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Il filosofo Galimberti: “Non siamo mai liberi, ed è una fortuna”

galimberti filosofo
Presente per il FestivalFilosofia in corso a Modena, lo studioso spiega: "La libertà arriva con il mondo giudaico-cristiano, i greci sapevano che c'era la necessità, il destino"
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MODENA – “Siamo sempre determinati dalla nostra identità, non siamo mai liberi. È solo un’illusione e guardate che è una fortuna”. Irrompe con questa apocalisse di determinismo il filosofo Umberto Galimberti, a Modena in sala stampa, per presentare la sua lezione magistrale ai giornalisti nell’ambito di FestivalFilosofia, ed è una doccia fredda nell’evento dedicato alla libertà. Una tesi contestata però da Simona Forti, intervenuta poco dopo lo stesso Galimberti.


Non ci sono eccezioni e anche sulle lotte rivoluzionarie di emancipazione che hanno fatto la storia dell’umanità il filosofo dà una lettura che non lascia spazio a idealismi: “Sono state insurrezioni dal fondo religioso, escatologico, per la salvezza. Pensate alla rivoluzione francese – ha detto – era fondata su ideali cristiani. La libertà arriva con il mondo giudaico-cristiano, i greci, gente seria, sapevano che c’era l’ananke, la necessità, il destino”.

All’agenzia Dire, su scelte come l’eroismo, le conversioni o le lotte per amore il filosofo ha risposto: “Chi è eroe ha identità di eroe, Gino Strada non avrebbe mai potuto fare il medico della mutua, e non può essere altro, le conversioni sono forme di pazzia – ha detto con un sorriso – e l’amore… è una scelta di pulsione erotica. Ce lo ha spiegato Freud”. È su questa lettura che secondo Galimberti è impostata un’affidabilità sociale degli individui: sono quello che sono, e non possono essere altro.


Eppure “l’illusione della libertà ha fatto storia, come l’idea di Dio – ha ammesso – e sul concetto di libertà è fondato l’ordine religioso e quello giuridico. L’illusione della libertà ha un vantaggio sociale: se sei libero, sei responsabile e quindi sei punibile“. L’identità quindi è fissa, e la psicoanalisi? “Serve a capire chi siamo, a dare un nome al dolore. Eschilo – ha concluso Galimberti – diceva che ‘il dolore è un errore della mente’. Bene, riempiamo le scuole di letteratura e meno pc, per dare un nome alle cose”.

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