domenica 9 Agosto 2026

“Lo Spirit de Milan non deve chiudere”: firmano Iacchetti, Beruschi, Paolo Rossi, Bisio. Ci sono già più di 100 firme

Parte un appello alla Soprintendenza archeologica di Milano per salvare lo storico locale e lo stabilimento Bovisasca ha già raccolto più di cento firme. E ci sono molti nomi illustri

MLANO – Ci sono già più di 100 firme, tra le quali quelle di famosi attori, architetti, ingegneri e docenti universitari, sotto l’appello alla Soprintendenza per salvare lo Spirit de Milan, locale del cuore della Bovisa, a Milano, ospitato dal 2015 nell’ex stabilimento delle Cristallerie Livellara. Che dopo l’avviso di sfratto è destinato a chiudere. Sotto, poi le firme, che contano anche tanti nomi del mondo dello spettacolo, tra i quali Aurelio “Cochi” Ponzoni, Paolo Rossi, il duo “Ale e Franz”, Enzo Iacchetti, Maurizio Nichetti, Alessio Boni, Enrico Beruschi, Enrico Bertolino, Claudio Bisio, “Faso” di Elio e le Storie Tese. Se la Soprintendenza culturale decidesse di proteggere il complesso con un vincolo di tutela, non si potrebbe più parlare di abbattimento. L’appello ‘tecnico’ alla Soprintendenza si affianca ad una petizione, lanciata su Change.org ai primi di giugno non appena è arrivato lo stop al locale, che ha già messo insieme 24.500 sottoscrizioni.

Assieme allo Spirit de Milano (che conta 60 lavoratori ora a rischio), si chiede tutelare il vasto complesso di via Bovisasca: l’appello, che è già stato inviato alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano, è stato presentato ieri da Pierfrancesco Sacerdoti, architetto e storico dell’architettura e Luciano Crespi, docente del Politecnico di Milano.

Nel documento si chiede dunque “una doppia tutela”: per lo Spirit de Milan e lo stabilimento di via Bovisasca, per l’architettura dello stabile e la sua destinazione d’uso, “che ha consentito a questo luogo di diventare un riferimento per la vita della Bovisa e della città nel suo insieme”, si legge. Da qui la volontà di “richiamare l’attenzione sul valore storico, architettonico e culturale dello stabilimento, raro esempio a Milano di complesso industriale del Novecento conservato nel suo assetto originario, e sul ruolo che lo Spirit de Milan ha svolto negli ultimi undici anni come luogo di incontro, socialità e produzione culturale“, si legge in una nota. Ripercorrendo la storia dei vari edifici, l’appello ne sottolinea il valore che segue la filosofia del riuso e del risparmio nel consumo di suolo. Mentre “la prospettata vendita dello stabilimento alla società Coima lascerebbe aperta la strada a ogni tipo d’intervento, tra cui la bonifica dell’area, la demolizione degli edifici e la loro sostituzione con nuovi fabbricati per residenze anche universitarie, come è avvenuto di recente in altre aree della Bovisa”.

L’appello evidenzia come siano “ormai molti, in tutto il mondo, a riconoscere la necessità non di costruire nuove architetture ma di utilizzare al meglio quelle esistenti, per impedire nuovo consumo di suolo e valorizzare un patrimonio immenso di spazi dismessi con un alto contenuto di memoria. Lo Spirit de Milan è uno dei più eloquenti e originali esempi di questa nuova cultura del progetto”. Aderendo a questo appello, anche l’architetto Paolo Deganello scrive: “Condivido con entusiasmo questa battaglia. Sarebbe ora che la cultura architettonica contemporanea si impegnasse a progettare il riuso del già costruito invece di demolire e costruire il nuovo, soprattutto quando si demolisce una storia di qualità”.

(La foto, scattata a Capodanno 2026, è tratta dal profilo Facebook Lo Spirit de Milan)

Leggi anche