Il dramma di mamma Chiara: “Mia figlia, tre anni, collocata dal padre che ha procedimento per abusi”

SPECIALE MAMME CORAGGIO | L'avvocato Coffari: "Pericoloso tutelare la bigenitorialità prima dell'integrità dei bambini"
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – “Ipercurante, avviluppante”. Così la Ctu descrive Chiara (nome di fantasia), la mamma coraggio che a DireDonne ha raccontato la sua paura scoppiata da quando, il 2 ottobre, un provvedimento del Tribunale ordinario di Treviso ha stabilito ‘il collocamento di sua figlia di 3 anni presso il padre’ chiedendo ai Servizi sociali il monitoraggio di quanto stabilito. Chiara era sconvolta e incredula quando lo ha raccontato: “Il capovolgimento della situazione- ha spiegato- è avvenuto con la richiesta di opposizione all’archiviazione eseguita dal mio avvocato all’interno del procedimento penale aperto dai Servizi sul padre per presunti abusi sessuali sulla bambina. Era da più di un anno che chiedevo in CTU che la situazione fosse valutata e monitorata dai Servizi Sociali, insieme ad una visita neuropsichiatrica infantile: il padre e la CTU hanno sempre negato tutto ed io sono sempre rimasta inascoltata”.

Il legale di Chiara, l’avvocato Girolamo Andrea Coffari, ha presentato un’istanza urgente per bloccare l’ordinanza, ma è stata respinta. “Inutile incoraggiare le donne, le madri- ha detto Coffari- a denunciare le violenze domestiche subite, in prima persona o dai loro figli, se poi vengono punite proprio in ragione di queste denunce da psicologi consulenti del Giudice che applicano una cultura ideologica negazionista, che in questo momento storico, almeno in Italia, pare andare per la maggiore, e in ragione della quale tolgono loro i figli per affidarli proprio ai padri indicati come inadeguati o violenti, fisicamente o psicologicamente. È necessario che si modifichino completamente le modalità d’indagine e valutazione dei casi di violenza domestica. Dovrebbero esserci- ha specificato Coffari- ripetute visite presso i domicili per valutare le effettive capacità genitoriali ed evitare che le madri protettive da vittime siano falsamente accusate come malevole o alienanti con risultati disastrosi e tragici per bambini e madri”.

La CTU nella storia di Chiara ha sostenuto di ‘non dover stabilire la fondatezza delle dichiarazioni ed evidenze medico-legali’ sugli abusi di cui riferisce la piccola Angela (nome di fantasia). La bambina, che non ha ancora 4 anni, frequenta il secondo anno della materna, vive con la mamma, una donna quarantenne, medica. ‘Sono tornata nella casa genitoriale lasciando quella matrimoniale dopo reiterate scenate, violenze verbali e psicologiche che dato l’impegnativo periodo puerperale e di allattamento non riuscivo più a reggere‘ ha raccontato Chiara alla Dire parlando di “critiche, isolamento, svilimenti, parolacce, urla, pugni sul muro, violenza psicologica dominante. Sono sempre stata disponibile a fare incontrare il padre con la bambina, anche se era piccolissima. Per un anno- ha ricordato- nel 2018, la vedeva come lui stesso desiderava: un’ora ogni settimana, ogni dieci giorni. A fine 2018 ha chiesto una separazione giudiziale dicendo che non vedeva nostra figlia, ma era tutto falso” ha dichiarato Chiara.

Quando ritorna al passato, parla di un fidanzato perfetto: ‘Ha iniziato a trattarmi male quando avevo dolori e dovevo stare a letto per mesi a causa di una gravidanza patologica. Avevo timore di lui, ho iniziato nel tempo ad avere addirittura dermatiti su tutto il corpo ogni volta che faceva scenate. Ho fatto percorsi di riconciliazione, ho provato di tutto, ma poi, anche per la bambina sono dovuta andar via. Lui ha giurato che mi avrebbe portato via Angela, che voleva ‘rovinarmi e farmi passare la voglia di essere nata’’.

