Pensioni, l’allarme della Cgil: “Per 40enni precari assegno dopo i 73 anni”

Corso d'Italia torna a chiedere una pensione contributiva di garanzia, trovando un equilibrio tra contributi e vecchiaia
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ROMA – Allarme pensioni per i giovani che hanno spesso una carriera discontinua. La CGIL avverte che i quarantenni di oggi, che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 e ricadono quindi nel sistema pensionistico contributivo puro, non andranno in pensione prima dei 73 anni. Il lavoro saltuario e povero, spesso part time rende poi gli assegni ridotti. Nel 2035, spiega il sindacato in occasione di una convegno sul tema ‘Giovani e futuro’, per andare a riposo a 69 anni saranno necessari almeno 20 anni di contributi e una pensione di importo di almeno 687 euro.

Il segretario confederale Roberto Ghiselli sottolinea che “parlare della prospettiva previdenziale dei giovani significa parlare del futuro delle nuove generazioni e della tenuta sociale della comunità”. La CGIL ribadisce una serie di proposte per i giovani perché “l’attuale sistema contributivo se non corretto socialmente è iniquo”.

Corso d’Italia torna a chiedere una pensione contributiva di garanzia, trovando un equilibrio tra contributi e vecchiaia per assicurare ai giovani almeno mille euro a chi somma 66 anni di età e 42 di anzianità. Infine per il sindacato è necessario “valorizzare a livello contributivo i periodi di stage, formazione, maternita’ e lavoro di cura”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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