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Draghi a colloquio con Macron e Putin sulla crisi dell’Afghanistan

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Dopo aver sentito il premier inglese Boris Johnson, il presidente del Consiglio ha parlato anche con i Capi dello Stato francese e russo per discutere della crisi afghana
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ROMA – I leader mondiali si interrogano sugli scenari futuri dopo la presa del potere dei talebani in Afghanistan. Nel quadro dei contatti internazionali in corso sulla crisi afghana, dopo aver sentito ieri sera il premier Boris Johnson, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha avuto stamattina una conversazione telefonica con il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. Nel corso del colloquio, riferisce Palazzo Chigi, sono state discusse le diverse implicazioni della crisi afghana, comprese la gestione del fenomeno migratorio e la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel Paese. Sono stati inoltre discussi gli indirizzi che potranno informare l’azione della comunità internazionale nei diversi contesti, quali G7 e G20, a favore della stabilità dell’Afghanistan.

Un tema, quest’ultimo, già approfondito ieri sera da Draghi con Johnson: infatti, proprio il premier italiano e quello inglese sono rispettivamente presidenti di turno del G20 e del G7. La conversazione ha anche permesso uno scambio di vedute sulle prospettive in ambito G20 e CoP 26 in materia di lotta al cambiamento climatico. E intanto, in Italia fanno discutere le dichiarazioni del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha proposto un “dialogo serrato” con i talebani, definendo il loro regime “abbastanza distensivo”.


Dopo aver parlato con Macron, il presidente del Consiglio ha avuto oggi pomeriggio anche una conversazione telefonica con il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, che ha offerto l’occasione per un’analisi articolata della situazione sul terreno in Afghanistan e delle sue implicazioni regionali. Nel corso del colloquio sono stati discussi gli indirizzi che potranno informare l’azione della comunità internazionale nei diversi contesti diretta a ricostruire la stabilità dell’Afghanistan, a contrastare il terrorismo e i traffici illeciti e a difendere i diritti delle donne.

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