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Kasia Smutniak debutta alla regia alla Festa del Cinema di Roma: “Il muro più difficile da abbattere è l’indifferenza”

L'attrice e regista presenta alla kermesse il documentario 'Mur': "La verità è impopolare da sempre"

Pubblicato:19-10-2023 14:10
Ultimo aggiornamento:19-10-2023 14:10
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ROMA –  Alla 18esima Festa del Cinema di Roma il debutto alla regia di Kasia Smutniak. L’attrice e regista racconta le migliaia di profughi bloccati alla frontiera tra Polonia, Paese Natale di Smutniak, e Bielorussia nel documentario ‘Mur’ (prodotto da Fandango e dal 20 ottobre al cinema con Luce Cinecittà).

MUR, SMUTNIAK: “IL MURO PIÙ DIFFICILE DA ABBATTERE È L’INDIFFERENZA”

Oggi il muro (‘mur’ in polacco, ndr) più difficile da abbattere è l’indifferenza. Questo è stato il mio punto di partenza”, ha detto Smutniak all’agenzia Dire. “Sì, volevo raccontare questo tramite i muri fisici – cioè quello che era in costruzione al confine con la Polonia, il muro all’interno del ghetto ebraico di Litzmannstadtoppure oppure il muro che ho vissuto e che mi ha in qualche maniera condizionato la vita ovvero il muro di Berlino – e i muri naturali, come i boschi o il Mar Mediterraneo. Ma esistono anche dei muri invisibili. E quei muri sono quelli più difficile da raccontare. Forse si può tentare di mostrarli tramite le emozioni”.

MUR, IL DOCUMENTARIO AL CONFINE TRA POLONIA E BIELORUSSIA

Il documentario è stato girato a marzo 2022, nei giorni in cui la Russia ha invaso l’Ucraina e l’intera Europa si è mobilitata per dare asilo ai rifugiati. Il Paese che si è distinto per tempestività è stata la Polonia e che aveva appena iniziato la costruzione del muro più costoso d’Europa per impedire l’entrata di altri rifugiati. Una striscia di terra che corre lungo tutto il confine bielorusso, chiamata zona rossa, impedisce a chiunque di avvicinarsi e vedere la costruzione del Muro.


MUR, SMUTNIAK: “I POLACCHI SONO ANDATI AL VOTO, SI SONO RISVEGLIATI”

Il 15 ottobre la Polonia è andata al voto. Le lezioni hanno visto la vittoria di Donald Tusk dell’opposizione liberale ed europeista. “Mi aspetto che venga fatta giustizia rispetto a quello che ha vissuto il mio Paese negli ultimi otto anni. Ci aspettiamo tutti un grande cambiamento, ma quello che è cambiato già è il fatto che le persone si siano svegliate: il 74% di affluenza elettorale è un dato enorme soprattutto perché la stramaggioranza di queste persone erano le donne e i giovani dai 18 ai 30 anni“, ha sottolineato Smutniak. “Questo vuol dire che quella sensazione di pigrizia e di poca fiducia nella politica e nelle tue possibilità da cittadino di poter fare la differenza è stata abbattuta da un’ondata di persone che si sono risvegliate“.

MUR, SMUTNIAK: “LA VERITÀ È IMPOPOLARE DA SEMPRE”

La verità non è mai stata popolare. Noi oggi viviamo in un momento di grande confusione e ci si chiede spesso ‘cos’è la verità?’ Noi – ha detto Smutniak all’agenzia Dire – abbiamo l’accesso alla verità e lo abbiamo creato con i mezzi come internet e successivamente con i social media“. Per la regista “la verità non fa parte delle cose primarie di cui l’essere umano ha bisogno. E così abbiamo creato un mondo fittizio e nonostante sappiamo che non è vero continuiamo ad questa falsità”. 

Kasia Smutniak esordisce alla regia con un film che è allo stesso tempo un diario intimo e una denuncia. Il percorso, un incerto e rischioso viaggio nella zona rossa dove l’accesso non è consentito ai media, inizia davanti a un muro e davanti a un altro muro finisce. Grazie all’aiuto di attivisti locali e con una leggerissima attrezzatura tecnica, la regista raggiunge il confine e filma ciò che non si vuole raccontare. Il primo muro respinge i migranti che arrivano da terre lontane attraversando il bosco più antico d’Europa, una frontiera impenetrabile in un mare di alberi. Puszcza Bialowieza, così si chiama quel bosco, che, proprio come il mare, è un elemento nuovo per le migliaia di persone che tentano il viaggio. Il secondo, quello di fronte alla finestra di casa dei nonni, dove la regista giocava da bambina, è il muro del cimitero ebraico del ghetto di Litzmannstadt. Cercando di riconciliarsi con il proprio passato, Kasia Smutniak torna a casa con una forte consapevolezza: “l’accoglienza non deve fare distinzioni, chiunque sia in pericolo va soccorso, un continente che si definisca democratico non innalza muri”, si legge tra le note di regia.

MUR, SMUTNIAK: “NON BASTA LEGGERE UN GIORNALE PER CAPIRE IL MONDO”

Questo progetto è nato perché ho imparato ad usare lo strumento dell’informazione. Oggi non basta comprare un giornale e pensare che il mondo sia quello raccontato lì, ma è necessario verificare le fonti e capire dove sia la verità. E questo richiede tempo. Per esempio, per poter capire cosa sta succedendo sulla Striscia di Gaza guardo i telegiornali europei, quelli americani ma anche la versione inglese e araba di Al Jazeera. Insomma, non possiamo accettare un’unica verità che ci viene data oggi perché è evidente che non funziona così. Bisogna essere un po’ più attenti a quello che ci viene proposto”, ha concluso Smutniak.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it


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