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Fusioni, i piccoli Comuni montani non ci stanno: “Pronti a mobilitazione”

FIRENZE -  Sarà per il proverbiale campanilismo toscano,
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Anghiari_Arezzo

FIRENZE –  Sarà per il proverbiale campanilismo toscano, sarà perché ad alcuni sindaci le “imposizioni dall’alto” non vanno giù, ma buona parte dei Comuni montani di Uncem non digeriscono l’idea delle fusioni per quelli che hanno meno di 5.000 abitanti. “I provvedimenti regionali e la proposta di legge nazionale che prospettano uno scenario tutto nuovo per i piccoli Comuni scardinandone l’anima e l’essenza, sono semplicemente assurdi; è inaccettabile che qualcuno imponga ai comuni sotto i 5.000 abitanti di fondersi, noi non ci stiamo e siamo pronti a mobilitarci questa volta in modo netto e chiaro”. È quanto è emerso, infatti, da un incontro in videoconferenza dei sindaci dei piccoli Comuni montani associati ad Uncem Toscana per discutere di quanto sta accadendo sia a livello nazionale che regionale sul futuro dei piccoli Comuni. Lo fa sapere una nota dell’associazione degli enti della montagna toscana.

“Non siamo contrari alle fusioni- hanno ribadito-, ma non siamo d’accordo all’imposizione dall’alto; in un processo di riorganizzazione crediamo che sia essenziale sia la partecipazione dei cittadini sia la peculiarità dei singoli territori e da ciò non si può prescindere. Siamo pronti a mobilitarci per far capire a Regione, Parlamento e Governo l’assurdità di tali decisioni e l’incompatibilità con la politica territoriale che da sempre ha mirato alla tutela e salvaguardia dei territori minori”, hanno concluso. Il presidente Uncem Oreste Giurlani ha annunciato che nei prossimi giorni saranno decise le iniziative da intraprendere.

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