Da Happy Days all’Oscar, Ron Howard ripercorre la sua carriera alla Festa del Cinema di Roma

Il regista ha incontrato il pubblico e raccontato aneddoti poco noti della sua esperienza da regista e attore
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ROMA – Ron Howard torna ad essere protagonista alla Festa del Cinema di Roma. Dopo aver presentato ieri il suo docu-film “Pavarotti”, oggi il regista e’ tornato all’Auditorium Parco della Musica per incontrare il pubblico e ripercorrere la sua straordinaria carriera. A condurre l’incontro come al solito il padrone di casa, Antonio Monda. Howard ha parlato dei suoi esordi in tv, ricordando quando, durante le riprese della serie “Andy Griffith Show”, ad appena 7 anni, per la prima volta un suo suggerimento su come interpretare una battuta venne preso in considerazione: “Mi emozionai tantissimo”. Fu allora che Howard iniziò a sentirsi parte di una squadra in cui ogni giocatore è fondamentale. Una squadra diversa su ogni set. Si passa così dalla ‘rude Hollywood’ dei primi ruoli, al nord della California di “American Graffiti”, dove sul set “i giovani parlavano di cinema come arte”.

Prima però Howard ha riservato una doverosa parentesi a ‘Happy Days’, ricordando con affetto la serie tv che ha segnato il suo successo mondiale, ma che, fa sapere il regista, “ebbe successo in Italia prima che altrove e per questo vi ringrazio”. Dalla tv al cinema, Howard ha avuto anche la possibilita’ di recitare al fianco di grandi star, come ad esempio John Wayne, nel suo ultimo film “Il pistolero”. “Non lo consideravo un grande attore, ma sul set si stabilì un bellissimo rapporto. Aveva un ritmo tutto suo, aggiungeva quella pausa, alla John Wayne. La cosa che lo contraddistingueva maggiormente era la sua etica, lo stesso vale per Bette Davis e Henry Fonda. Un’etica che non veniva mai meno all’etica e che ho ritrovato anche in Pavarotti. Per me aveva le stesse qualità loro. Non si risparmiava mai”.

Di Bette Davis il regista ha raccontato anche degli aneddoti divertenti, legati alla supponenza della diva e al fatto che non sopportasse di essere diretta da un ragazzo poco più che ventenne. “Mi chiamava Mr. Howard, la pregai di non farlo, ma mi rispose che non mi avrebbe chiamato per nome finché non avesse capito se gli ero simpatico o meno”. Quel giorno arrivo’ quando ritenne utile un consiglio che il regista le diede sul set. “Finite le riprese mi disse ‘ci vediamo domani Ron’, e mi diede una pacca sul culo”, ha dichiarato Howard suscitando le risate della sala Sinopoli.

C’e’ stata anche occasione di parlare di un sogno che il regista aveva da bambino, ossia quello di diventare giornalista. “E’ un mondo che mi affascina e al quale ho potuto avvicinarmi dirigendo “The Paper”, ha dichiarato.”Secondo me il ruolo del giornalista al giorno d’oggi è sempre più complicato, ma allo stesso tempo importante da svolgere, cosi’ come la trasparenza e una condivisione democratica delle idee. I giornalisti devono avere il coraggio di una volta, affinché non vengano costruiti muri o divisioni sempre più profonde”. Infine Howard ha ringraziato Russell Crowe protagonista dei suoi “Cinderella Man” e “A Beautiful Mind”, film dedicato alla vita del matematico e premio Nobel John Nash, grazie al quale ha ottenuto l’Oscar per la migliore regia.

Last but not least Howard ha commentato una clip di “Rush”, pellicola che racconta l’intensa rivalità tra i piloti di Formula 1 James Hunt e Niki Lauda. “Ho sempre ammirato chi con passione punta a un obiettivo e arriva al risultato, come Lauda. E qui penso ancora a Pavarotti. Sì rivolse agli altri arrivando sempre più in alto. Tra poco sarà qui Wes Anderson, che ha fatto film che non riuscirei mai a fare e che mi generano invidia, ma allo stesso tempo mi spingono a migliorare, come avveniva tra Hunt e Lauda”

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19 Ottobre 2019
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