Dalla ruota degli esposti alla culla termica, la tecnologia accoglie i neonati

Ecco come funziona il dispositivo utilizzato stamani dai genitori del neonato lasciato alle cure della Chiesa, a Bari
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ROMA – Si trova in via Arcidiacono, strada del rione Poggiofranco di Bari, vicino alla chiesa dedicata a San Giovanni Battista, protetta da un cancello grigio e da inferriate, circondata da alberi frondosi. È la piccola stanza che custodisce la culla termica, una ‘ruota degli esposti’ aggiornata ai tempi e alle tecnologie attuali.

Com’e’ accaduto oggi, quando un neonato viene depositato scatta un avviso sonoro che allerta il parroco della chiesa e i medici del reparto di Neonatologia del Policlinico di Bari. Sei anni fa erano stati proprio don Antonio Ruccia e il dottore Nicola Laforgia a volere la culla. E sono stati loro oggi a soccorrere il piccolo Luigi.

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Quando un neonato viene posato all’interno di quella che appare esteriormente come una incubatrice, scattano due azioni immediate: il riscaldamento del lettino e il sensore sonoro che avvisa sacerdote e reparto. Se il neonato è nudo la temperatura raggiunta nella culla si assesta tra i 32 e i 34 gradi centigradi, se il bambino e’ avvolto in coperte o è vestito, come e’ successo stamattina, il macchinario è in grado di gestirne il calore.

Sulle grate che circondano il piccolo locale in cui si trova la culla campeggia un manifesto: “Nessun bambino è un errore. Se sei in una situazione difficile e non riesci a prenderti cura del tuo bambino, lascialo nella culla termica. Nel più completo anonimato, sarà accolto e assistito”. La struttura permette infatti, di lasciare i neonati nel pieno rispetto della sicurezza del bambino ma anche e soprattutto della privacy di chi lo deposita. L’accesso libero è garantito 24 ore su 24: “È stato pensato così proprio per dare la possibilità di accedervi senza dover chiedere permessi o dover citofonare o telefonare”, dice il neonatologo Laforgia.

In passato i conventi erano avvertiti dal campanello che veniva usato quando nella ruota in legno veniva lasciato un bambino. Ora invece la tecnologia supporta i genitori che fanno questa scelta e tutela il piccolo che viene sistemato in un posto caldo e a cui in modo immediato accedono sacerdote e operatori sanitari del Policlinico barese. “Quando scatta il segnale sonoro – continua il medico – intervengono nell’immediato don Antonio, il nostro servizio di trasporto e il 118”. In Puglia ci sono tre culle della vita, come indica l’omonimo sito internet: oltre a Bari, ce ne sono a Monopoli, vicino alla parrocchia della Ss Trinità e a Taranto, nell’ospedale “Ss. Annunziata”.

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19 Luglio 2020
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