Papa Francesco: “Non fuggire dal popolo, ma dargli da mangiare”

Per Francesco, come per Benedetto XVI, si tratta di un "imperativo etico". All'udienza hanno assistito 35mila persone
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papa_francescoROMA  – “Dar da mangiare agli affamati. Dar da bere agli assetati”. È il doppio imperativo al centro dell’udienza del Papa, a cui oggi hanno partecipato 35mila persone.

Per Francesco, come per Benedetto XVI, si tratta di un “imperativo etico”: “La povertà in astratto non ci interpella: ci fa pensare, ci fa lamentare, ma quando tu vedi la povertà nella carne di un uomo, di una donna, di un bambino, bambino, questo sì che ci interpella”.

Lo ha detto, a braccio, il Papa, che sempre fuori testo, durante l’udienza di oggi, ha stigmatizzato “quell’abitudine che abbiamo di fuggire dai bisognosi, di non avvicinarci, o di truccare un po’ la realtà dei bisognosi, ma così ci allontaniamo da loro”.

Secondo il Pontefice invece “non c’è più distanza tra me e il povero, quando lo incrocio. In questi casi, qual è la mia reazione?”, ha chiesto il Papa ai fedeli: “Giro lo sguardo altrove e passo oltre? Oppure mi fermo a parlare e mi interesso del suo stato?”. “E se tu fai questo, non mancherà qualcuno che dica: ‘Questo è pazzo, parlare con il povero’. Al contrario, vedo se posso accogliere in qualche modo quella persona o cerco di liberarmene al più presto?”, il suo interrogativo, per poi aggiungere: “forse essa chiede solo il necessario: qualcosa da mangiare e da bere”.

“Quante volte recitiamo il Padre nostro, eppure non facciamo veramente attenzione a quelle parole: ‘Dacci oggi il nostro pane quotidiano'”, ha proseguito il Papa. “Di fronte a certe notizie e specialmente a certe immagini, l’opinione pubblica si sente toccata e partono di volta in volta campagne di aiuto per stimolare la solidarietà. Le donazioni si fanno generose e in questo modo si può contribuire ad alleviare la sofferenza di tanti”.

Per Francesco infine, “questa forma di carità è importante, ma forse non ci coinvolge direttamente”. Invece, “quando, andando per la strada, incrociamo una persona in necessità, oppure un povero viene a bussare alla porta di casa nostra, è molto diverso, perché non ci troviamo più davanti a un’immagine, ma veniamo coinvolti in prima persona. Non c’è più alcuna distanza tra noi e loro, e allora ci sentiamo interpellati”. (www.agensir.it)

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