VIDEO | L’appello dei giovani non italiani: “Riconosceteci”

Flashmob per chiedere, subito, la legge sulla cittadinanza: "L’Italia continua ad andare avanti, sono Parlamento e Senato a rimanere indietro"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “Vivo in Italia da vent’anni, tutto il mio percorso di studi, dalle elementari fino all’università, l’ho fatto qui. Non credo che ci sia alcuna differenza con un mio coetaneo nato in Italia, e non credo di aver bisogno di un’ulteriore fase di integrazione. Io sono cresciuta in questa cultura, voglio potermi sentire italiana anche io“. Sono le parole, all’agenzia Dire, di Jovana, attivista di 22 anni del movimento ‘Italiani senza cittadinanza’. Nata nei Balcani e arrivata nel nostro Paese quando era piccola, ieri pomeriggio ha portato la sua testimonianza davanti al Parlamento assieme ad altri decine di giovani. Ad organizzare il flashmob, oltre all’associazione di cui fa parte, il tavolo Saltamuri e la campagna ‘Io accolgo’ promossa da 42 organizzazioni che vogliono dare visibilita’ alle esperienze diffuse di solidarieta’. L’obiettivo è chiaro: votare urgentemente la riforma della legge sulla cittadinanza, che velocizzi le pratiche per i figli di immigrati nati o cresciuti in Italia. Da modificare è la norma del 1992, che stabilisce che la cittadinanza può essere richiesta solo al compimento del 18esimo anno di età. Sollecitata inoltre l’abrogazione dei decreti Sicurezza e migrazione approvati dal precedente governo a guida Lega e Movimento 5 stelle.

Le associazioni che hanno animato il flashmob, convocato in concomitanza con la Giornata internazionale dei diritti di immigrati e familiari e del Trentennale della Convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia, fanno sapere di aver incontrato in settimana il presidente della commissione per gli affari costituzionali della Camera Giuseppe Brescia per ribadire l’importanza della cultura e della scuola, dove ci sono migliaia di studenti che parlano e scrivono nella nostra lingua ma non sono riconosciuti come cittadini a tutti gli effetti.

“Nelle nostre aule ce ne sono tanti, sono circa 900mila i bambini e gli adolescenti discriminati dalla legge attuale“, dichiara sempre alla Dire Franco Lorenzoni, uno dei fondatori di Tavolo Saltamuri che riunisce 133 associazioni di insegnanti, educatori, genitori e studenti. Il professore sottolinea che “in classe facciamo di tutto affinché si crei un ambiente unito e solidale, poi fuori però questi ragazzi sono discriminati, non possono neanche fare una gita all’estero”. Quindi il monito: “se vogliamo una società più sicura e coesa, la riforma della legge va fatta subito”.

Tante le difficoltà a cui vanno incontro i ragazzi senza cittadinanza, come racconta Mayla, che fa parte della ong Action Aid, ha 23 anni ed è nata e cresciuta in Italia da genitori stranieri: “Erano molte le cose che i miei coetanei potevano fare e io, che la cittadinanza l’ho potuta prendere solo quando ho compiuto 18 anni, no”. La giovane definisce “assurdo” il limite dei 18 anni imposto dalla legge: Che senso ha aspettare così tanto per avere qualcosa che già sentivo nel cuore e che già vivevo nel mio agire quotidiano?“.

Per alcune delle persone intervenuto nel sit-in, però, è difficile sentirsi italiani. Hajar fa parte di Italiani senza cittadinanza – organismo nato nel 2016 e fondato da figli di immigrati cresciuti nelle scuole italiane – è venuta nella Penisola quando era molto piccola ma non ha ancora la cittadinanza. Nel frattempo ha raggiunto tanti traguardi, tra cui la laurea in Scienze politiche. Nel suo intervento al flashmob ha raccontato: “Non riesco a sentirmi italiana. Non posso votare, ed è assurdo perché seguo molto la politica. I miei amici chiedono a me informazioni sui partiti quando ci si avvicina alle elezioni: sono arrabbiata per questo”.

Anche alcuni esponenti del mondo politico hanno partecipato al flashmob coi giovani. Riccardo Magi, deputato di +Europa, alla Dire dichiara: “E’ urgentissimo riformare la legge sulla cittadinanza, realizzata nel 1992 sull’impronta di un provvedimento che risale a più di cento anni fa”. Il parlamentare ha ribadito che “bisogna prendere atto del cambiamento della nostra società, altrimenti si rischia di creare un Paese senza futuro”. Riconoscere quindi che l’Italia è un Paese che è cambiato molto, pronto per evolvere ancora, è un’idea propria anche a Paula Baudet Vivanco, una delle fondatrici di ‘Italiani senza cittadinanza’: “L’Italia continua ad andare avanti, sono Parlamento e Senato a rimanere indietro. Io penso che le istituzioni si debbano mettere a correre per recuperare”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

19 Dicembre 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»