domenica 13 Settembre 2026

Un’altra idea di difesa, i corpi civili di pace

Spunti da un'intervista della 'Dire' all'eurodeputato Tarquinio

ROMA – Occhi puntati sul dialogo tra Mosca e Washington per porre fine alla guerra in Ucraina, ma che sia pace giusta o meno, intanto l’Unione europea procede sulla strada del riarmo e della Difesa comune. In settimana è arrivato il sì del Parlamento europeo – con quasi 500 voti a favore – alla proposta della Commissione che punta a creare uno “Spazio militare Schengen” per il libero passaggio di uomini e mezzi, “sia in tempi di pace che di crisi o guerra”. L’organo più rappresentativo dei cittadini europei dice anche sì a maggiori finanziamenti per la mobilità (ferrovie, strade, gallerie e ponti) e gli equipaggiamenti militari, e all’aumento di 17 miliardi di euro per questo tema all’interno del prossimo bilancio 2028-2034. Inoltre, si chiedono ulteriori stanziamenti: “L’ammodernamento di 500 ‘punti critici’ infrastrutturali, come ponti o gallerie, richiederebbe almeno 100 miliardi di euro”, ricordano gli eurodeputati, che infine chiedono maggiore cooperazione ed esercitazioni congiunte con la Nato è l’adozione, sul modello dell’Alleanza atlantica, del meccanismo che “garantisce che le truppe di reazione rapida possano attraversare le frontiere interne dell’Ue entro tre giorni in tempo di ‘pace’ ed entro 24 ore in caso di crisi“.

IN COMMISSIONE APPROVATA LA BOZZA DELLA PRIMA LISTA DEI PAESI SICURI

Parallelamente, il Patto migrazioni e asilo ha fatto un passo in più, con l’approvazione in Commissione Giustizia, Libertà Civili e Affari Interni (Libe) della bozza della prima lista dei Paesi sicuri, che secondo gli analisti coinvolgerebbe Paesi che sicuri non sono – Tunisia, Egitto e Bangladesh – approvando di fatto i centri di rimpatrio che il governo Meloni ha costruito in Albania, fuori dai confini Ue. Due centri che però, da due anni, faticano a entrare in funzione perché bloccati da sentenze di tribunali nazionali ed europei, che vi intravedono profili di illegalità anche legati al rispetto dei diritti di migranti e richiedenti asilo. Ora, l’approvazione di una bozza di lista dei Paesi sicuri per i rimpatri da parte della Commissione Libe lo scorso 4 dicembre è frutto di un accordo tra i partiti di centro-destra, a cui si sono opposti i Socialisti. Tra questi, Marco Tarquinio, già direttore del quotidiano Avvenire, oggi eurodeputato col Pd nel gruppo dei Socialisti e democratici (S&d) e membro in Commissione Diritti Umani e Cooperazione, oltre che in Libe.

TARQUINIO: “LA NOSTRA CIVILTÀ HA STABILITO CHE SI DEVONO DIFENDERE I DIRITTI DI TUTTI”

Tarquinio all’agenzia Dire dichiara: “Quello che accade è preoccupante: il travaso di approcci e slogan delle destre etno-sovraniste all’interno delle politiche europee, con il Partito popolare europeo che ascolta e si fa trascinare. Ci sono diversi dossier in cui stiamo sperimentando questa degenerazione“. I centri di Shengjin e Gjader, in Albania, che “funzioneranno”, come ha assicurato di recente la premier Meloni, per Tarquinio sono emblema di quelle “grandi intese raggiunte con personaggi di Paesi rivieraschi annoverati tra ‘gli amici dell’Europa’ solo perché acconsentono a firmare accordi sul controllo del movimento persone, costi quel che costi, anche sul piano dei diritti“. Non solo: al controllo delle migrazioni “spesso si miscola anche il tema della lotta al terrorismo, come se le due cose fossero intimamente connesse”. Il Patto dovrebbe entrare in vigore nel 2026, tuttavia “si vorrebbe anticiparlo per la parte che riguarda appunto la creazione di liste di paesi terzi sicuri proprio per il controllo delle frontiere esterne”, lontane dai reali “confini fisici dell’Europa“. Ma per Tarquinio, “noi europei stiamo perdendo la bussola. Non capiamo più che bisogna difendere i diritti dei migranti perché la nostra civiltà ha stabilito che si devono difendere i diritti di tutti, indistintamente. A che serve difendere un confine, se non siamo poi capaci di metterci dentro la civiltà e l’umanesimo che abbiamo costruito?”.

