Auguri Fellini: a Rimini riaprono le porte del cinema Fulgor

BOLOGNA – Era solo una sala di provincia, una delle tante che affollavano i centri delle città quando il cinema fabbricava sogni e raccontava mondi. Poi sono arrivati i film di Federico Fellini, prima Roma e poco dopo Amarcord, e quella piccola sala, con le panche di legno sotto lo schermo, è entrata nel mito, diventando la più conosciuta e citata al mondo: il simbolo stesso del cinema come arte dell’evasione e del sogno.

Ci voleva però un altro visionario, un altro creatore di immagini perché il mito di quella sala sopravvivesse alla ristrutturazione all’ammodernamento. Ci voleva un premio Oscar, come Dante Ferretti, che di Oscar ne ha vinti tre, lo scenografo che ha fatto con Fellini sei film e ora lavora con Martin Scorsese e Tim Burton. Nell’allestimento scenografico che ha progettato per il Fulgor, Ferretti ha riversato tutto il suo amore per il cinema e la sua storia; è un allestimento inusuale, che affascina e disorienta, abituati come siamo a sale concepite come neutre scatole nere; una vera e propria messa in scena cinematografica, che esalta la memoria e la magia di questo luogo.

Sembra di essere sul set di un film, forse proprio sul set di quel Maciste all’inferno, che fu il primo film che Fellini vide al Fulgor sulle ginocchia del padre. È un allestimento che omaggia il cinema americano degli anni trenta e quaranta, quando i film erano bigger than life, e che gioca e si misura con la leggenda di questa sala e del genio che l’ha resa immortale. Ora al Fulgor si stanno finalmente per riaccendere le luci del proiettore.

Luci che si accendono proprio nel giorno dell’anniversario della nascita del regista, a cui la città non ha mancato di rendere omaggio. Già nella giornata di ieri infatti, le vie e le piazze del centro storico della città sono state animate da una preview quando alcuni attori, in abiti di personaggi felliniani, hanno dato vita ad uno spettacolo itinerante. Allo scoccare della mezzanotte poi, le ‘creature’ del Maestro, a una a una, sono rientrate nella loro casa, il Fulgor.

Questa mattina invece, dopo una introduzione lasciata alle immagini e ai suoni di uno zibaldone che ha attraversato la storia del cinema, hanno preso la parola gli ospiti, preceduti dall’intervento del sindaco Andrea Gnassi. “La scelta che ha fatto Rimini, con il Fulgor, con il Museo Fellini, con la rigenerazione dei contenitori culturali” sono segnali di una città “che sta cambiando senza rinunciare al suo passato”. Sul palco si sono poi succeduti tra aneddoti e ricordi la nipote del Maestro, Francesca Fabbri Fellini, lo scenografo Ferretti e l’attore Sergio Rubini. Dopo le parole del presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini (“Fellini è il segno di un’Italia che si è riscattata”), ha chiuso la giornata il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini. “È quasi un peccato che si spengano le luci per vedere i film. Investire su Fellini e sulla cultura rappresenta una grande scelta strategica per la città”, ed è per questo motivo che “con convinzione abbiamo deciso di finanziare il progetto del Museo internazionale dedicato al grande Maestro”. Il ministero infatti ha annunciato l’assegnazione di altri tre milioni, come ulteriore contributo per la realizzazione del Museo Fellini, già finanziato con 9 milioni, per un totale di 12 milioni.

20 Gennaio 2018
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