A Napoli caramelle al pronto soccorso per i pazienti in attesa

Guarino: "In un anno 0 aggressioni in Ps. Patto operatori pazienti"
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NAPOLI – “Mi sono chiesto perché quando vado in albergo sul banco del concierge trovo le caramelle, magari in attesa di pagare il conto. L’ho vissuto come un buon elemento di accoglienza e ho pensato ma perché sul bancone del triage, dove la gente viene sofferente, preoccupata, a volte allarmata, a volte per condizioni molto gravi, non ci devono essere le caramelle”. Questo gesto “che è una sciocchezza, dal primo momento è stato accolto come elemento di accoglienza empatica che non ha nulla a che vedere con la malattia, con la sofferenza, ma con l’aspetto umano della persona che si rivolge a noi”. Così alla Dire Mario Guarino, direttore del pronto soccorso del Cto di Napoli, a margine della presentazione dei risultati raggiunti nel primo anno di apertura del presidio sanitario dei Colli Aminei.

“In realtà – prosegue – tutto il progetto del pronto soccorso è stato centrato sull’accoglienza della persona, sull’attenzione a quell’individuo prima ancora che alla patologia e al malato che si porta dentro. La cosa più bella ancora è che le varie squadre di infermieri che si occupano delle caramelle fanno a gara scegliendo la tipologia più buona. Un piatto di caramelle, poi, c’è anche in Obi. Si tratta di un gesto che sta a significare che noi ci siamo”. Nei primi 12 mesi di apertura, sottolinea Guarino, “abbiamo avuto zero aggressioni. Le aggressioni in pronto soccorso sono un problema non solo italiano, non solo europeo, sono un problema mondiale. Noi non siamo speciali, ma probabilmente l’attenzione rivolta all’accoglienza, prima ancora della presa in carico del problema salute, è stata la chiave di volta: i pazienti capiscono che quando vengono da noi trovano una persona con cui parlare, che li sta a sentire e soddisfa i loro bisogni che, molto spesso, nella loro percezione sono molto più grandi del reale. Certo – aggiunge – un pronto soccorso sovraffollato fa ridurre l’attenzione verso la singola persona che si rivolge a noi, però aumentare l’attenzione in termini di organizzazione declinata all’accoglienza è l’unico strumento che possiamo mettere in atto. L’unico sistema, probabilmente, è far capire che c’è un patto di interesse comune tra operatore sanitario e paziente per cui non oltraggiare l’operatore sanitario – conclude – serve a tutelare la propria salute”.

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19 Giugno 2019
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