IL NODO DEGLI ACCORDI ITALIA-TUNISIA E EUROPA-TUNISIA

Un esempio è la questione dei migranti subsahariani bloccati in Tunisia, oggetto di leggi che non gli permettono di lavorare o affittare una casa, sgomberati di continuo dai campi di tende in cui vengono costretti a vivere, malmenati, imprigionati o, peggio, abbandonati nel deserto. Eppure, Italia e Unione europea danno a Tunisi fondi e mezzi navali per fermare i gommoni e riportare uomini, donne e minori a terra Tarquinio ricorda: “l’accordo fra Italia e Tunisia e tra Europa e Tunisia, stretti da Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen col presidente Kais Sayed vengono messi in discussione solo dalla Commissione Diritti umani di cui faccio parte. Organizziamo audizioni pubbliche ma anche in camera, cioè secretate, per la delicatezza delle posizioni delle persone che vengono a testimoniare, e che raccontano in effetti i misfatti del governo del presidente Sayed”. Ciò riguarda anche la repressione contro oppositori, giornalisti e ong tunisine: a inizio settimana, sono finiti in tribunale sei dipendenti di un’organizzazione che si occupava di assistenza a migranti e richiedenti asilo. Il 27 novembre il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui ha espresso “profonda preoccupazione per il deterioramento dello Stato di diritto” in Tunisia, citando anche il caso dell’arresto dell’avvocatessa e giornalista Sonia Dahmani, poi rilasciata quel giorno stesso su pressione degli eurodeputati. “Purtroppo- riprende Tarquinio- persino nella nostra Europa sembra non esserci più un Paese in cui le ong non siano sotto attacco“. In questo contesto “la resistenza consiste nella gestione dei vari dossier” nelle commissioni europee, dove si deve “mantenere fermi i valori fondanti dell’Ue. Viviamo un tempo drammatico, e non dico tragico perché penso che il finale si possa ancora cambiare”.

TARQUINIO: “LA POLITICA DI PACE È LA MADRE DI TUTTE LE POLITICHE”

Con Tarquinio si torna al tema della difesa, anche comune: “Servono più sicurezza e più garanzie per il controllo dei confini– dice-, basta che non si perda di vista che la sicurezza è quella delle persone e non delle entità astratte“, oppure presentando i migranti che arrivano dal Sud globale “degli invasori e dei nemici, così come la Russia a est. C’è chi ha la tendenza a considerare i confini ormai come linee del fronte dove impiegare risorse europee per creare barriere fisiche e comprare armi di ultima generazione”, con l’idea che nei prossimi anni arrivi “la guerra inevitabile”. Un atteggiamento a cui invece dovrebbe prevalere “la costruzione di strade sicure per terra, cielo e mare con controlli chiari e trasparenti, che difendano tutti”. Per Tarquinio, “la politica di pace è la madre di tutte le politiche” e alla spesa militare dovrebbe accompagnarsi anche e soprattutto “il braccio civile, basato sull’azione politico-diplomatica, sulla cooperazione, sulla difesa dei diritti umani. Questo- evidenzia il giornalista- ci difende infinitamente di più per il ruolo che l’Europa andrebbe a proiettare sulla scena globale”. Quanto alla difesa, Tarquinio chiede di recuperare il progetto dei “corpi civili di pace, che il Parlamento europeo aveva già preso in considerazione in passato e poi accantonato, e che già esistono in varie regioni del mondo”. Si tratta, spiega l’eurodeputato, di “donne e uomini coraggiosi che si frappongono tra chi combatte“, un braccio “disarmato e disarmante nella politica internazionale del nostro tempo. E’ il volto più bello di quel ‘metodo Europa’ che vorrei si usasse di più”, conclude.

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