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Origini della vita nei ‘mattoncini’ portati dalle comete? Ecco i dati di Rosetta

Un viaggio nello Spazio durato più di dodici anni, lo straordinario atterraggio sulla cometa 67P Churyumov-Gerasimenko grazie al robottino Philae, la scoperta di dettagli mai visti così da vicino: sono alcuni dei risultati della missione europea Rosetta, che, terminata nel 2016, continua a parlare grazie ai dati inviati a Terra, ora al vaglio degli scienziati. L’ultima novità, importantissima, arriva grazie a uno strumento italiano, Virtis. Uno spettrometro che ha permesso di individuare la presenza di composti organici alifatici sulla superficie di 67P, cioè catene di atomi di carbonio e idrogeno. E’ la prova che la cometa potrebbe essere un mezzo di trasporto attraverso il Sistema solare dei mattoncini necessari alla vita.

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Perché è così importante averlo scoperto? Ne abbiamo parlato con Eleonora Ammannito, ricercatrice dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), esperta di Scienze Planetarie, che ci ha spiegato anche perché il futuro dell’esplorazione guarda verso Marte. “Dalle ultime analisi è stato possibile fare un’identificazione più precisa del materiale organico che si trova sulle comete. Già prima si era capito che c’era, ma non si era riusciti a entrare nel dettaglio di cosa fosse. Grazie, invece, a nuove metodologie per analizzare i dati, i ricercatori sono riusciti a capire di cosa si tratta: organici alifatici, o meglio alcuni tipi di organici aromatici, molto simili a quelli che si trovano nella materia interstellare”.

– E’ stato sintetizzato con: ‘Carbone’ sulle comete’… È corretto?
“Il carbone è una componente, sicuramente ne è la componente principale. Senza carbone non si forma materiale organico. Si forma prima il carbone, poi quando le stelle ne hanno alta concentrazione e si creano condizioni adatte, si forma anche materiale organico. Il materiale organico implica necessariamente la presenza di carbone”.

– La vita sulla Terra potrebbe essere arrivata tramite le comete?
“Sì, anche se è difficile passare dal parlare di materiale organico a parlare di vita. Queste sono comunque molecole molto semplici: non immaginiamoci il batterio che arriva dallo Spazio. Sono dei mattoncini molto semplici, all’inizio della catena di processi che poi porta, dopo molti processi chimici e fisici, all’origine della vita. Questo materiale organico, che è molto frequente nell’Universo, è arrivato tramite le comete molto probabilmente sulla Terra. Poi sulla Terra ha trovato delle condizioni favorevoli. Ma non è il materiale organico in sé che implica la presenza di vita. Tant’è che nel sistema solare si trova in moltissimi altri corpi”.

– E’ giusto pensare che le comete potrebbe aver depositato questi mattoncini anche su altri pianeti?
“Molto probabile che sia avvenuto, ed è anche il motivo per cui ci stiamo concentrando molto su Marte. Marte è un pianeta molto simile alla Terra, in cui potrebbe essere successa la stessa cosa: è arrivato materiale organico, nelle prime fasi di formazione del pianeta c’erano condizioni probabilmente favorevoli, quindi è possibile che anche su Marte si sia sviluppata vita. E’ il motivo per cui vogliamo andarci”. I dati di Virtis sono stati analizzati all’Iaps, dipartimento dell’Istituto nazionale di Astrofisica, dove lavorano il capo scientifico di Virtis, Fabrizio Capaccioni, e Andrea Raponi, primo autore dello studio pubblicato su Nature Astronomy.

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Lo spettrometro Virtis è stato realizzato dalla Leonardo di Campi Bisenzio (Firenze) con il contributo dell’Asi.

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20 Gennaio 2020
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