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Comune Milano, Lega torna alla carica alla Camera su nomina Ciacci

Il deputato del Carroccio Igor Iezzi vuole vederci chiaro e si rivolge a tre ministri per verificare le competenze di Ciacci, capo della polizia locale milanese
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Di Nicolò Rubeis

MILANO – La Lega torna alla carica sulla nomina di Marco Ciacci, comandante della polizia locale del comune di Milano. Il deputato del Carroccio Igor Iezzi, vuole vederci chiaro e dopo aver depositato un’interrogazione nel 2019, si rivolge di nuovo al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, a quello per la pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, e al titolare della Giustizia, Alfonso Bonafede, al fine di promuovere le verifiche di competenze sulla figura di Ciacci, in particolar modo sulla sussistenza dei requisiti professionali e culturali previsti dal regolamento del capoluogo lombardo per tutti i dirigenti provenienti dall’esterno.

Nella seconda interrogazione, in relazione al prolungamento dell’incarico per il comandante dei ‘ghisa’, il leghista ricorda i suoi trascorsi nella polizia giudiziaria della Procura di Milano ai tempi delle indagini su Expò che coinvolsero il sindaco attuale della città Beppe Sala. Negli ultimi giorni è arrivata la notizia che il reato di falso contestato a Sala è caduto in prescrizione.

A febbraio, la ministra Dadone aveva specificato di aver acquisito una nota a firma del presidente dell’Anac (L’Autorità nazionale anticorruzione, ndr) nella quale si rilevava che l’amministrazione milanese aveva regolarmente proceduto all’affidamento a Marco Ciacci dell’incarico mediante l’istituto della cosiddetta assegnazione temporanea. Stando a quanto riferito nell’atto ispettivo di Iezzi, la nota non farebbe però alcun riferimento alle procedure di conferimento ma piuttosto alla possibilità di spostare l’ex comandante Antonio Barbato ad altro incarico nel Comune.

“L’amministrazione prima di affidare tale incarico aveva l’obbligo, non la facoltà, di effettuare una ricognizione interna per verificare che vi fossero figure interne idonee che potessero ricoprire tale incarico, che pare esistessero e fossero state segnalate direttamente all’amministrazione dall’Anci nazionale da gennaio 2017, ma che l’amministrazione ha ignorato”, attacca Iezzi. L’incarico del comandante della polizia locale, “al quale il Comune ha raddoppiato lo stipendio”, scadeva nel settembre 2020 ma, viene riferito nell’interrogazione, è stato prorogato di un anno, oltre il mandato elettorale del sindaco in scadenza.

Così Iezzi, parlando con la ‘Dire’, motiva la nuova interrogazione parlamentare: “Abbiamo dei dubbi sulla sua nomina, secondo noi ci sono state un po’ di ‘forzature’. Prima di nominare il capo dei vigili dovresti fare una sorta di ricognizione interna per vedere se c’è qualcuno disponibile, ma questa prassi non è stata effettuata, con la scusa dell’incarico temporaneo che a quanto risulta è stato prolungato, e con la criticità dello stipendio raddoppiato (in relazione ai compensi aumentati per Ciacci, ndr)”.

La Ministra Dadone, già interpellata dallo stesso Iezzi sulla questione in passato, si era avvalsa di alcune documentazioni “che però a noi non risultano”. Ed è proprio qui il senso della seconda interrogazione parlamentare: “Nel documento dell’Anac, si faceva riferimento non tanto all’assunzione di Ciacci, quanto allo spostamento dell’ex Barbato”. Il discorso relativo a Expo non è legato dunque all’operato di Ciacci, ma alla sua assunzione, “dopo che lui stesso aveva lavorato per la Polizia Giudiziaria presso la Procura di Milano quando c’erano delle indagini sul Sindaco Sala”. In conclusione, sottolinea Iezzi, “ci sembra inopportuno che quella persona andasse poi a ricoprire il ruolo di Capo dei vigili. Prima indaghi su di me e poi ti assumo? Non puntiamo il dito, vogliamo solo fare chiarezza”.

Nell’atto ispettivo il deputato leghista riferisce anche che nel 2020 l’Anac, dopo aver esaminato, per quanto di competenza, taluni profili della vicenda, avrebbe trasmesso la documentazione alla procura di Brescia in relazione alla possibilità di eventuali ipotesi di reato anche a carico di alcuni magistrati della procura di Milano con riferimento a presunti scambi di favori che sarebbero emersi nella segnalazione alla stessa Anac.

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