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Gilead premia 58 ricerche contro malattie infettive e del sangue

Bandi Gilead Milano
In dieci anni Gilead ha investito oltre 11 milioni di euro in 486 progetti, sviluppati con l'intenzione di migliorare la qualità di vita dei pazienti
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MILANO – “Far sì che ricercatori, ricercatrici e associazioni di pazienti, all’interno delle proprie comunità, possano rendere possibile l’impossibile e trasformare le loro idee in iniziative concrete. Questo è lo spirito dei nostri bandi”. Così Cristina Le Grazie, direttore medico di Gilead Sciences, in apertura della cerimonia durante la quale, stamane a Milano, è stata celebrata la decima edizione dei bandi Gilead. Bandi che sono stati immaginati e poi sviluppati per sostenere la ricerca scientifica e sociale nell’area delle malattie infettive e oncoematologiche (in particolare Hiv/Aids, epatite C e linfomi).

Un momento, quello di oggi in fondazione Feltrinelli, per premiare i 58 vincitori 2021 dei due bandi (uno per la ricerca scientifica e uno per i progetti socio-assistenziali, appunto). A loro Gilead assegnerà complessivamente oltre un milione di euro per realizzare i loro progetti entro i prossimi 12 mesi. “Progetti di grande valore”, ha aggiunto Le Grazie, commentando non solo gli ultimi premiati ma in generale i 486 lavori finanziati con oltre 11 milioni di euro in dieci anni. Dieci anni in cui, ha sottolineato infine Le Grazie, “abbiamo lavorato per costruire un sistema equo, trasparente, innovativo e solidale” e quindi “migliorare la salute e la qualità di vita dei pazienti con patologie gravi”.

Dieci anni, inoltre, di “sogni e sfide” in medicina, come ha sintetizzato Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico dell’Humanitas di Milano, che nel suo intervento ha illustrato i principali passi della storia della medicina e della cura alle malattie infettive, dal primo vaccino inoculato in Occidente trecento anni fa sino agli studi internazionali di oggi contro il Covid-19.

Spazio poi ai protagonisti della cerimonia, ovvero i vincitori. Tra loro, molti ricevono da anni il sostegno di Gilead. Un esempio è quello portato da Paolo Meli, coordinatore dell’area Hiv/Aids della comunità Emmaus di Bergamo; l’associazione, da trent’anni, è impegnata nell’accoglienza dei malati e nel superamento dello stigma sociale attraverso la sensibilizzazione dei giovani e della popolazione generale. Oppure Lucia Ercoli, fondatrice dell’istituto di medicina solidale di Roma, che mappa le periferie della città e inserisce in percorsi di cura adeguati le fasce più vulnerabili, con particolare attenzione alle donne, intervenendo così sulla diffusione delle infezioni sessuali.

O ancora l’equipe di lavoro di Paolo Sportoletti, professore di ematologia all’università di Perugia, che grazie a Gilead sta disegnando una traiettoria di ricerca utile a trovare terapie più precise e meno tossiche per la cura dei linfomi, tumori del sangue particolarmente aggressivi e talvolta ancora poco curabili con le tradizionali chemioterapie.

LE GRAZIE: “VINCENTE IL SOSTEGNO ALLA RICERCA”

Un’iniziativa che “sostiene la ricerca e i progetti socio-assistenziali” a beneficio dei pazienti e al contempo “premia la qualità” grazie a una “commissione esterna composta da figure di grande rilievo scientifico nazionale e internazionale”. Così Cristina Le Grazie, direttore medico di Gilead Sciences, parlando con la ‘Dire’, sintetizza il lavoro di Gilead a favore della ricerca nell’area della malattie infettive od oncoematologiche e del sostegno ai pazienti.

Le parole di Le Grazie arrivano a margine della cerimonia durante la quale, stamane a Milano, è stata celebrata la decima edizione dei bandi Gilead, azienda statunitense che lavora nel settore dei farmaci innovativi. Un momento, quello di oggi in fondazione Feltrinelli, peraltro, organizzato per premiare i 58 vincitori dei due bandi di quest’anno ai quali sarà assegnato complessivamente oltre un milione di euro per realizzare i loro progetti entro i prossimi 12 mesi. “Quando, dieci anni fa, abbiamo iniziato a finanziare progetti di ricerca, ci siamo accorti che non c’era la cornice organizzata adeguata per selezionare i migliori- prosegue-. Per questo, non senza difficoltà, abbiamo creato i bandi Gilead per i ricercatori ma anche per le associazioni di pazienti”.

Una scelta che, dopo dieci anni, Le Grazie definisce “importante e vincente a giudicare dai risultati”: oltre 11 milioni di euro per 486 progetti sviluppati con l’intenzione di migliorare la qualità di vita dei pazienti, gli esiti della malattia o favorire il raggiungimento di obiettivi di salute pubblica. Conclude infine il direttore: “Quest’anno aggiungiamo due premi speciali, uno per i progetti che coinvolgono il paziente sin dalla fase ideativa del progetto stesso, l’altro invece che riguarda l’inclusione delle popolazioni fragili ed emarginate”.

