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Pesca, il ministro norvegese: “Se faremo le cose giuste, gli oceani ci salveranno”

"Abbiamo messo un sacco di soldi sul tema del recupero della plastica dal mare, e l'anno prossimo ne metteremo ancora di più"
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ROMA – Nella gestione della pesca “la sostenibilità per le future generazioni è tutto quello cui dobbiamo pensare”, e “non si tratta solo della prossima generazione, ma delle prossime generazioni a venire. Se nel 2050 saremo in 10 miliardi sul pianeta dovremo sapere dove andare a prendere il cibo” e “il ‘Blue paper’ che presentiamo alla FAO indica che 2/3 della futura produzione di cibo potrebbe arrivare dagli oceani”. Quindi “se faremo le cose giuste gli oceani ci salveranno, ci aiutano ad assorbire la CO2 e ci forniscono cibo, ma dobbiamo trattarli in modo diverso da come abbiamo fatto sinora. Non dobbiamo più gettare la plastica nel mare, anzi dobbiamo togliere quella che già c’è. Non butteremmo mai l’immondizia nel nostro frigo o dove prepariamo il nostro cibo, quindi non dobbiamo farlo nemmeno con gli oceani”.

Harald T. Nesvik, ministro della Pesca e dei prodotti ittici norvegese, lo dice incontrando la stampa oggi, alla presenza dell’Ambasciatore Margit Tveiten, presso la Reale Ambasciata di Norvegia.

“Dobbiamo tenere presente la sostenibilità della pesca tutelando gli stock ittici, ma tenendo sotto controllo anche gli stock selvatici, nella produzione di cibo dal mare, visto che influenzano i processi naturali”, spiega Nesvik, “la cosa più importante è capire cosa vorranno i consumatori, e ora i consumatori ci chiedono sostenibilità”.

Infatti, “le generazioni future ci valuteranno per quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo, e quel giorno è arrivato- avverte il ministro norvegese- Siamo già in ritardo per proteggere il pianeta e produrre il cibo necessario per sopravvivere”.

Sostenibilità e tracciabilità. “Sogno di trovare al ristorante, nel menù, oltre al tipo di pesce, alla sua preparazione anche un piccolo QR code, in modo che prima di mangiare si possa inquadrarlo con il cellulare e far partire un video”, dice Harald T. Nesvik, ministro della Pesca e dei prodotti ittici norvegese. Così, spiega, “potremmo vedere il capitano della barca che ci racconta quando, dove e come è stato pescato e trasportato quel pesce, e con quali tecniche e impatti, conoscendo così l’impronta ambientale del pesce, avendo coscienza di quel che si sta mangiando”.

C’è poi il tema dello spreco e della disponibilità di cibo. “Ho detto ai pescatori che non si possono più buttare prezioso proteine fuoribordo, che quell’era è finita- prosegue Nesvik- Il pesce, il pescato, va portato a terra intero poi processato”, in modo da recuperare tutte quelle parti di scarto per la commercializzazione ma che sono di valore per altri usi, come la produzione di olio di pesce e simili.

“Possiamo produrre più cibo, ma solo se realizziamo una maggiore sostenibilità nelle varie aree”, prosegue il ministro. In Norvegia “possiamo produrre più salmone, ad esempio, ma solo nelle aree dove gli stock non sono messi sotto pressione- spiega Nesvik- Per questo abbiamo realizzato un sistema ‘a semaforo’ per le 13 aree di pesca norvegesi: se c’è ‘il rosso’, si deve abbassare la produzione nell’area”, perché gli stock sono stressati, “se c’è ‘il giallo’ si può continuare a produrre allo stesso livello, se c’è ‘il verde’ tutto va bene e si può aumentare la produzione per i due anni successivi”.

Insomma, “abbiamo le regole più severe al mondo” e “l’industria norvegese è sostenibile, ma non ci si può fermare qui, non possiamo sederci”, aggiunge Nesvik.

