Covid. Dentisti dimenticati dal Governo: “Per noi nessun indennizzo”

Il grido dall'allarme degli odontoiatri: "Tenere aperti gli studi è fondamentale ma ci costa troppo senza pazienti"
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ROMA – Durante la prima fase della pandemia non c’è stato modo di potersi occupare degli odontoiatri: c’era bisogno di medici e infermieri e il lockdown non consentiva di potersi recare dal dentista, né per il professionista, continuare a seguire i propri pazienti. Poi è arrivata la seconda ondata, il lockdown light e i dentisti, pur rimanendo aperti, non hanno più pazienti. E probabilmente neanche i ristori promessi a molte delle categorie. Il governo sembra essersi dimenticato degli odontoiatri.

“L’attuale situazione degli Odontoiatri rischia di diventare paradossale- spiega all’agenzia Dire Sabrina Santaniello, segretario Cao Roma-. La nostra coscienza civica e professionale, infatti, impone di mantenere gli studi dentistici aperti, pur con le gravi conseguenze economiche rappresentate dalle limitazioni alla circolazione imposte ai cittadini. I due decreti Ristori hanno assegnato indennizzi a fondo perduto a diverse categorie colpite da chiusure o da restrizioni, il nostro settore però è stato dimenticato”. – Cosa chiedete, cosa è stato fatto dalle istituzioni? “Da mesi chiediamo al governo di includere i liberi professionisti nelle misure di ristoro perché il criterio di risarcire solo le attività chiuse non tiene conto degli effetti delle limitazioni sugli studi professionali, formalmente aperti ma pesantemente penalizzati dalle restrizioni del governo. Ricordiamo che in questi mesi i dentisti hanno affrontato la pandemia e le conseguenze economiche ad essa direttamente correlate avendo come obiettivo primario la sicurezza del paziente. Dall’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, al rafforzamento delle misure di igiene e disinfezione”. – Eppure i dentisti hanno una doppia valenza: sia come imprenditori per gli studi professionali dove esercitano, sia come datori di lavoro. “I dentisti liberi professionisti, in larga parte titolari di studio , rivestono principalmente due diversi ruoli: imprenditori per i loro studi professionali e collaboratori come consulenti presso altri studi”.

QUASI 300MILA IMPIEGATI

“È importante sottolineare – continua Santaniello – che nell’ambito della nostra filiera, in quanto datori di lavoro, abbiamo quasi 300mila persone impiegate come personale di studio. In questo contesto, quale responsabile del comparto giovanile, mi preme ricordare che anche i giovani dentisti sono in difficoltà, perché gran parte di loro non è titolare di studio, ma ricopre il ruolo di consulente. Vorrei anche evidenziare che per svolgere la nostra professione, non essendo possibile mantenere la distanza di sicurezza pari a un metro, si rende necessario adottare tutta una serie di dispositivi di protezione completamente a nostro carico dal punto di vista economico. Per rafforzare la sicurezza negli studi, inoltre, gli odontoiatri hanno investito in ulteriori mezzi di protezione mettendo sempre al centro la tutela della salute dei pazienti e del loro personale.

Sin dall’inizio i nostri rappresentanti Istituzionali e di categoria, hanno lavorato di concerto per trovare e adottare nuovi protocolli per gli accessi agli studi, per l’utilizzo delle aree di attesa e per le procedure odontoiatriche in area clinica, attuando misure specifiche per la nuova emergenza sanitaria e rendere questi spazi ancora più sicuri. Questo è un dato di fatto che deve essere riconosciuto alla categoria e di cui andare fieri”.

Quanto hanno perso gli odontoiatri, visto che molti pazienti hanno rinunciato a curarsi per timore del Covid? “Da mesi registriamo una minore richiesta di cure dentistiche dovuta alla disponibilità di spesa dei cittadini, non solo a causa del timore del contagio. Come odontoiatri prevediamo per il 2020 un calo di fatturato per il nostro settore del 30%, per tutti i titolari di studio e, di conseguenza, anche per i giovani professionisti in qualità di collaboratori. Mantenere gli studi dentistici aperti è oggi, più che mai necessario perché tra le conseguenze del precedente lockdown, si è registrato l’aggravarsi di patologie pregresse dovute al rallentamento delle visite di controllo. Poter mantenere la continuità terapeutica è dunque imprescindibile e di primaria importanza. Se è vero che gli studi dei dentisti sono sempre stati luoghi estremamente sicuri, oggi alla luce delle nuove procedure lo sono ancor di più. Lo certifica anche il recente rapporto Inail che non ha registrato nessun caso tra i dipendenti degli studi odontoiatrici. Gli studi dentistici hanno già da tempo adottato le regole anti-Covid come codice primario di ogni accesso in studio e questo è ciò che ha contraddistinto, sin dall’inizio, ogni scelta e comportamento di chi in esso vi lavora.

Sin dal primo momento di questa nuova emergenza sanitaria ci siamo strutturati, organizzati per diventare massimamente efficienti, ci siamo dati ‘linee guida’, più precisamente delle ‘procedure’ ancora più rigide di quelle imposte dal Governo, per mantenere la salute e la sicurezza di tutti i pazienti. I dentisti si sono inoltre impegnati a proteggere l’Italia dal collasso sanitario adempiendo ad ogni obbligo di sanificazione ed igienizzazione, con grande sacrificio e spirito di abnegazione anche per aumento della spesa economica legato al consumo massivo di dispositivi di protezione individuale di cui, la quasi totalità dei professionisti, si è fatta carico senza gravare sui pazienti”.

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19 Novembre 2020
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