ERCOLI: “COSÌ MAPPIAMO LE PERIFERIE ROMA E CURIAMO LE DONNE”

Offrire la possibilità concreta di conoscere il proprio stato di salute, accedere a terapie adeguate ed essere quindi inseriti in corretti percorsi diagnostici, con particolare attenzione alle infezioni a trasmissione sessuale. In poche parole, contrastare le diseguaglianze di salute per le fasce di popolazione vulnerabili e marginali nelle periferie della città metropolitana di Roma. Questo è il lavoro portato avanti dall’Istituto di Medicina Solidale Onlus Roma, presente stamane alle celebrazioni della decima edizione dei bandi Gilead per il sostegno della ricerca scientifica e di progetti socio-assistenziali. L‘istituto romano fondato dalla dottoressa e docente di malattie infettive a ‘Tor Vergata’ Lucia Ercoli, grazie al sostegno di Gilead, ha fatto una “mappatura del disagio estremo nelle periferie nascoste della città metropolitana di Roma, indicando occupazioni e insediamenti anomali, cioè quelle condizioni abitative di assoluta precarietà in cui vivono migliaia di persone” racconta Ercoli alla ‘Dire’.

Persone, prosegue, “costrette a una sorta di invisibilità sociale anche per il timore di essere individuate e sgomberate, come più volte abbiamo visto, con sradicamenti” che ledono i diritti costituzionali di queste persone, a partire dal diritto alla salute. “Ci siamo impegnati– conclude Ercoli- soprattutto per rendere fruibile a tutti” tale diritto “con particolare riguardo alla salute della donna, il soggetto più vulnerabile all’interno di questi contesti, sia per provenienza etnica sia per possibilità culturale perchè la maggior parte delle donne che incontriamo è scarsamente alfabetizzata” e non possiede, dunque, sufficienti informazioni in ambito di prevenzione e cura.

DA EMMAUS TEST ANTI AIDS ANONIMI A 2.000 STUDENTI

Trent’anni fa hanno aperto la prima casa alloggio per malati di Aids in provincia di Bergamo. Poi, col passare degli anni, è stato “naturale occuparci delle nuove generazioni, lavorando con le scuole” non solo per “superare lo stigma” di cui erano vittima i malati ma anche “sensibilizzare i giovani” sul fronte della salute sessuale. Parlando con la ‘Dire’, così racconta Paolo Meli, coordinatore area Hiv/Aids di comunità Emmaus di Bergamo, l’impegno pluridecennale della sua associazione.

Meli ha partecipato stamane alla cerimonia durante la quale, a Milano, è stata celebrata la decima edizione dei bandi Gilead a favore della ricerca nell’area delle malattie infettive od oncoematologiche e del sostegno ai pazienti. “Il premio che Gilead ci ha riconosciuto- prosegue Meli a margine dell’evento- ci consente di sviluppare ulteriori azioni rivolte ai giovani studenti della bergamasca” e di coinvolgerli “da protagonisti” in progetti di formazione, informazione e sensibilizzazione. Ancora più importante questo sforzo, sostiene Meli, dal momento che “il tema della salute sessuale è particolarmente trascurato e ostacolato nei contesti scolastici“.

Con il sostegno di Gilead, dunque, Emmaus ha lavorato con 18 istituti superiori della provincia di Bergamo, per un totale di oltre 2.000 studenti partecipanti tra il 2019 e il 2020. Nel contesto di ‘Bergamo fast track city’ (una campagna di sensibilizzazione e testing gratuito del virus dell’Hiv) e collegato ad azioni di offerta del test rapido anonimo e gratuito, il progetto ha affrontato con successo le difficoltà del lockdown. Alla fine, un centinaio di elaborati sono stati prodotti dai ragazzi e con questi risultati Emmaus ha realizzato altro materiale informativo a beneficio della popolazione generale.

“E in questo sono molto bravi- aggiunge Meli- nel cogliere cioè messaggi di prevenzione e di lotta allo stigma” nei confronti di malattie “non più di moda oggi” eppure ancora così impattanti sulla vita dei giovani, e poi tradurre quegli stessi messaggi “in un linguaggio che noi adulti non riusciremmo a individuare”.

IL TALLONE D’ACHILLE DEI LINFOMI? GILEAD SOSTIENE PERUGIA

Curare i linfomi del sangue con terapie alternative “cercando dei bersagli molecolari, sorta di talloni d’Achille delle cellule, su cui pensiamo di costruire nel futuro delle terapie sempre più precise e meno tossiche che possano aumentare la sopravvivenza e la qualità di vita dei nostri malati”. A parlare con la ‘Dire’ è Paolo Sportoletti, professore associato in Ematologia presso l’Università degli studi di Perugia, beneficiario del finanziamento di Gilead Science.

Il riconoscimento gli è stato conferito durante la decima edizione dei bandi Gilead a favore della ricerca nell’area delle malattie infettive od oncoematologiche e del sostegno ai pazienti di cui stamane, a Milano, si è svolto l’evento di premiazione. “Il supporto di Gilead- prosegue Sportoletti- ci sta aiutando da diverso tempo a disegnare una traiettoria di ricerca che serva in quest’ultima fase a cercare nuove possibilità e meccanismi in particolari tumori del sangue” come i linfomi, ossia patologie, spiega il docente, “che colpiscono le nostre ghiandole e i nostri globuli bianchi e che sono in alcuni casi estremamente aggressivi e hanno poche chance terapeutiche con le attuali chemioterapie”.

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