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Nicaragua, il cooperante Gvc: “Managua e Masaya sono città fantasma”

Parla Schiappapietra: Dalle proteste all'anniversario sandinista
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ROMA – “In Nicaragua la situazione e’ preoccupante. Soprattutto nella regione occidentale, nella capitale Managua e a Masaya, la popolazione vive nel terrore e nell’incertezza. La gente cerca di uscire il meno possibile e nessuno viaggia piu’. A risentirne sono soprattutto le piccole attivita’: negozi e ristoranti hanno cominciato a chiudere, molti hanno perso il lavoro, si spende sempre meno”. A parlare con l’agenzia ‘Dire’ e’ Alberto Schiappapietra, responsabile Paese per l’ong italiana Gvc.
Alberto da vari anni coordina i progetti che l’organizzazione segue in Nicaragua, e che consistono nella lotta alle violenze di genere e in attivita’ di sensibilizzazione e prevenzione rispetto al cambiamento climatico.
Dal 18 aprile il Nicaragua e’ scivolato in una spirale di violenze. L’approvazione di tagli alle pensioni ha fatto esplodere un dissenso che, come ricordano gli osservatori, covava da tempo: lo scorso anno, l’accordo con la Cina per la costruzione del canale di Nicaragua, con la prospettiva di espropri di terre ai campesinos e forti danni ambientali, aveva aperto una prima crepa.
Poi ci sono state la criminalizzazione dell’aborto e una legge sul femminicidio giudicata “blanda” dai difensori dei diritti umani. In un Paese dove la poverta’ e’ al 29,6% (stime della Banca mondiale), e in cui lo Stato non diffonde statistiche su sanita’, educazione e altre questioni sociali dal 2012, e’ facile intuire che la riforma delle pensioni proposta da Ortega ad aprile siano state “la goccia” che ha fatto traboccare il malcontento.
“Oggi si festeggia il 39° anniversario della rivoluzione sandinista” ricorda Schiappapietra. “Il governo ha deciso di onorare questa ricorrenza con le solite celebrazioni. Vuole trasmettere l’immagine di un Paese sicuro e in pace”. In effetti, la repressione su Masaya, simbolo delle proteste, negli ultimi giorni si e’ fatta piu’ dura, anche attraverso l’aiuto delle bande di paramilitari, come denunciano i media, la chiesa e le ong locali.
Il parlamento ha inoltre approvato una legge che estende l’accusa di terrorismo a chiunque intrattenga rapporti con presunti “terroristi”. Ma come sostengono i media locali, sotto questa categoria stanno ricadendo in realta’ i leader delle manifestazioni: esponenti d’opposizione, leader campesinos e dei movimenti studenteschi, e naturalmente associazioni e ong.
Questa legge potrebbe rappresentare un problema anche per voi?
“Noi siamo una ong internazionale e parte dei nostri progetti sono realizzati in collaborazione con ong locali ma anche istituzioni dello Stato” risponde il responsabile di Gvc.
“Continueremo nel nostro impegno per la difesa dei diritti umani e dell’ambiente”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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