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Matar e Ghosh a Roma, martedì 20 si apre il Festival delle Letterature

Il Festival fino al 21 luglio tornerà ad animare la Basilica di Massenzio al Foro Romano
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ROMA – La descrizione di uno spaesamento durante un viaggio in Arkansas e un’indagine sul rapporto tra Natura e cultura. Sono i temi scelti da Hisham Matar e Amitav Ghosh per aprire, con due testi inediti, la prima serata di ‘Letterature Festival internazionale di Roma’, che da domani al 21 luglio tornerà ad animare la Basilica di Massenzio al Foro Romano.

Alla serata, accompagnata dalle letture dell’attrice Anna Foglietta, interverrà anche lo scrittore italiano Giuseppe Montesano, autore dell’opera-mondo ‘Lettori Selvaggi’.

Matar, vincitore del Premio Pulitzer nella categoria ‘Biografia e autobiografia’ con il libro ‘Il ritorno. Padri, figli e la terra fra di loro’ (Einaudi), nell’incontro di presentazione alla Casa delle Letterature ha parlato dell’importanza della lettura.

“Da piccolo sia i genitori che gli insegnanti mi dicevano di leggere per imparare cose nuove. E’ vero, leggendo si conoscono cose che prima si ignoravano, ma la lettura è qualcosa di più speciale, è un momento umano che cambia tutto– ha spiegato Matar-. Noi leggiamo per riconoscere noi stessi negli altri. La lettura è quindi un incontro, un’esperienza di grande espansione umana perché allarga i propri limiti e tocca con mano tutto ciò che ci collega con chi ha vissuto prima di noi”. E la scrittura invece? “Per me rappresenta uno spazio libero e di grande vitalità; non ho mai inteso la scrittura come un mestiere o come la dimostrazione di qualcosa a qualcuno”.

Matar ha quindi confessato di non aver mai scritto un libro con un intento preciso. “Sono sempre partito da qualcosa di molto fragile: un pensiero, un’immagine o soltanto una frase- ha spiegato lo scrittore libico- Poi ho proseguito per il desiderio di seguire quel filo”.

Amitav Ghosh, invece, con ‘La grande cecità’ (Neri Pozza) esamina l’incapacità umana a cogliere i cambiamenti climatici e a trovare le relative soluzioni.

“Il mio tentativo con questo libro è stato quello di spiegare perché noi scrittori non abbiamo capito cosa sta succedendo al nostro pianeta. Il cambiamento climatico è un fenomeno vasto e distruttivo, ma è un tema clamorosamente assente negli ambiti della cultura e della letteratura. Io non ho risposte certe, ma pongo degli interrogativi“.

Secondo lo scrittore, che ha trovato “il clima di Roma più caldo di quello dell’India”, ha sottolineato che “uno degli errori commessi è quello di far passare per fenomeni naturali situazioni che sono frutto della mano dell’uomo”. Per Ghosh, però, gli scrittori non devono lasciarsi coinvolgere dalla politica e prendere posizioni. “Il senso ultimo della scrittura è sempre e solo quello di capire il significato profondo delle cose”.

di Alessandro Melia, giornalista professionista

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