Sri Lanka, sostegno a Rajapaksa dalla comunità singalese di Napoli

Il candidato del Fronte popolare, Gotabaya Rajapaksa, ha vinto le elezioni al primo turno ottenendo il 52,25% delle preferenze
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NAPOLI – “Abbiamo lavorato per quasi quattro anni, dall’Italia, per sostenere Rajapaksa. Ora lui è l’unico, grande vincitore”. Lal Gamage è il segretario della comunità singalese più numerosa d’Italia, quella di Napoli. Ex militante comunista e aspirante giornalista durante gli anni dell’università, ha lasciato il suo Paese da oltre 30 anni, per migliorare le sue condizioni economiche e sfuggire alla guerra civile.

L’agenzia ‘Dire’ lo ha incontrato insieme alla moglie, Premila Fernando Warnakasuriya. L’intervista si svolge all’indomani delle elezioni presidenziali di sabato, che hanno sancito la vittoria al primo turno del candidato del Fronte popolare dello Sri Lanka, Gotabaya Rajapaksa, a cui è andato il 52,25% delle preferenze. Si è fermato al 41,99%, invece il candidato Sajith Premadasa del Partito nazionale unito, precedentemente al governo.

Come i due incontrati dalla Dire, molti singalesi sono grati a Gotabaya Rajapaksa per l’operato svolto quando era ministro della Difesa, durante la presidenza del fratello Mahinda Rajapaksa. A Gotabaya, infatti, viene attribuito il merito di aver posto fine al conflitto civile, durato più di 25 anni (dal 1983 al 2009), contro i separatisti tamil.

Una pace raggiunta, per ammissione dello stesso Lal Gamage, “con il pugno di ferro”: gli esperti Onu accusano le truppe governative di aver ucciso circa 45mila civili tamil nei mesi finali della guerra.

Lal Gamage e Premila Fernando, però, non hanno dubbi: le accuse di violazione dei diritti umani sono politicamente motivate e funzionali alla politica di espansione statunitense verso l’Africa e l’Asia. Così hanno deciso di sostenere un nuovo governo dei Rajapaksa, più vicini alla Cina: secondo Lal Gamage, “durante la guerra, l’America faceva pressioni per dividere il Paese, mentre Russia e Cina hanno spinto perché restasse unito”.

Più ancora di queste letture ha forse pesato un trauma più recente: l’attentato di Pasqua rivendicato dal cosiddetto stato islamico, in cui sono morte centinaia di persone. “Mi sono dispiaciuta tanto quando ho visto quel bombardamento nelle nostre chiese” dice Premila: “Quella gente umile, innocente… sono morte 300 persone, 500 sono ancora in ospedale. Abbiamo avuto un grande dolore per questo, e abbiamo pensato che la colpa fosse del governo precedente, perché loro sapevano, e hanno lasciato fare questo bombardamento”.

I singalesi, prevalentemente buddisti, rappresentano circa due terzi della popolazione dello Sri Lanka. Gli induisti sono il 12,6%, i musulmani il 9,7% e i cristiani il 7,5%. Premila Fernando, cristiana, ha sposato un buddista: “Prima delle differenze religiose – dice – viene l’umanità“.

Con la collaborazione di Ramì Gunarathne.

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