VIDEO | Pakistan, il paese delle spose forzate in nome di Allah

Il centro Lirec presenta rapporto ghrd su donne e minoranze religiose perseguitate
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ROMA – Cristiani, indù, Sikh, musulmani Ahmadi e Sciiti sono le minoranze religiose che in Pakistan vengono discriminate a causa della loro fede e sono le donne, spesso poco più che bambine, a pagare il prezzo più alto. Sono circa mille ogni anno le vittime di rapimenti, stupri, conversioni e matrimoni forzati, raccolti in uno studio sul campo che assomiglia ad un macabro album di nomi e volti di bambine con occhi bendati, di prove e testimonianze, di infanzie rubate da sparizioni e rapimenti sulla via della scuola, di grida nei campi soffocate dal nuovo marito padrone. Sonia di 9 anni, Monika di 11, Rinkle Kumari e tante altre come loro sono le protagoniste del rapporto presentato, alla Camera dei Deputati, dal centro studi Lirec sulla libertà di religione, credo e coscienza e realizzato dall’Ong olandese Global Human Rights Defence, alla presenza del deputato Stefano Ceccanti; della senatrice Stefania Pucciarelli, presidente della Commissione diritti umani; e di Valeria Fedeli, capogruppo Pd della stessa commissione. Il rapporto dell’ong Ghrd mette in luce che “le minoranze religiose in Pakistan si sono ridotte dal 23% al 3,7%, in virtù di discriminazioni, conversioni forzate e violenze. Giovani donne, indù e cristiane, spariscono e tornano come mogli musulmane, senza che le loro famiglie possano avere alcun aiuto nella ricerca o nella tutela quando vengono minacciate, perché la polizia locale è corrotta e i casi raccolti nel report forniscono prove concrete”. 

E’ Juliette Rierink, rappresentante di Ghrd, a spiegare i punti cruciali del lavoro sul campo e a individuare le linee d’azione per invertire la rotta: “Una legge contro le conversioni forzate, un meccanismo che revisioni le condotte della polizia, l’abrogazione della legge sulla blasfemia che in Pakistan istituzionalizza, di fatto, la discriminazione sulle minoranze religiose per cui chiunque, con atto scritto o parlato, insulti Maometto, è punibile con la pena di morte”. E’ il caso di “Asia Bibi, condannata a morte nel 2010, che ha trascorso nove anni in isolamento e che è stata rilasciata nel 2018 per mancanza di prove”. Storie che l’avvocato Sasuie Abbas Leghari, intervenuta alla conferenza stampa per l’Organizzazione Internazionale delle Donne, conosce da vicino e per le quali porta avanti vere e proprie battaglie legali, contro la polizia che “rifiuta di registrare la denuncia, falsifica informazioni e documenti”. Ed è per questo che lancia un “appello alla comunità internazionale. E’ ora che faccia pressioni sul governo pakistano”. E’ questo il motivo che vede il Centro Lirec in azione sul campo delle discriminazioni anche fuori dai confini nazionali: “Dopo la Cina e la Russia- ha spiegato la direttrice, Raffaella Di Marzio- ora ci occupiamo del Pakistan perché sono queste le ragioni per le quali queste persone scappano, chiedono asilo politico e diventano rifugiati in Europa. Le linee guida emanate nel 2013 che il centro Lirec chiede di implementare sollecitano l’Europa e anche l’Italia ad impegnarsi per combattere queste violazioni dei diritti umani”.

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19 Giugno 2019
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