‘La CTU è iniziata a febbraio 2019 ma nulla di ciò che riferivo- ha ribadito Chiara alla Dire- sembrava preso sul serio né appurato. Però- ha detto con un nodo alla gola- la bambina dopo un incontro in piscina con il padre a maggio 2019 piangendo mi ha riferito ‘papà mi ha fatto male qui’ indicando le sue parti intime. Da quel giorno i racconti si sono moltiplicati, la piccola ha iniziato a regredire, ad avere disturbi del sonno e della concentrazione. Mia figlia mi ha ripetuto tutti i giorni, per una settimana intera, le stesse cose: ‘Che papà le aveva fatto male li’. Ho lasciato che la bimba parlasse, senza insistere, né incalzare. Ho fatto anche due video alla piccola senza che se ne accorgesse: questi suoi riferiti, mi ero resa conto, sorgevano sempre quando le cambiavo il pannolino. Quando ho parlato di questo alla CTU non mi ha creduta, anzi, mi ha criticata fortemente come se fingessi, come anche la Ctp della controparte. La bambina ha iniziato ad avere atteggiamenti sessualizzati e che mimavano atti sessuali in modo esplicito”. Successivamente ‘anche la maestra d’asilo- ha aggiunto Chiara- notava che la bimba dava morsi ai maschietti’.

Chiara ha fatto fatica a raccontare, era sconvolta. “La CTU, nonostante i riferiti della bambina, l’ipersessualizzazione, la paura e i pianti inconsolabili prima di incontrare il padre- ha dichiarato- ha continuato ad ignorare la sofferenza di mia figlia. Mi hanno obbligata a forzare mia figlia, anche se piangeva disperata. Dopo gli incontri tornava sfinita e seguivano notti di incubi”. Ha aggiunto: “Ho anche chiesto una visita neuropsichiatrica per appurare quanto accadesse ad Angela, ma CTU e padre l’hanno sempre negata. La CTU si è chiusa a settembre 2019- ha continuato la mamma- disponendo un collocamento presso di me, affidamento condiviso, con tre incontri con il padre alla settimana, senza pernotti. Iniziato questo regime di incontri Angela- ha detto Chiara- ha iniziato a presentare encopresi ed enuresi quando tornava dal padre e continuava ad avere comportamenti riconducibili ad ipersessualizzazioni, congrue con l’ipotesi di abuso sessuale. Parlava di ‘segreti con il papà’. La bambina è stata visitata il 13 maggio da una ginecologa specializzata che ha riscontrato una lesione nelle parti intime compatibile con l’ipotesi di abuso sessuale. Diagnosi confermata da un noto medico legale e psichiatra forense che ha potuto analizzare le fotografie. A fine giugno la bambina è tornata dopo un incontro con il padre con un’evidente lesione a livello vulvare, documentata anche da una visita eseguita in pronto soccorso pediatrico”.

Ha detto Chiara: “Alla ripresa dell’anno scolastico Angela piangeva disperata dicendo che non voleva andare dal padre. Le maestre la prima volta mi hanno chiamata, non sentendosela di lasciare la bimba così. Poi l’hanno sempre lasciata andare con il padre, visto il provvedimento del Giudice. La CTU, dopo due incontri su zoom tra noi genitori e Ctp ed altri due in cui ha visto la sofferenza della bambina prima di andare o restare dal padre, ha consigliato il collocamento proprio presso il padre. Da qui l’ordinanza del Giudice”.

“Togliere i figli alle madri per affidarli ai padri indicati dai figli come abusanti o violenti- ha sottolineato l’avvocato di Chiara, Coffari- è una soluzione non solo priva di etica, scienza e buon senso, ma è frutto di una cultura che giustifica, sottovalutandola, la violenza intra familiare discriminando donne e bambini. L’ideologia dell’alienazione parentale mira a discriminare e punire le vittime della violenza domestica (quasi sempre donne e bambini). È un’ingiustizia basata sulla colpevole sottovalutazione della violenza”. Il legale Coffari ha ribadito in tutta la sua istanza ‘l’assurdità – come si legge anche nel documento – di un rischio non chiarito in ambito penale che grava su una bambina, in nome di un diritto alla bigenitorialità che diventa assurdamente più importante dell’integrità psico-fisica della minore”.

“Sono sempre stata una persona seria, corretta, onesta, impegnata- ha detto Chiara- ho sofferto molto per mio marito, rivelatosi diverso da come si era presentato nel fidanzamento e nei primi tempi del matrimonio. Non sono più tornata a casa con lui per tutelare mia figlia e me, ed ho riferito solamente quanto accaduto. E oggi- ha chiuso Chiara con un filo di voce- vivo nel terrore di non sapere se Angela potrà sorridere ancora. Chiedo aiuto: devo salvare mia figlia da questa drammatica e tragica ingiustizia… mi sono ritrovata nel peggiore degli incubi. Non è possibile’.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

19 Ottobre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»