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Napoli, nel giorno di San Gennaro il sangue si è sciolto. Ecco perché

ampolla sangue san gennaro
Quest'anno si è ripetuto il "miracolo" dello scioglimento del sangue del santo, contenuto in una ampolla
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Di Carmen Credendino e Maria Rita Graziani

ROMA – Il 19 settembre è il giorno in cui si festeggia San Gennaro, il patrono di Napoli, veneratissimo dai cittadini partenopei e conosciuto per il ‘miracolo del sangue’, che tutta la città attende con trepidazione nel giorno a lui dedicato. Oggi si è ripetuto il miracolo dello scioglimento del sangue contenuto nell’ampolla, come ha annunciato l’arcivescovo Domenico Battaglia nel Duomo di Napoli. Un lungo applauso ha accolto alle 10 il trasferimento dell’ampolla contenente il sangue di San Gennaro dalla Cappella del Tesoro del Duomo di Napoli all’altare: il contenuto della reliquia è apparso liquefatto e la gioia dei fedeli è stata il prologo di una messa solenne e partecipata.

L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO CON UN PENSIERO AGLI OPERAI WHIRLPOOL

Nella sua omelia l’arcivescovo Domenico Battaglia ha portato Napoli, nelle sue declinazioni. “Napoli è una pagina del Vangelo scritta dal mare”. Una città chiamata ad essere “un porto sicuro per i suoi figli” rifuggendo “da sterili logiche individualistiche. Nessuno ha in tasca la ricetta per il bene di Napoli – le parole di Battaglia – e per questo siamo chiamati ognuno a dare il proprio contributo”. L’appello dell’alto prelato: “Vorrei chiedere alla mia Chiesa di Napoli di mettersi sempre più al servizio di questa traversata verso il bene comune”.


Quella di Napoli è anche una pagina di Vangelo scritta dal fuoco, le sue radici sotterranee “sono luminose e incandescenti: nessun dolore, nessuna fatica, nessuna crisi sociale potrà mai spegnerle”. Ma per esserlo “è necessario custodire nel cuore la passione degli innamorati” e “investire sulla capacità generativa della creatività”. Battaglia ha citato quindi Alex Zanotelli, il missionario comboniano “capace nella sua anzianità di sognare come un bambino i cieli nuovi e le terre nuove tra le macerie di un vicolo di Napoli”. Nelle parole di don Mimmo c’è poi il richiamo alla “testimonianza dei laboriosi operai dell’amore” ed ai lavoratori Whirlpool anche oggi in lotta per chiedere la sospensione dei licenziamenti.


Napoli è una pagina del Vangelo scritta dal sangue. È una città “bagnata dal sangue di tanti dolori discreti e silenziosi, di tante vite spezzate prima di spiccare il volo, di tante vittime innocenti del male, dell’ingiustizia, della corruzione“. Nel cuore di Battaglia la parola sangue “fa risuonare” tanti nomi, volti, storie. Oggi, in particolare, il pensiero dell’Arcivescovo è andato a Samuele, il bimbo di tre anni morto venerdì dopo essere precipitato dal balcone di casa. Don Mimmo ieri ha incontrato la mamma ed il padre del piccolo ed ha chiesto ai fedeli di raccogliersi in preghiera per loro.


Solo chi ama Napoli sarà capace di amministrarla. Solo chi sentirà di appartenerle potrà servirla”, è stato il monito di Battaglia. Ed a coloro che “il popolo napoletano sceglierà per questo ruolo di servizio e di amore, una parola chiara: sarò con voi in tutte le battaglie che mettono al centro la persona ed il bene comune“. La politica “non può essere semplice gestione dell’esistente, ma è deve essere, progetto e tensione, sogno e profezia”.


Ad ascoltare al Duomo le parole dell’arcivescovo di Napoli il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e il vicesindaco del capoluogo campano Carmine Piscopo, il prefetto Marco Velentini ed il questore Alessandro Giuliano. Tra i sacerdoti sull’altare anche il cardinale Crescenzio Sepe. Alla funzione solenne hanno assistito i candidati sindaci Antonio Bassolino, in chiesa assieme alla moglie Anna Maria Carloni, ed Alessandra Clemente che ha preferito parteciparla tra le persone sedute all’esterno della cattedrale.

QUANDO SI SCIOGLIE IL SANGUE

Non tutti sanno però che l’evento in realtà ha luogo in tre date differenti nel corso dell’anno. Oltre al 19 settembre lo scioglimento del sangue può avvenire il sabato che precede la prima domenica di maggio oppure il 16 dicembre, giorno in cui nel 1631, durante l’eruzione del Vesuvio, si narra che l’esposizione del sangue e del busto di San Gennaro fermarono la lava che si stava dirigendo verso Napoli.

IL SANGUE DI SAN GENNARO, L’ORIGINE DELLA RELIQUIA

Originario di Napoli, Gennaro visse nella seconda metà del 200 e fu vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato. Il suo martirio si lega al contesto delle persecuzioni anticristiane di Diocleziano e lo portò ad essere decapitato 19 settembre del 305. La leggenda narra che una donna, tale Eusebia, durante il trasporto del feretro racchiuse il sangue di Gennaro in due ampolline che consegnò al vescovo. Gennaro, divenuto santo dopo la sua morte, ebbe da subito un ampio seguito tra i fedeli partenopei tanto che la sua venerazione assunse forme vicino al paganesimo.

In molti volevano essere sepolti vicini alla sua tomba e i fedeli iniziarono a portare doni al santo, tanto da generare, nel corso dei secoli, un vero e proprio tesoro che attualmente si stima valga di più di quello della regina di Inghilterra. Un tesoro di valore inestimabile, non solo e tanto a livello monetario, quanto per l’importanza riservatagli dai cittadini di Napoli. È per questo motivo che nessuno osa rubare nulla dal patrono della città. L’idea di poter compiere un’azione del genere è talmente assurda da aver generato una delle commedie più celebri di Totò, ‘Operazione San Gennaro’.

PERCHÉ IL SANGUE SI SCIOGLIE

In molti hanno provato a spiegare questo fenomeno in maniera scientifica. Tra questi ci sono tre scienziati dell’ Università di Pavia che hanno riprodotto in laboratorio lo “scioglimento del sangue”. Gli studiosi Luigi Garlaschelli, Franco Ramaccini e Sergio Della Sala hanno basato la loro teoria sulla tissotropia, ossia il fenomeno per cui alcune gelatine si liquefano quando viene agitato il recipiente che le contiene, esattamente ciò che succede quando vengono scosse le ampolle del sangue di San Gennaro davanti ai fedeli.

Per realizzare l’esperimento, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista ‘Nature’, sono stati utilizzati materiali reperibili già nel Medioevo, ossia carbonato di calcio (presente nei gusci d’uovo), sale, acqua e cloruro di ferro (che si trova in un minerale presente nei vulcani attivi, come il Vesuvio appunto). Il risultato è stato una sostanza scura e gelatinosa di un colore simile al sangue custodito nella cappella del Tesoro del Duomo di Napoli.

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