Giustizia, in Cassazione un seminario su complessità giuridica e globalizzazione

Palombello (Sant'Anna): "Su globalità giuridica serve interconnessione temi"
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ROMA – Coordinare e capire come le dimensioni della globalità giuridica interagiscono tra di loro in un’era caratterizzata dalla globalizzazione. Di questo si e’ parlato oggi in Cassazione in un seminario di studio organizzato dal gruppo di ricerca sull’interlegalita’ della Scuola Superiore S.Anna di Pisa, coordinato da Gianluigi Palombella, ordinario di Applied Legal Theory.

Obiettivo: capire come muoversi in uno scenario sempre più frequente di pluralismo giuridico, e in un diritto che va sempre più oltre la sovranità dei singoli Stati.

Esistono un criterio e una prospettiva per comprendere le dinamiche dell’interlegalita’? E come deve muoversi un giudice che ricorre alla globalità giuridica e deve spesso ricorrere al Law without State? Domande cui prova a rispondere un progetto di cui la Scuola Superiore S.Anna di Pisa e’ capofila, insieme all’università della Tuscia di Viterbo, Bicocca di Milano e Luiss di Roma.

Per Giovanni Mammone, primo presidente della Corte di Cassazione, “tutto nasce da un rilievo di carattere empirico: c’e’ un intreccio normativo perché la società oggi tende alla globalizzazione e a superare i confini nazionali”, e’ quindi “ovvio trovarsi di fronte a norme di diversi ordinamenti”.

Mammone ammette che in questo campo “c’e’ ancora molto da lavorare. C’e’ un tentativo di sistemazione che e’ cominciato, tra qualche anno verificheremo le soluzioni parziali a cui siamo giunti”.

L’interlegalita’ e’ “un campo inedito– conferma Enrico Scoditti, consigliere della Corte di Cassazione- che ci impone un diverso modo di pensare”, mentre per Marta Cartabia, presidente della Corte Costituzionale, rappresenta “la complessità del nostro tempo e del diritto attuale. Non servono risposte politiche, ma interamente legali secondo la complessità del diritto”. Dalla presidente della Consulta un riconoscimento al lavoro dei giudici, “che campeggiano come i protagonisti di questa lettura complessa, a dover sbrogliare la matassa sono loro”.

La figura dei giudici e’ presa in esame anche Giuliano Amato, giudice della Corte Costituzionale. “Sono loro- dice- che hanno dentro di sé gli imput che vengono da fuori e gli imput che vengono da dentro. Il giudice può fare solo un bilanciamento, che può essere più o meno sposato. Siamo all’interno dell’UE e sulle esigenze di sicurezza i diritto individuali tendono ad avere punti di bilanciamento diverso a secondo dei Paesi. Se un giudice polacco o ungherese ha un bilanciamento diverso da quello del suo governo lo si mette alla porta, dunque dobbiamo fare i conti con questo. Davanti a queste domande mi fermo – conclude- perché le considero espressione di variabili delle quali un giudice e’ dominus fino ad un certo punto. E messa così, quel giudice non e’ arbitro di decidere il punto di bilanciamento” .

PALOMBELLA (S.ANNA): SU GLOBALITÀ GIURIDICA SERVE INTERCONNESSIONE TEMI

“L’idea del nostro progetto e’ tenere conto delle interconnessioni tra gli oggetti su cui un giudice decide, cioè tenere conto che una stessa materia e’ regolata da diversi ordinamenti in termini funzionali, perché una stessa materia ha da un lato esigenze di giustizia legate ai diritti e contemporaneamente altre legate alla sicurezza”. Lo dice Gianluigi Palombella, ordinario di Applied Legal Theory alla Scuola Superiore S.Anna di Pisa, a margine di un seminario di studio in Cassazione su complessità giuridica e globalizzazione.

“Questo bilanciamento- prosegue Palombella, coordinatore di un progetto sull’argomento- deriva dall’interconnessione di questi temi, che non sono separabili. Ignorare quindi questa interconnessione non produce giustizia. Quello che giudici dovrebbero fare e’ continuare nel perfezionare un ragionamento giuridico capace di tenere conto ciò che proviene dall’esterno anche nel proprio ordinamento”, conclude.

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20 Febbraio 2020
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