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Ercoli (Differenza Donna): “Lamorgese fermi i prelievi coatti di minori, violano i loro diritti”

bambino minori violenza
"L'interesse del minore non prescinde, anche in situazioni di difficoltà genitoriali, da pratiche che siano dannose per gli stessi bambini"
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ROMA – Bambini strappati alla madri con forze dell’ordine. Dispiego di decine di persone per il prelievo di un bambino barricato nel bagno, come accaduto a Pisa. E ancora poco prima ad Assisi. O ad agosto scorso Susy, nelle Marche. Madri che non hanno commesso alcun maltrattamento e non hanno alcuna condanna penale, accusate di alienazione parentale anche se sempre più spesso descritta con sinonimi come quello di ‘mamma ostativa’ o ‘simbiotica’.

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“Un sistema disumano, con interventi di deportazione sistematica istituzionale”. Così li ha definiti senza mezzi termini Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna ong che oggi pomeriggio ha indetto una conferenza stampa alla Sala stampa Estera a Roma e in diretta FB con le avvocate Maria Teresa Manente, responsabile dell’ ufficiale legale di Differenza Donna, Ilaria Boiano e l’avvocato Lorenzo Stipa, che ha presentato il caso, ormai noto, di Laura Massaro e di suo figlio che ogni giorno potrebbe essere prelevato dalla sua abitazione e strappato ai suoi affetti.

“Le madri diventano colpevoli di fatto di non diventare anche loro soggetto disumano perchè scelgono di rimanere in collegamento con i loro figli che hanno paura di vedere i padri. Come è possibile che le nostre Istituzioni invece di seguire la Convenzione del fanciullo di New York seguano un’altra consuetudine?” ha incalzato Ercoli che ha puntualizzato: “Non c’è nessuna procedura per il prelevamento forzoso dei minori e chiediamo alla ministra Lamorgese che, con immediata urgenza, emetta un’indicazione che renda impossibile questa prassi che non segue alcuna norma e viola i diritti dei bambini per mano dell’Istituzione e delle forze dell’ordine”.

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E sulla PAS (alienazione parentale) Ercoli ha ribadito: “La Pas, censurata dall’OMS e dalle organizzazioni internazionali, è passata culturalmente nei tribunali in nome della difesa ad oltranza della frequentazione di padri con bambini e bambine. Non si crede alle donne e bambini, questo è proprio quel depotenziamento della facoltà collettiva di riconoscere le situazioni illegittime di cui parla la Convenzione di Istanbul. Questa consuetudine- ha ribadito Ercoli- impedisce a donne e bambini di uscire dalla violenza. Come Differenza Donna chiediamo di mettere fine a questa pratica, l’immediata sospensione delle Ctu che commettono queste violazioni, l’ immediata sospensione dei prelievi coatti fino a questo momento realizzati e quelli in programma e un tavolo di lavoro immediato con la ministra Lamorgese, il Tribunale per i minorenni e il Consiglio Superiore della Magistratura per riflettere insieme sulla prassi di questi ultimi anni e su come muoversi nel futuro”.

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L’interesse del minore non prescinde, anche in situazioni di difficoltà genitoriali, da pratiche che siano dannose per gli stessi bambini, rivolte a donne, va ricordato, che non hanno avuto alcuna condanna di maltrattamento”, ha sottolineato.

Numerose le associazioni e i giornalisti collegati in conferenza stampa. Ha preso la parola la senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione d’inchiesta sul Femminicidio che proprio venerdi ha presentato i risultati dell’indagine su violenza delle donne e sistema giudiziario da cui è emersa una diffusa invisibilità della violenza domestica nei tribunali civili e una mancanza di formazione adeguata da parte della Magistratura e degli operatori anche in merito agli affidi dopo casi di violenza.

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“Non c’è automatismo- ha detto la senatrice- tra interesse del minore e il principio di bigenitorialità, che non è astratto. La valutazione, come dice la Cassazione, va fatta caso per caso e il rischio che corre un minore quando un genitore è l’unico suo punto affettivo e viene ordinato di prelevarlo e rifiuta l’altro- ha ribadito Valente- è sempre la Cassazione che dice che gli si fa un danno superiore di quanto sia non avere il rapporto con il genitore che rifiuta. Non c’è reset che tenga- ha concluso Valente- quando c’è violenza non c’è margine, quando non c’è violenza c’è la discrezionalità del giudice e la corretta interpretazione del supremo interesse del minore che non coincide con la bigenitorialità come sovraordinato principio”.

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