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L’assoluzione di Raggi rafforza gli avversari del M5s, Calenda in primis

virginia raggi
Con la Raggi in campo, ed ora anche più forte, un accordo tra Pd e M5s sarà impossibile.
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ROMA – L’assoluzione di Virginia Raggi la sdogana definitivamente nella corsa al Campidoglio. L’esito del processo di appello per la nomina di Marra sposta il dibattito da un campo all’altro. E ora la domanda non e’ piu’ “cosa fara’ il M5s in caso di condanna della sindaca”. Ma “cosa fara’ il centrosinistra nella scelta del suo candidato”. Con una certezza chiara a tutti: con la Raggi in campo, ed ora anche piu’ forte, un accordo tra Pd e M5s sara’ impossibile.

Paradossalmente questo rende piu’ solida la posizione di quanti, come Carlo Calenda, si sono dichiarati fin dall’inizio totalmente contrari a ogni ipotesi di accordo con i pentastellati. Se Calenda, a quanto si capisce, andra’ avanti e come un treno, per il centrosinistra, come sta emergendo gia’ in queste ore, sara’ difficile trovare un nome per scalzare quello del leader di Azione.

Ben diverso sarebbe stato lo scenario in caso di condanna della sindaca. Il dialogo tra Pd e M5s per trovare un candidato unitario, seppur mai ufficialmente, e’ stato un tentativo reale, non un’invenzione mediatica. Ma poteva essere possibile solo alla condizione che l’ingombrante figura della Raggi uscisse di scena. O di sua spontanea volonta’, o scaricata dai 5 stelle in caso di condanna. Ora la sua assoluzione cambia le carte in tavola. Il Pd ora dovra’ decidere se sfidare Raggi, ma anche Calenda e il centrodestra, con un candidato di bandiera. Una sfida possibile ma certamente rischiosa. Mentre altra cosa sarebbe stata sfidare il leader di Azione senza la sindaca e con un accordo coi Cinque Stelle su un nome unitario.

Per il centrosinistra una via di uscita al complicato puzzle delle candidature incrociate sarebbero le primarie, con tutti i candidati in campo, che al momento sono, oltre a Calenda, Giovanni Caudo, Tobia Zevi, Monica Cirinna’ e Paolo Ciani, piu’ altri che al momento non hanno ne’ confermato ne’ smentito la loro partecipazione. Da ambienti Dem filtra la data del 15 febbraio come ‘deadline’ per presentare le candidature, con le primarie, covid permettendo, al massimo i primi giorni di aprile. Ma su tutto il percorso non ci sono certezze.

Chiunque esca vincitore dalle primarie dovra’ sperare in uno scenario che vedra’ il ballottaggio contro il centrodestra. Solo a quel punto il centrosinistra potra’ tornare a guardare all’elettorato pentastellato. E alcuni candidati, da sempre piu’ morbidi con Raggi, se le cose andassero cosi’, potrebbero intercettare parte dei suoi voti.

Dal canto suo il M5s, dopo l’assoluzione di oggi, non potra’ che fare buon viso a cattivo gioco. Raggi non potra’ essere piu’ messa da parte ma non e’ detto che tutto il partito tifera’ per lei (e non sono un caso le parole della sindaca rivolte oggi, fuori dal tribunale, proprio a quella parte di Movimento che non ha fatto il tifo per la sua assoluzione). Potrebbe arrivare un sostegno di facciata, un atto dovuto, e senza entusiasmo. Perche’ il giudizio di diversi big del Movimento che anche oggi hanno applaudito la sindaca, a quanto ha potuto verificare l’agenzia Dire, resta molto negativo. Come quello del Pd, ribadito a chiare lettere da un fedelissimo del segretario: “Siamo contenti per l’assoluzione, ma resta il giudizio politico sull’amministrazione fallimentare”, dice Marco Miccoli.

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