Renzi punta a spaccare l’asse tra Conte e Zingaretti e a sostituire tutti e due

L'editoriale di Nico Perrone per DireOggi
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ROMA – Chi si aspettava la rottura tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte dovrà aspettare. Il leader di Italia Viva continua nella sua strategia di mordi e fuggi. Dopo gli attacchi dei giorni scorsi, oggi Renzi si è mostrato ai giornalisti col ramoscello d’ulivo: ho chiesto un incontro a Conte, lo vedrò la prossima settimana.

Tregua? Pace? Chi conosce il senatore di Scandicci non ci scommette. «Sta cercando di rompere l’asse tra presidente del Consiglio e Zingaretti, per tornare ad attaccare più avanti». Insomma, serve tempo, deve arrivare al referendum di fine marzo, quando le elezioni anticipate saranno impossibili. A quel punto tornerà a fare il corsaro, ad assalire ogni vascello governativo che passerà nei paraggi.

Di cosa parlerà con il presidente del Consiglio? «Non sprecherà tempo, l’argomento saranno le 400 nomine», spiega un Dem che sta seguendo la partita. Qualche maligno, infatti, spiega gli attacchi di Renzi di queste ore con il fatto che sia finito, col suo partito quotato al 3 per cento, nella fascia bassa, quella con gli strapuntini riservati a chi si deve accontentare.

Ma il presidente del Consiglio, che in questi due anni ha maturato esperienza di decenni, sembra aver fiutato il rischio. E poi non si fida. Per questo ha già fatto sapere che a breve presenterà il suo nuovo programma di Governo, quello che dovrà essere realizzato da qui alla fine della legislatura nel 2023.

Tra i Dem oggi si è registrato qualche mugugno per l’iniziativa del capogruppo Pd al Senato Andrea Marcucci. Ha riunito il gruppo e alla fine se n’è uscito dicendo che non bisogna rompere con Renzi, che la maggioranza deve rimanere questa e non va cambiata. Una risposta letta come aiuto indiretto e anche come una replica a quanti nel Pd invece con Renzi vogliono fare i conti e buttarlo fuori.

Per non lasciargli spazio di manovra, insieme a Conte, il vertice del Pd spingerà perché il nuovo programma «che dovrà arrivare al massimo tra una settimana», alla fine venga portato in Parlamento e su quello ci sarà un voto di fiducia «proprio per vincolare tutti al rispetto dei patti». Che farà Renzi? Continuerà a parlare di mozione di sfiducia al ministro Bonafede?

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20 Febbraio 2020
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