, con la possibilità di mediare sottobanco, come interviene in questo senso la norma antiribaltone? Chiedo ai promotori di questa legge: il vostro intendimento è lasciare la norma antiribaltone anche per i governi che si formano al secondo turno? Secondo punto: Nella precedente legge elettorale, quando si faceva un accordo dopo le elezioni, doveva essere comunque presentato un programma di governo. La fiducia su che cosa viene chiesta oggi?
Noi riteniamo questa legge elettorale possa essere corretta, ma ricordiamo che i consiglieri Ps e Psd la votarono. Quali sarebbero i benefici di questa modifica alla legge elettorale che proponente?Infine, sulla possibilità di accorpare il quesito con le elezioni delle giunte di Castello: sulla base delle norme, penso non sia consentito, ma andare a votare due volte in sei mesi è gravoso da un punto di vista economico, credo quindi che l’accorpamento sia da considerare in un momento come questo. C’è disponibilità da parte nostra a rivedere la legge, purché non si stravolga e non si voglia tornare al passato.
Teodoro Lonfernini, Pdcs
Parlare di questa legge e di questi argomenti è di fatto il nostro pane quotidiano. Sono rimasto un po’ deluso perchè il ragionamento sulla legge elettorale e sulle istituzioni era un impegno preso dalla vostra coalizione e governo. La legge elettorale risale al 2007, un periodo di tempo recente, ma non è stata funzionante nel nostro Paese fin dall’inizio: abbiamo costruito una legge espressione di un bipolarismo puro. Noi dal 2006 in avanti abbiamo di fatto una tornata elettorale in cui ci sono più poli, per cui abbiamo superato la funzionalità effettiva della legge del 2007 quasi immediatamente. Se poi guardiamo a tutte le modifiche fatte alla legge, come pensiamo che rappresenti la volontà popolare? Modificare una legge elettorale che consenta di poter funzionare meglio nello svolgimento della tornata elettorale, tra il primo turno, dove si ha massima espressione della rappresentantività, e nel periodo successivo, chiedere da parte della Reggenza che chi ha raggiunto la maggiore rappresentatività possa formare una coalizione stabile credo sia un buon lavoro per nostra la legge elettorale. Spaventa invece che si abbia timore di non approvare un elemento migliorativo a una legge elettorale che di fatto non funziona dalla sua origine. Rinunciate alla logica di patto di potere che vi siete attribuiti, allora anche i vostri elettori potranno intravvedere una vostra buona azione.
Fabrizio Perotto, Rf
Forse Lonfernini si dimentica che nel 2007 è stato previsto il ballottaggio, forse quindi non si è considerata solo una logica bipolare. Una legge elettorale perfetta non esiste, la nostra legge può essere migliorata, ma non stravolta come previsto da questo Pdl, che se rimarrà tale, non lo voterò. E’ infatti l’esatto contrario del modello elettorale che ho in mente. Il sistema maggioritario dà meglio conto della volontà del cittadino, ma un modello completamente maggioritario è possibile solo a fronte di due coalizioni. Nel nostro sistema il cittadino vota candidato, lista, coalizione e programma di govenro, si sceglie una maggiroanza a garanzia di stabilità e non sono possibli ribaltoni. Non è tutto perfetto, qualche accorgimento si può apportare, vedi la preferenza unica voluta dai cittadini nel 2016, che ha concentrato in pochi candidati un gran numero di voti. Ma è un falso problema, il ritorno al proporzionale puro sarebbe una follia: se da un lato il cittadino ha la sensazione di essere più rappresentato, dall’altro i partiti avrebbero in mano il pallino. E’ un sistema da cambiale in bianco che rifuggo.
Perchè allora modificare una legge elettorale che funziona bene? Perchè i partiti non dovrebbero dichiarare con chi vogliono governare e con che programma? Gli estensori del Pdl e del referendum vogliono di fatto togliere potere decisionale ai ciattadini e dare mandato ai partiti di formare il governo a loro piacimento, facendo accordi post voto. Le alleanze ante-voto sono decisioni difficili, ma sono più chiare ed oneste. Il cittadino è al centro del voto e non uno spettatore non pagante. Questo pdl ha un’altra stortura: da domani le coalizioni non esisteranno più perché non fanno comodo a nessuno e tutti i ‘cespugli’ avranno la voce del padrone, i programmi saranno carta straccia…. a me non va di tornare a questo medioevo. Ai promotori del referendum ed estensori del Pdl, coloro che si collocano all’opposizione, dico che la mia idea di democrazia rappresentativa è molto lontana dalla loro. Ci confronteremo se il pdl verrà respinto, ci confronteremo anche nel percorso referendario.
