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Palermo, all’Albero della Pace si ricorda la strage di via D’Amelio

Al via la VI edizione del contest promosso dal Centro studi Paolo e Rita Borsellino
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PALERMO – “Il concorso ci affida ogni anno un patrimonio creativo inestimabile, frutto di un impegno corale scuola-famiglie-territorio. Le produzioni dei ragazzi ogni anno ci ricordano che l’educazione è lo strumento, mentre la partecipazione è la strada al vivere sociale”. Così Marinella Tomarchio, vicepresidente del ‘Centro studi Paolo e Rita Borsellino’, apre la sesta edizione del Concorso nazionale ‘Quel fresco profumo di libertà’ dedicato ai temi della legalità e della cittadinanza attiva. “Ogni anno – spiega Vittorio Teresi, presidente del Centro – proponiamo a ogni scuola d’Italia un tema da sviluppare, un tema di rilevanza sociale. Quest’anno partiamo da una frase di Pier Paolo Pasolini: i diritti civili sono i diritti degli altri. Dobbiamo imparare a trasformare l’io in voi. Le generazioni che crescono con senso di solidarietà sono il vero compimento della democrazia”.

Proprio sul tema della democrazia interviene Massimiliano Fiorucci, presidente della Società italiana di Pedagogia: “non c’è democrazia senza educazione. Giornate come questa sono un’occasione per le scuole, per gli insegnanti e per tutti noi, per ripensare l’educazione come unico strumento di lotta contro la cultura dell’illegalità. Dobbiamo praticare la memoria operante”.

Non è un caso che la presentazione del concorso avvenga oggi, 19 luglio, attorno all’Albero della Pace in via d’Amelio a Palermo. Sono passati 29 anni dalla strage che causò la morte di Paolo Borsellino e degli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina. Nel luogo della strage, mondo dell’istruzione, della politica, dell’associazionismo, della società civile sono riuniti per condividere storie di lotta e diffondere la cultura della legalità tra i giovani.

Interviene all’incontro Lucia Sorce, dirigente scolastico dell’Ic Rita Borsellino di Palermo, riportando una testimonianza di Rosa Priulla, maestra di Rita Borsellino. “Nel registro del 1955 si legge: inizio il mio lavoro con grande trepidazione, conscia della mia grande responsabilità. Care bambine, a cui ho dato e darò la parte migliore di me stessa. Come vorrei formarvi alla vita, come vorrei potervi insegnare la via della verità perché non possiate smarrire la strada che porta alla meta. Queste parole ricordano a tutti noi che tutte le persone che fanno la differenza, in un modo o nell’altro, sono state bambini. Cerchiamo di migliorare il territorio facendo rete”.

Alla voce di Sorce si aggiunge poi quella di un’altra dirigente, Giusy Aprile, preside dell’Ic Archimede di Siracusa: “la scuola deve offrire opportunità diverse ai ragazzi delle periferie. La scuola deve creare una visione condivisa di sviluppo, un modello di governance, che sia riferimento per tutto il territorio. Questo perché la scuola è sede privilegiata per sconfiggere le mafie”. In chiusura, il presidente del Centro Studi si rivolge poi direttamente alla sottosegretaria all’istruzione, Barbara Floridia: “se dobbiamo fare memoria perché la scuola non amplia i programmi di storia? I giovani devono conoscere la storia recente e contemporanea. I ragazzi devono sapere cosa è accaduto negli ultimi 60 anni. È stato effettivamente un periodo di pace, o solo un periodo senza guerra?”.

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