Aics con il Sudan: dall’igiene alla lotta al jihad

Intervista a Vincenzo Racalbuto, direttore della sede di Khartoum
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ROMA – Sanità, malnutrizione, gestione dell’emergenza rifugiati, contrasto al terrorismo e de-radicalizzazione degli ex combattenti. Sono questi i principali settori che vedono impegnata da 15 anni l’Italia in Sudan, come spiega alla DIRE Vincenzo Racalbuto, direttore dell’agenzia per la Cooperazione italiana allo sviluppo (Aics) di Khartoum. Ma per Racalbuto è soprattutto l’ambito medico e igienico-sanitario quello in cui l’Italia sta facendo di più a livello di “primary care”, e anche grazie all’ospedale cardiochirurgico Salam Centre di Emergency, “una realtà- spiega- con cui viene portata avanti una collaborazione molto positiva. Il governo sudanese ha presentato un piano nazionale per il biennio 2017-2018 per contrastare le ‘acute watery diarrhea’ e prevenire il colera. Si tratta di malattie che a noi occidentali sembrano semplici da combattere, in quanto basterebbe rispettare una serie di norme igieniche. È però una condizione difficilissima da attuare in questo Paese, in particolare nella stagione delle piogge. Ci stiamo quindi muovendo soprattutto negli Stati dell’est, dove il nostro principale obiettivo è assicurare acqua pulita per tutti”.

“Il Sudan- prosegue Racalbuto- è un Paese in cui gli Stati europei per molto tempo hanno attuato una politica di non contatto con le istituzioni. Ora questa situazione è cambiata, e anche l’Italia è più vicina”.

“Noi siamo membri del ‘Global fund- aggiunge- dove agiamo da coordinatori delle iniziative per il miglioramento della nutrizione e per ampliare il numero di donatori nel settore sanitario. In collaborazione con le varie agenzie delle Nazioni unite, siamo attivi soprattutto negli Stati dell’est – Red State, Gadaref e Cassala – con programmi di ‘poverty alleviation’, ‘gender empowerment’, e per il controllo delle frontiere. In quest’area abbiamo contribuito al finanziamento di un programma dell’Unesco per l’attivazione di un circuito di radio rurali, che forniranno alle popolazioni informazioni di carattere sanitario, sui presidi da raggiungere per le vaccinazioni, ma anche sulle tecniche agricole da adottare”.

Altro ambito importante su cui l’Italia punta molto, è quello della de-radicalizzazione degli ex combattenti del sud.

“Soprattutto negli ultimi due anni- prosegue il direttore della sede Aics di Khartoum- il Sudan si è dimostrato affidabile per ciò che concerne la lotta al radicalismo islamico. Nello Stato del Nilo Azzurro con Undp (United nations development programme) finanzieremo un programma di circa 1 milione di euro per il reinserimento nella società degli ex combattenti dell’ultima guerra tra nord e sud del Paese (conclusasi nel 2011 con il referendum che ha portato all’indipendenza del Sud Sudan, ndr). Sono in gran parte disabili, hanno perso gambe, braccia, occhi. Se rimanessero rinchiusi in casa, la frustrazione di non poter lavorare li porterebbe ad avvicinarsi più facilmente ad ambienti fondamentalisti. Per il bene di questo Paese, è importante creare anche per loro delle opportunità di lavoro”. E la convivenza tra musulmani e cristiani, conferma Racalbuto, “è equilibrata. Diocesi e parrocchie guidate dai comboniani portano avanti iniziative per l’educazione dei giovani e per il miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie”.

Infine, uno sguardo alla popolosa capitale, che sembra muoversi a velocità nettamente superiore rispetto al resto del Paese. Eppure “anche Khartoum ha i suoi problemi: è un’area molto vasta e ospita un settimo della popolazione del Sudan. Oltre 5 milioni di persone che in buona parte vivono ai margini della città. A parte il centro, popolato da una classe medio-alta benestante, ci sono quartieri degradati popolati per lo più da sud-sudanesi e campi profughi come quello di Mayo. Insieme al ministero del Welfare sudanese, stiamo lavorando su un programma di inclusione sociale per queste persone”, conclude il direttore Aics in Sudan.

di Rocco Bellantone

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