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La storia di Claudia Hausmann, volontaria Afron: “Fortunata ad essere nata in questa parte del mondo”

Il suo incontro con l'associazione oncologia per l'Africa onlus (Afron) dopo la diagnosi di cancro al seno: "Solo grazie alle cure che ho potuto fare in Italia posso dire di essere viva"

Pubblicato:19-10-2020 10:11
Ultimo aggiornamento:17-12-2020 20:04
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ROMA – “Mi sento riconoscente e fortunata perché non ho alcun merito per essere nata qui, in questa parte del mondo“. A spiegare così la sua scelta di essere volontaria di Afron, oncologia per l’Africa onlus, associazione da dieci anni impegnata nella lotta ai tumori in Uganda, è Claudia Hausmann, 50 anni, che quando ne ha 38, a Milano, nel pieno della carriera, di una vita felice e con un figlio di meno di 3 anni, riceve la diagnosi di cancro al seno.
Da quel momento all’operazione passano una manciata di giorni: “Mastectomia e ricostruzione con protesi, chemio, terapia monoclonale perché il mio tumore– come racconta alla Dire- era bello aggressivo, Her2 positivo. Svuotamento ascellare, tanta fisioterapia per il braccio, ero arrivata a pesare 40 kg sotto chemio, vomitavo sempre”.

La rinascita arriva verso la fine del percorso con il trasferimento da Milano a Roma. “La normalità é stato un rifiorire- racconta- tornando a Roma ho lasciato il lavoro nel marketing e ho cambiato vita, avendo avuto il privilegio di poterlo fare. La priorità era stare con mio figlio e ho ripreso in mano il canto, la mia grande passione”. L’incontro con l’Uganda arriva “a novembre 2016. Sono stata invitata a Kampala dal precedente ambasciatore- racconta- per la settimana della cultura italiana e ho cantato con la band locale.
Tra gli invitati, ad ascoltarmi, c’era Titti Andriani, la presidente di Afron. Stando lì mi sono resa conto del mio enorme privilegio- confessa Claudia- solo grazie alle cure che ho potuto fare in Italia posso dire di essere viva”. Da quella serata, a Roma, Claudia Hausmann è diventata la voce di Afron e organizza “serate gratuite per raccolte fondi”.
Alle donne raccomanda la prevenzione che lei seguiva annualmente: “Mi vengono i brividi- ammette- quando sento di persone che non si controllano. È necessario”. L’invito per le donne che stanno affrontando la malattia è di “non mollare e affidarsi a una figura di riferimento durante il percorso, qualcuno di cui fidarsi: per me- racconta- è stata Alessandra Gennari, ora primaria oncologa a Novara e diventata un’amica”. La forza Claudia l’ha tirata fuori grazie a suo figlio: “Non esiste che muoio, devo vederlo crescere”, ripeteva di continuo a se stessa. Ora, nonostante sia tutto fermo per la pandemia, pensa ai prossimi progetti: “Non sono mai andata in missione con Afron in Uganda– ammette- ci vorrei proprio andare”.


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