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Il ruolo della donna e l’esigenza del cambiamento culturale

"Non vi è alcun dubbio che c’è ancora molta strada da percorrere e che è assolutamente necessario rendersi tutti parte attiva di un cambiamento culturale che sia in grado di modificare le arcaiche convinzioni sulle quali si fonda l’ancora attuale e diffuso predominio maschile"
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Di Cristiana Rossi, presidente So.Germa.

“Il ruolo della donna nelle istituzioni” organizzato Maria Pia Turiello – Criminologa forense e Docente dell’Università Internazionale della Pace ONU, e dalla stessa università con il Sole24 ore è un seminario di approfondimento dedicato alla figura femminile, sulla scia delle proposte e delle rilessioni emerse a seguito della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Numerosi sono stati gli interventi delle diverse professionalità intervenute l’Avv. Fiammetta Modena – Senatrice della Repubblica Italiana, membro della Commissione Giustizia e Giunta Immunità, Dott.ssa Paola Di Nicola Travaglini – Giudice Penale del Tribunale di Roma, Dott.sssa Stefania Bucher – Responsabile dell’UOC Chirurgica Plastica dell’Istituto San Gallicano di Roma, la Dott.ssa Maria Carta – Psicoterapeuta Dirigente presso il Policlinico Umberto I, e Dott.ssa Monica Peta Commercialista e Revisore Legale, PhD in scienze aziendali, Componente Comitato Scientifico Nazionale Fondazione School University, che hanno dato vita non soltanto ad un interessante evento formativo, ma anche ad un dibattito costruttivo che si è focalizzato su alcune principali difficoltà che nel concreto e nel quotidiano la donna in generale e la vittima di violenza nello specifico, si trova a vivere ed affrontare da sola. 

La senatrice Avv. Fiammetta Modena ha percorso l’evoluzione storica dell’emancipazione femminile avvenuta soltanto in epoca moderna attraverso le recenti conquiste ottenute con la legge sul divorzio del 1975, il diritto al voto del 1948 e l’abolizione del reato omicidio e lesione personale a causa di onore e abrogato soltanto del 1981. 

Paola Di Nicola Travaglini – Giudice del Tribunale di Roma, ha illustrato come il fenomeno femminicidio e della violenza sulle donne da parte del marito del compagno, presenti tutti gli elementi di gravità ed allarme sociale tipici del fenomeno mafioso, poiché basato sugli stessi elementi di soggezione e di omertà tipici del sistema mafioso e rafforzandosi sul complice silenzio dei familiari della donna vittima, che troppo spesso si trova a vivere da sola queste condizioni drammatiche senza poter contare neanche sul supporto della famiglia. Quella famiglia che a sua volta è vittima di un atavico pregiudizio culturale di vergogna mista a timore, sentito a tal punto da non consente di offrire alla donna l’indispensabile supporto familiare sotto il profilo affettivo, ma altresì sotto il profilo psicologico. Sostegno fondamentale per venir fuori da quella difficilissima e dolorosissima condizione. 

Infine Di Nicola ha evidenziato anche l’importanza di un cambiamento culturale da parte delle donne affinché possano aiutarsi l’un l’altra tendendosi la mano. Concetto condiviso anche da tutte le illustri relatrici intervenute. 

Ritengo l’aspetto solidale appena citato sia fondamentale per attuare un effettivo cambiamento culturale anche nelle donne stesse.  Talmente rilevante che diventa molto più determinante soprattutto nel caso in cui un donna ricopre importanti cariche di potere. 

E’ proprio in tale posizione privilegiata che, a parer mio, la donna ha il dovere di spingersi ancora oltre con i fatti, cioè non pregiudicare i rapporti con un’altra donna senza avere con essa un rapporto diretto, ma assumendo quello attribuito da altre persone, magari altre donne con capacità culturali diverse. 

Stefania Bucher ha testimoniato le reali difficoltà affrontate dalla donna in ambito professionale affinché possa trovare la giusta collocazione in base alle sue competenze e possa anche rovare la giusta gratificazione in un ambiente professionale caratterizzato dalle prerogative maschili. 

Interessante anche la puntualizzazione di Maria Carta la quale ha evidenziato come nell’attuale società si tende a dare sempre più importanza al genere piuttosto che alle qualità specifiche dell’individuo. La professoressa ha esortato ogni membro della società civile a considerare il prossimo come un individuo senza adeguare i propri comportamenti secondo il genere di appartenenza. Ciò proprio in considerazione del fatto che ognuno di noi è unico ed irripetibile con caratteristiche proprie. Ognuno è speciale a modo suo!

Monica Peta – Commercialista – Revisore Legale – Componente del Comitato Scientifico Nazionale della Fondazione School University ha infine testimoniato le difficoltà anche nell’ambito delle professioni economiche esponendo le difficoltà delle donne di essere riconosciute come delle professioniste competenti e valide. Difatti nello scorso mese di novembre le recenti elezioni per i vari consigli direttivi territoriali sono stati sospesi a causa del ricorso presentato al TAR del Lazio da una collega abruzzese, la quale ha impugnato il regolamento elettorale del CNDCEC ed il decreto con cui il Ministero della Giustizia ha provveduto alla sua approvazione. Ciò rappresentando il mancato rispetto della disciplina che promuove la parità di genere, e promuovendo la sospensione delle procedure elettorali al fine di consentire il necessario adeguamento normativo non soltanto per le norme suindicate, ma anche per la cosìddetta norma primaria costituita dal Dlg n. 139/2005 che pone seri dubbi di legittimità costituzionale richiedendo la redazione di un apposito disegno di legge che preveda la presenza equilibrata di entrambi i generi sia nel Consiglio Nazionale quanto negli ordini territoriali.

Peta ha dunque illustrato una fotografia rappresentativa dell’attuale situazione sul territorio nazionale precisando che le donne iscritte all’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili superano il 33% e sono in costante crescita, ma nonostante questo dato, nel Consiglio Nazionale – composto da ben ventuno membri – solo due appartengono al genere femminile, mentre nei cento trentuno ordini territoriali le Presidenti sono appena quattordici e le vicepresidenti sono ventisei. 

In alcuni consigli territoriali invece le donne non sono affatto presenti. 

Ciò viene fuori da una radicata cultura che suddivide il concetto del “Take chack” attribuito all’approccio dell’uomo basato sul controllo e sul compito di dover provvedere al fabbisogno proprio, della comunità e della propria famiglia; dal concetto del “Take care” basato su una concezione assistenziale del ruolo femminile incentrato sul benessere e la salute dei propri familiari e del partner privandolo del tutto di qualsiasi funzione e significato nel contesto lavorativo.

Non vi è alcun dubbio che c’è ancora molta strada da percorrere e che è assolutamente necessario rendersi tutti parte attiva di un cambiamento culturale che sia in grado di modificare le arcaiche convinzioni sulle quali si fonda l’ancora attuale e diffuso predominio maschile. La parità di genere rappresenta nelle moderne società un importante e qualificante indice di una civiltà sempre più evoluta, l’auspicio è che essa possa essere effettivamente raggiunta quanto prima in ogni ambito, con l’impegno concreto di ogni singolo membro della comunità, indipendentemente dal proprio genere di appartenenza.

Cristiana Rossi

Commercialista giudiziario – Amministratore giudiziario

Membro del Comitato Scientifico Fondazione School University

Presidente Associazione So. Germa. 

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