Minori, obbligo di filtro per gli operatori contro porno online? Lisi (Anorc): “Rischio censura”

La proposta del leghista Pillon criticata dall'esperto di diritto informatico: "Metodo sbagliato e soluzione semplicistica"
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ROMA – Un filtro anti-pornografia per bloccare l’accesso a contenuti ‘hot’ da telefonini, pc e tablet, imposto direttamente dagli operatori di telefonia, di reti televisive e di comunicazioni elettroniche, e rimuovibile solo sotto espressa richiesta del titolare dell’utenza. Cosi’ la Lega pensa a proteggere i minori dai rischi del cyberspazio.

Il Carroccio ha infatti inserito un articolo, il 7-bis dal titolo ‘Disposizioni in materia di sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio’, al disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 del 2020, quello che proroga all’1 settembre 2020 il termine a partire dal quale la riforma della disciplina delle intercettazioni trovera’ applicazione. “L’articolo 7-bis- si legge sul sito della Camera dei Deputati- introdotto nel corso dell’esame per la conversione dall’altro ramo del Parlamento, interviene in materia di sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio, imponendo agli operatori di telefonia, di reti televisive e di comunicazioni elettroniche di prevedere, gratuitamente, fra i servizi preattivati e disattivabili solo su richiesta dell’utenza, l’attivazione di filtri, blocchi alla navigazione e di altri sistemi di parental control”.

“Piu’ nel dettaglio- continua il testo- la disposizione prevede che i contratti di fornitura nei servizi di comunicazione elettronica, disciplinati dal codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1 agosto 2003, numero 259, devono prevedere, tra i servizi preattivati, sistemi di parental control o di filtro di contenuti inappropriati per i minori e di blocco dei contenuti riservati ad un pubblico di eta’ superiore agli anni diciotto (comma 1)”.

Tale proposta potrebbe passare senza modifiche visti i tempi stretti in cui la Camera e’ chiamata a votarla. Perche’ una mancata approvazione entro il 29 giugno, data di scadenza dei termini di conversione del decreto legge di Governo, potrebbe portare a una crisi nella maggioranza.

La paternita’ dell’articolo e’ stata rivendicata dal senatore Simone Pillon che, come riporta il quotidiano Repubblica, ha dichiarato: “Spero che saranno messi in sicurezza i tanti bambini che, come i miei, hanno ormai quotidiano accesso a Internet vista anche la necessita’ della didattica a distanza. Un piccolo regalo da parte della grande famiglia della Lega a tutte le mamme e a tutti i papa’ che vogliono proteggere i loro piccoli dai pericoli del web”.

Al di la’ degli obiettivi che la misura si pone, sono molte le perplessita’ che stanno emergendo e riguardano soprattutto il rischio di favorire la censura. Secondo l’esperto in Diritto dell’informatica, avvocato Andrea Lisi, normative simili sono state bloccate in altri Paesi come il Regno Unito proprio per il rischi di poter nascondere forme di censura. “Non ci puo’ infatti essere certezza che filtri del genere possano di fatto bloccare contenuti non pornografici e soprattutto c’e’ un’altissima discrezionalita’ in tal senso affidata a operatori privati”.

“Ma- prosegue l’avvocato Lisi- e’ proprio sbagliato il metodo applicato di pensare di bloccare di default contenuti fruibili on line, quando i controlli sui minori dovrebbero essere garantiti da genitori e insegnanti consapevoli e da una corretta educazione all’utilizzo degli strumenti. Peraltro filtri del genere possono essere facilmente aggirati da utenti smaliziati, come spesso i minori sono. In poche parole si sta cercando di affrontare un problema complesso in maniera semplicistica e con pressappochismo giuridico”.

“E’ assurdo- conclude l’esperto- che si obblighino gli operatori a censurare una serie di contenuti in nome della protezione dei minori, quando ad esempio non si e’ imposto l’obbligo di scaricare la app Immuni per salvaguardare la salute di tutti i cittadini. Se, come si temeva, la pandemia fosse andata avanti, l’obbligatorieta’ sarebbe stata ammissibile, magari per un periodo limitato, sempre ammesso e concesso che questa app fosse davvero utile a combattere il virus. Ma non lo si e’ fatto in maniera ipocrita, lasciando la liberta’ di scaricarla o meno a utenti peraltro non sempre correttamente informati sul suo effettivo funzionamento. Questo rivela strategie normative e politiche davvero contraddittorie portate avanti in maniera confusa”.

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19 Giugno 2020
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