NESVIK (MIN. NORVEGIA): MERLUZZO VERSO NORD MA STOCK STANNO BENE

Gli effetti dei mutamenti climatici si avvertono anche nella pesca, le acque si riscaldano e le specie cambiano aree ed abitudini. “Alcuni degli stock si stanno spostano a nord cercando acque più fredde, con la temperatura dell’acqua che influenza la pesca”, però, sottolinea ancora Nesvik, “per fortuna abbiamo una linea costiera molto lunga, e gli stock di merluzzo nel mare di Barents sono tra i più vasti al mondo e sono in condizioni molto buone”.

Bene il mare di Barents, quindi, ma “nel Mare del Nord pensiamo di ridurre del 70% il prelievo di merluzzo”, prosegue Nesvik, precisando: “tutto quello che facciamo è basato sulla scienza, noi parliamo con gli scienziati, con i glaciologi. I pescatori vorrebbero le quote maggiori possibili, ma noi dobbiamo pensare alla tutela degli stock, quindi se gli scienziati dicono sì si fa, altrimenti la risposta è no”.

Per quel che riguarda le azioni a tutela del clima “stiamo lavorando al tema delle emissioni dei pescherecci, abbiamo la tassa sulla CO2 dei carburanti, e puntiamo anche ad alcuni modi per ridurre i consumi di carburante delle flotte- segnala il ministro- Abbiamo una fondazione che si occupa della riduzione dei NOx, che finanzia progetti per la riduzione di queste emissioni”.

Ci sono però anche altre azioni da mettere in campo. “Quando ero nel settore privato sostituimmo tutte le lampadine a incandescenza della flotta con delle luci led, solo facendo questo abbiamo tagliato molte tonnellate di CO2, oltre ad avere luci che durano molto di più”, prosegue Harald T. Nesvik, ministro della Pesca e dei prodotti ittici norvegese.

“Dal 2025 poi sarà proibito l’uso di piccole imbarcazioni per l’acquacoltura che non siano a zero emissioni o basse, quindi vedremo anche i primi pescherecci elettrici a batterie- prosegue Nesvik- In fondo abbiamo uno tra i più grandi mercati per le Tesla. La nostra politica è che dobbiamo fare queste cose. Usiamo anche gas naturale, per i traghetti ad esempio, o per le piccole barche per il trasporto persone sottocosta. Per i grandi pescherecci stiamo vedendo anche soluzioni ibride, dove ad esempio su quattro motori tre sono diesel e uno è elettrico. Il mercato lo chiederà, e il mercato è capace di promuovere grandi cambiamenti”, aggiunge il ministro.

NESVIK (MON. NORVEGIA): FONDI E APP CONTRO PLASTICA IN MARE

“Abbiamo messo un sacco di soldi sul tema del recupero della plastica dal mare, e l’anno prossimo ne metteremo ancora di più” spiega ancora Harald T. Nesvik, ministro della Pesca e dei prodotti ittici norvegese.

Per quel che riguarda la plastica “abbiamo realizzato un sistema per cui non solo il settore della pesca ma anche gli altri recuperino dall’ambiente la propria plastica- spiega Nesvik- Abbiamo anche bisogno di un sistema anche per recuperare la plastica della quale non si conosca la provenienza. Inoltre spendiamo anche molti soldi per quelle che chiamiamo le ‘reti fantasma’”, quelle abbandonate in mare, “così come per le nasse per la cattura dei crostacei lasciate sui fondali”.

Oltre a ciò “abbiamo anche delle norme speciali che stabiliscono il dovere, l’obbligo, di recuperare le reti perse- spiega il ministro- Abbiamo realizzato anche un sistema che si basa su una app per cellulari, se si pesca sottocosta e si perde la rete, può accadere, non bisogna andarsene ma si deve segnalare il punto in cui la rete è finita in modo da poterla recuperare in seguito”.

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