Dalibor Riccardi, Gruppo Misto
Questo pdl e il quesito referendario tolgono la possibilità ai cittadini di essere pienamente legittimati a votare in modo trasparente rispetto a programmi e coalizioni che devono essere costituite. Assolutamente Res non condividerà e non sosterrà alcun tipo di referendum nè questa proposta normativa. Non condivide la totalità delle scelte portate avanti dal governo, ma non ritiene lo strumento referendario sia un modo per bypassare un dictat governativo.
Rispetto a un partito che ha sottoscritto questa proposta di modifica di legge, partito che io ho deciso di abbondonare per l’incoerenza dimostrata, ovvero il Psd, vedo che non è assolutamente cambiato modo e metodo. Dal Psd è nata la vecchia legge e dal Psd viene la sua bocciatura. Ciò lascia allibiti e deve far riflettere gli elettori. Li ringrazio perché con questo atto hanno legittimato ampiamente la mia fuoriuscita. Non è con i referendum che si cambiano governi. Questa legge ha sicuramente dei imiti, nelle preferenze per esempio, ma la trasparenza che si deve avere con i cittadini non deve essere toccata.
Matteo Ciacci, C10
Non possiamo nascondere lo status attuale della politica che ha sempre messo in discussione il voto elettorale di due anni fa, non legittimando- da parte degli esponenti di opposizione- il risultato del ballottaggio. La proposta normativa nasce quindi dalla difficoltà nel riconoscere la vittoria elettorale del dicembre 2016. E’ comunque legittimo porre in essere proposte di legge e referendum, ma non si possono scollegare queste azioni dal contesto.
La legge elettorale attuale era nata per contrastare la deriva degli anni 2000 in cui partiti avevano mano libera nel fare e disfare governi, con crisi a ripetizioni. Il tema della governabilità e della chiarezza rispetto la cittadinanza delle scelte politiche di ogni forza erano il focus. Avere la correttezza e responsabilità di scelte politiche prima del voto è un valore molto importante cui non vogliamo rinunciare. Nel corso della campagna elettorale 2016, la nostra forza politica si alleava con Ssd e Rf: siamo stati criticati aspramente per la nostra scelta che abbiamo difeso con tutte la forza, ma lo abbiamo fatto alla luce del sole. Lo abbiamo fatto senza timore di scendere nel dettaglio del programma di governo. La chiarezza prima e il rispetto della volontà degli elettori sono elementi che vogliamo sancire in maniera indelebile. Lo slogan ‘no ballottini’ è collegato a questa posizione politica. Non apprezzo il fatto che due forze politiche si presentino per esempio in due coalizioni diverse, con due programmi diversi, con modalità di interpretare la campagna elettorale diverse. E poi, terminato il primo turno, si ritrovano con un accordo sottobanco, con un ballottino, insieme. E’ molto meno rispettoso e inaccettabile. Altrimenti torniamo come in passato, quando governi venivano fatti a tavolino dopo il voto. Gli assetti politici sono cambiati, ma ci sono possibilità diverse per intervenire e fare modifiche. Sarebbe troppo facile per qualche forza politica non dichiarare prima l’esigenza di poter creare coalizioni comuni al primo turno, e farle solo dopo. Civico 10 ha pagato elettoralmente, per esempio, determinate scelte, ma pensiamo che confronto, sintesi e compromesso siano elementi importanti in politica, e la cittadinanza poi ci ha premiato. Oggi la maggioranza ha proposto, qualche ora fa, alle forze di opposizione di poter avviare un tavolo istituzionale dedicato al confronto sulla legge elettorale, perché abbiamo una legge in prma lettura e un quesito referendario per una potenziale campagna referendaria- dico potenziale perché sarebbe auspicabile un confronto tra le forze per effettuare correttivi. Oggi la maggioranza non si presenta sguarnita, ma propositiva all’ esigenza di avviare un tavolo istituzionale per affrontare in primis il tema della legge elettorale e auspichiamo un confronto serrato e costruttivo che poi potrà ampliarsi anche su altre tematiche, da affrontare in maniera sfumata in questi anni di legislatura, dallo statuto dell’opposizione alla Reggenza di garanzia. Detto questo, restano le divisioni in termini di merito sulla vostra proposta che sono evidenti.
