BOLOGNA – La campagna dei pro-life in piazza XX settembre viene stroncata dalla giunta del Comune di Bologna. “Esprimiamo il nostro sdegno per chi usa gli spazi della democrazia per veicolare intolleranza e attaccare la salute e l’autodeterminazione delle donne”, si legge in una nota diffusa da Palazzo D’Accursio in serata dopo che i Pro vita hanno portato in piazza il video “Baby Olivia” che propone immagini sull’origine e lo sviluppo della vita umana all’interno del grembo materno dal concepimento alla nascita. E’ stato proiettato per “incuriosire i passanti e sensibilizzare, soprattutto i giovani, sulla vita e sul suo inizio”, hanno spiegato gli organizzatori.
Pollice verso dalla giunta Lepore, allora: “Bologna grazie ai suoi movimenti femministi, per i diritti civili e laicità dello Stato nei servizi pubblici è da sempre schierata a favore della libertà di scelta delle donne sul proprio corpo, esprimiamo il nostro sostegno alle cittadine e ai cittadini che stanno manifestando il loro dissenso alla campagna di Pro Vita & Famiglia”. Che, a sua volte, denuncia un attacco da parte di contestatori durante l’iniziativa che aveva “le debite autorizzazioni comunali”.
Questo, secondo una nota dei Pro vita, quel che è successo: “Poco dopo l’inizio dell’evento si è radunata nella piazza una contro-manifestazione non autorizzata composta da centri sociali, collettivi femministi e i consiglieri comunali Giulia Bernagozzi e Mery De Martino del Pd e Detjon Begaj di Coalizione civica. In un primo momento i contro-manifestanti hanno iniziato a disturbare la proiezione urlando con un megafono insulti come ‘bastardi’, ‘pezzi di m…’, ‘vaff…‘”. Poi contro il palco sono stati lanciati “volantini e preservativi” e si è tentato “di manomettere i cavi di alimentazione dell’impianto audio, tanto da provocare lo schieramento delle Forze dell’ordine a tutela del palco e dei manifestanti di Pro Vita & Famiglia, ai quali si sono uniti anche il capogruppo al Comune della Lega, Matteo Di Benedetto, e il neo-eurodeputato di Fratelli d’Italia Stefano Cavedagna“. Che centri sociali, collettivi e consiglieri di sinistra “abbiano tentato di disturbare, impedire e sabotare lo svolgimento di una manifestazione regolarmente autorizzata dalle autorità è di una gravità inaudita, tanto più che l’unico intento del nostro evento era ribadire la pura e semplice verità scientifica sull’origine e lo sviluppo della vita umana nel grembo materno, che comincia col concepimento. Non ci faremo intimidire da questi metodi violenti e antidemocratici, e continueremo a portare il video di ‘Baby Olivia’ nelle principali piazze”. La prossima tappa sarà Ancona.
“Massima solidarietà a Pro Vita e Famiglia e al portavoce Jacopo Coghe, aggrediti verbalmente dai soliti collettivi violenti di sinistra. È inaccettabile che una associazione non possa manifestare pubblicamente il suo pensiero senza essere aggredita da chi si professa democratico”, dice Cavedagna che, in una nota, racconta di aver sentito slogan come “Le sedi dei provita si chiudono col fuoco, ma con i provita dentro sennò è troppo poco”. E parla di “evidente minaccia di morte”. Il tutto, continua, aggravato dalla presenza dei consiglieri di maggioranza. “Questo è il tenore ed il livello democratico in città, portato avanti da nuclei violenti, con l’evidente connivenza di una parte del Pd, con soggetti che minacciano di morte chi porta avanti le proprie idee. Chiediamo a Lepore e al Pd un intervento immediato di condanna“, conclude Cavedagna.




Aggiungi Dire.it alle tue fonti preferite su Google

