Rifiuti il vaccino poi vuoi le cure? Per il teologo “è anticostituzionale”

vaccino covid
Salvino Leone, medico, docente e vicepresidente dell'associazione teologica italiana per lo studio della morale, dalle pagine de 'Il Regno' lancia una proposta per chi rifiuta l'immunizzazione: far pagare loro le spese sanitarie, oppure scalarli nelle liste d'attesa per prestazioni non urgenti o ancora la limitarli negli spostamenti
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BOLOGNA – Vaccinarsi contro il covid “è un dovere morale“. Ma non farlo, e continuare a sfruttare i servizi di sanità pubblica, potrebbe arrivare a essere anche “fortemente anti-costituzionale”. Dopo la presa di posizione di Papa Francesco delle settimane scorse, il tema etico a proposito del siero contro il coronavirus viene riproposto in questi termini sul portale de ‘Il Regno’, la rivista dei dehoniani realizzata a Bologna, che ospita una riflessione di Salvino Leone, medico e docente alla Facoltà teologica di Sicilia e vicepresidente dell’Atism, l’associazione teologica italiana per lo studio della morale. “Il problema etico di fondo- sostiene il teologo- è che nel rispetto di questa ‘volontà non vaccinale’, oltre al danno sanitario per la collettività, vi è anche l’anomalo continuare a utilizzare i servizi pubblici rispettando (da parte dello Stato) il deliberato rifiuto di contribuire a essi”.

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Questo, afferma Leone, “è fortemente anticostituzionale. È un po’ come chi evade il fisco, che però continua a usufruire di strade, scuole, ospedali e uffici comunali. Solo che nel caso del rifiuto della vaccinazione questo sarebbe paradossalmente rispettato e garantito”. Il teologo arriva a proporre una “partecipazione alla spesa sanitaria in caso di ricovero per Covid da parte di chi ha rifiutato la vaccinazione”. Oppure una sorta di “una tantum a titolo risarcitorio per le spese che lo Stato deve sostenere”. Si parla quindi di “una penalizzazione pecuniaria, che non è priva di senso”, afferma Leone. Altre vie “non economiche” potrebbero essere invece “un modesto differimento nelle liste di attesa per prestazioni non urgenti, la richiesta di vaccinazione dei genitori per l’ammissione a scuola dei bambini, la limitazione negli spostamenti o un minore punteggio nei concorsi”.

“L’ESITAZIONE VACCINALE VA SCONFITTA CON L’INFORMAZIONE”

Secondo il teologo, però, “è evidente che ogni proposta susciterebbe proteste, conflitti, denunce di anticostituzionalità o sollevamenti sindacali. Come lo susciterebbe un eventuale obbligo, che viene visto come un grande tabù quando ormai non lo è più”, ad esempio, neanche per i Tso, sottolinea Leone. Del resto, sostiene il teologo, una “adeguata informazione non basta. Dobbiamo individuare proposte alternative. L’obbligo sarebbe la migliore, ma suscita numerosi problemi di carattere etico-giuridico”. Secondo Leone, il problema non riguarda tanto “i cosiddetti negazionisti”, ma ha più a che fare “con un fenomeno diverso, noto come esitazione vaccinale“. Non cioè “un rifiuto precostituito, ma la manifestazione di alcune incertezze che di fatto ne contrastano o ritardano l’adesione”.

I dubbi riguardano per lo più i tempi rapidi con cui è stato realizzato il vaccino anti-covid, il suo meccanismo d’azione e i suoi componenti, le “pressioni economiche” e l’incertezza su effetti e immunità. “Ognuno di questi punti potrebbe avere una sua razionalità- afferma Leone- ma al tempo stesso è stato ampiamente confutato nei più qualificati siti scientifici. Sul piano etico, pertanto, si pone l’obbligo di contrastare tale atteggiamento”. Come farlo? L’infodemia, sottolinea il teologo, “è il principale ostacolo“, perché alimenta questa esitazione con “notizie parziali e imprecise, fake news, pareri contraddittori e sfiducia nelle Istituzioni”. Per vincerla occorre arrivare a “un’adeguata percezione critica delle fonti e a fidarsi di chi merita fiducia”, senza prestare “troppo peso alle modalità sensazionalistiche con cui è fornito il dato. Che vi siano alcuni effetti collaterali è assolutamente normale- afferma Leone- non lo è ritenere che la donna in allattamento non possa ricevere il vaccino. Qui subentra la non conoscenza”.

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