Alessandro Mancini, Ps
Tutte le leggi sono migliorabili, figuriamoci la legge elettorale. Ho vissuto il cambiamento della legge elettorale del 2007, ero Reggente e firmai la legge elettorale, ricordo le esigenze della politica di llora e allora fu un buon prodotto. Il problema era sorto sul sistema bipolare, la legge era nata su quel principio. Purtroppo oggi quel modello non è più applicabile: la nascita dei movimenti, la frammentazione dei partiti e tutta una serie di coordinate diverse rispetto la fotografia che ha portato a quella legge. Secondo noi e i promotori del quesito c’è esigenza di intervenire e non per stravolgere la legge elettorale attuale, è falso. Rimangono le coalizioni, lo sbarramento, la possibilità per le liste di correre da soli e rimane il ballottaggio, qualora dopo il primo turno non vi sia possibilità di dar vita al governo.
Così come è pericoloso confondere governabilità e stabilità, due cose molto diverse. Questa legislatura ce lo rappresenta in maniera cristallina. Questa legge permette a questa coalizione di avere stabilità ma non certo governabilità. Prendete il vostro programma di governo e ditemi in due anni cosa avete fatto di quel programma elettorale. La proposta di questa legge è interessante e va a correggere delle distorsioni evidenti, non per ultimo anche la questione delle poche preferenze dei consiglieri eletti. E’ vero che la preferenza unica ha ridotto il numero di preferenze e altrettanto vero è che ci sono consglieri rimasti fuori con 130 preferenze e altri eletti in Consiglio con 30 preferenze. Preferiamo che il dialogo oggi ufficializzato tra maggioranza e opposizione possa produrre effetti, si possa arrivare a modificare l’attuale legge elettorala nel rispetto del quesito referendario e magari con altri correttivi di argomenti diversi non oggetto del quesito. Spiace Ciacci che vuoi prenderti paternità del tavolo istituzionale e dimentichi di dire che avevi chiesto tempo e di andare a celebrare il referendum a novembre.
Alessandro Bevitori, Ssd
Ringrazio l’opposizione per aver presentato un Pdl dando un contributo, anche se sarebbe meglio che arrivasse qualcosa di più utile e urgente, ma mi sembra un buon inizio.
Perchè siamo arrivati a questa legge elettorale? Perché dopo anni di governi costruiti nelle sedi dei partiti, in segrete stanze dove si riunivano i capi bastone, abbiamo avuto anni e anni di instabilità. Quindi la legge del 2007, nessuno ha mai manifestato problematiche di nessun tipo e oggi vengono fuori tutti i problemi. Per quale motivo? Per un calcolo aritmetico.
Oggi sarebbe bello che la legge elettorale venissa condivisa, per questo la maggioranza si è fatta promotrice per un tavolo di confronto che porti a una legge più condivisa possibile e che riceva le necessità di tutte le forze politiche. Chi vuole il sistema proporzionale oggi sa benissimo di venire incontro a ingovernabilità e immobilismo. Oggi si vuole unire due partiti che si mettono insieme dopo il voto e si mettono d’accordo di governare anche se nel proprio programma su un determinato argomento una diceva A e l’altra diceva B. E’ questa la drammaticità della proposta. Non può essere fatto un governo sulla testa dei cittadini. Se due forze politiche vogliono unirsi dopo il primo turno, ci deve essere un nuovo passaggio alla cittadinanza. Non può essere che due leader di due partiti diversi si mettano insieme. Non lo accetteremo mai. Ssd intende rispettare la volontà degli elettori.
Francesco Mussoni, Pdcs
Per l’intervento di Bevitori e Ciacci sono rincuorato. Nonostante si tenti una posizione di orgoglio, c’è un ragionamento intelligente di aprire un tavolo istituzionale. Le opposizioni hanno presentato un quesito referendario ammesso dal Collegio garante, nel rispetto dell’attuale legge elettorale. Se il Collegio non avesse ritenuto il quesito rispondente ai principi dell’attuale legge non sarebbe stato ammesso. Due sono i passaggi: il quesito referendario ammesso dal Collegio Garante, su cui invito a toni pacati. Il secondo passaggio è che l’opposizione ha dato una proposta B: o il referendum o ci mettiamo a sedere al tavolo sulla legge elettorale con una proposta di modifica che riprenda esattamente il quesito e si collochi all’interno della valutazione collegio. Di illegittimo o di contrario alla volontà degli elettori non c’è nulla.
