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In Bangladesh il prezzo delle cipolle sale alle stelle, vi anche dalla tavola del premier

All'origine dell'aumento del prezzo della cipolla di quasi dieci volte, da 30 taka, circa 30 centesimi di euro, a 260 taka al chilo, il blocco delle esportazioni da parte della vicina India
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ROMA – Il malcontento causato in Bangladesh dall’aumento record del prezzo della cipolla, elemento portante della dieta locale, ha costretto le autorità a importazioni di emergenza via aereo. La premier Sheik Hasina, poi, è stata spinta a eliminare il vegetale dal suo menù.

All’origine dell’aumento del prezzo della cipolla di quasi dieci volte, da 30 taka, circa 30 centesimi di euro, a 260 taka al chilo, il blocco delle esportazioni da parte della vicina India, che aveva a sua volta ridotto l’invio della materia prima all’estero a causa dei danni sui raccolti provocati dai monsoni.

La crisi della cipolla si è fatta sentire anche nella residenza Sheik Hasina. “La primo ministro ha smesso di utilizzarla nei suoi piatti” ha detto ai giornalisti il portavoce Hasan Jahid Tusher. Per correre ai ripari le autorità hanno fatto arrivare grosse quantità di cipolla anche via mare. Stando alla stampa locale, il prodotto giunto in questi giorni nel grande porto di Chittagong proviene da Egitto, Turchia e Myanmar. Nel frattempo, la Trading Corporation of Bangladesh (Tcb), compagnia gestita dal ministero delle Finanze, ha iniziato a distribuire cipolle al prezzo calmierato di 45 taka al chilo, causando lunghe file di persone nella capitale Dhaka. In Bangladesh intanto non si placano le polemiche. La premier è stata accusata di non riuscire a impedire l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e in questi giorni si sono susseguite le proteste, organizzate sia dai principali partiti di opposizione, sia dalle associazioni degli studenti. Multe e sanzioni sono state poi inflitte a 2.500 persone accusate di aver lucrato sul prezzo della cipolla, ha annunciato un dirigente del governo, parlando di “racket“.

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