Nel 2007 si arrivava in una situazione in cui non c’era la capacità dei governi di durare. E la legge ha risposto a questo, ma ha irrigidito e portato all’estremo questo passaggio ed è diventata anche un limite alla governabilità ed efficacia dei governi. Noi facciamo la proposta nel momento in cui il governo è abbastanza inconcludente nella sua azione, in una fase in cui al ballottaggio ha votato il 16% in meno degli elettori del primo turno, e con un 25% dei consiglieri che è stato tolto nei gruppi dal primo turno. Per noi è sistema squilibrato. Noi non siamo contrari alle coalizioni, ma ci siamo concentrati sul ballottaggio che abbiamo definito una stortura, anche se legale. Questa è una proposta che vogliamo correggere. Governo e maggioranza non sono colpiti da questa iniziativa che è per il sistema ed è un’iniziativa di riequilibrio. Quello che viene definito ballottino è un correttivo proporzionale e significa evitare quelle forzature che il sistema maggioritario ha portato nel sistema attuale. E non è che chi lo sostiene deve essere tacciato di volere sistemi non trasparenti. Bisogna introdurre elementi di proporzionarlità perché insieme stabilità e governabilità ci sia anche maggior rappresentanza rispetto l’esito elettorale. Certo per la maggioranza dover celebrare il referendum a maggio, con questo clima, può essere un problema, ma allora c’è u piano b, se volete ragionare all’interno delle regole della democrazia.
Mimma Zavoli, C10
Nessuno in maggioranza ha messo in discussione la legittimità di questo Pdl e del quesito referendario e la sua legittimazione del Collegio garante, nessuno lo ha riportato nei suoi interventi. Lungi da noi. I colleghi hanno puntualizzato quelli che, dal nostro punto di vista, sono i punti deboli di questo pdl e della condizione referendaria. Stia pur sereno consigliere Mussoni. Secondo la vostra proposta, la coalizione o il gruppo che raggiunge la maggioranza relativa viene investita dalla Reggenza dalla facoltà per la formazione di una maggiroanza, per 15 giorni. Se il primo tentativo non riesce ad arrivare a una sintesi di maggioranza, la proposta viene riportata alla Reggenza che dà mandato al secondo grippo arrivato alla risultanza delle elezioni, per altri 15 giorni. Se non ci riesce neanche la seconda, si va direttamente al ballottaggio, con ulteriori 15 giorni di preparazione, per un totale di un mese mezzo, dopo la campagna elettorale, il Paese rimarrebbe in stand by in attesa che nelle stanze della politica si verifichino le condizioni per la formazione di una maggioranza. Non credo che l’economicità del tempo sia un punto di forza. Poi, cosa c’è di innovativo in questa proposta? Nulla, c’è invece molto di antico, c’è il sapore di vecchi accordi presi molto prima del mandato preso dalla Reggenza, il rischio di alterazioni nello svolgimento delle elezioni vere e proprie. La popolazione sceglierà al primo turno chi utilizzerà meglio la capacità di parlare ai bisogni e alla pancia della gente. Gli esiti del potenziale referendum potrebbero generare la risposta che qualcuno auspica: quella strisciante o evidentissima di delegittimazione che in moltissimi momenti è stato il fil rouge del rapporto maggioranza e opposizioni.
Iro Belluzzi, Psd
La norma elettorale deve sempre essere legata al contesto storico politco che si sta vivendo per garantire governabilità e rappresentatività. Come appartenente al Psd votai la legge del 2007, in un contesto politico diametralmente opposto a quello che stiamo vivendo, con l’esigenza di garantire governi che potevano governare. Era stagione del bipolarimo, si mirava a creare alternanza democratica tra due poli. L’assurdo è che dall’alternanza democratica tra due poli, la politica è andata incontro a una profonda frammentazione, non solo a San Marino. Non si può restare ancorati ai dogmi del passato, non aver la capacità di rielaborare e di aggiornarsi e riadeguarsi, tenendo fermo il rispetto per la collettività e il paese. Per cui tutto il resto risulta risibile. Con questa logica potremmo essere rimasti agli statuti, ma abbiamo biosgno di riformarci in continuazione in maniera positiva e per comprendere le esigenze del Paese. Altro elemento, il programma di governo presentato agli elettori: sarebbe bello se un soggetto terzo, al di fuori del Consiglio, potesse valutare l’azione di governo e sfiduciare chi non applica il programma. Facile sbandierare il programma come Adesso.sm e poi non raggiungere nulla degli obiettivi prefissati.

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20 Marzo 2019
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