ROMA – “Sarebbe una bugia dire che è stato facile voltare pagina”. L’esordio nel Roland Garros 2026 si avvicina per Jannik Sinner, inevitabile tornare a parlare della sconfitta del 2025 contro Carlos Alcaraz al termine di una partita durata oltre 5 ore. Intervistato dal magazine de L’Equipe, ammette che cambiare pagina non è stato facile e spiega anche come lui cerchi sempre “di andare avanti in fretta, anche quando vinco. Ed è così che sono riuscito a trionfare a Wimbledon subito dopo. Ma ho imparato grandi lezioni da quella sconfitta a Parigi. E una certezza: quella di poter giocare bene sulla terra battuta”.
Nonostante i grandi risultati che mette in fila uno dietro l’altro, nonostante il consolidamento della prima posizione mondiale anche approfittando dei problemi fisici di Alcaraz, Sinner sente di non aver raggiunto ancora il massimo: “Non credo che tu possa essere al 100% del tuo potenziale a 24 anni– ha detto il campione italiano che compirà 25 anni il 16 agosto prossimo- Ho intenzione di esserci tra qualche anno. E come sarebbe la mia versione migliore? Un giocatore che serve molto bene. Aggressivo ma capace di leggere ogni situazione. Ma non ho il potere di prevedere il futuro”.
SINNER: NASCONDO LE MIE EMOZIONI E LAVORO COME UN ROBOT
Concentrato come “un robot” ma “sono anche divertente”, ha detto ancora Sinner. Il numero 1 del tennis mondiale ha parlato della sua famiglia, delle sue passioni, di come percepisce il modo con cui viene descritto dagli altri: “Ho questa immagine di un giocatore che non ha emozioni- ammette- ma è perché sono molto concentrato su ciò che devo fare”. Le sue emozioni, una “tempesta” che può avere comunque nella testa, lui cerca di non mostrarle “ai miei avversari”. Uno dei tanti che ha battuto, il brasiliano Joao Fonseca, lo ha definito un robot: “Non credo che il termine sia dispregiativo- ha replicato- È così che lavoro io. Cerco sempre di essere il più preciso possibile, di giocare il colpo giusto al momento giusto e questo richiede di essere in ottima forma fisica e mentale. È così che mi alleno ed è per questo. Essere il più pronto possibile nei momenti importanti di una partita”.
Nell’intervista ha parlato anche del rapporto con i genitori, Siglinde e Hanspeter, che lavorano come cameriera e cuoco in un ristorante al confine con l’Austria: “Sono persone molto semplici, che hanno sempre lavorato duramente”, dice il numero 1 del mondo. “Da bambino, vedevo i miei genitori solo la sera e molto presto al mattino, perché stavano al ristorante tutto il giorno. Quando tornavo da scuola, andavo a casa dei nonni a mangiare, poi dovevo cambiarmi rapidamente per andare ad allenarmi, a calcio, sci o tennis. Ci sono molte cose che ho dovuto fare da solo, e credo davvero che questo mi abbia fatto crescere“. Quando esce dal campo torna “una persona normale e cerco di essere felice di ciò che ho. Questo è quello che ho imparato dai miei genitori”. Tornando al rapporto con il tennis, ammette di sentire la pressione ma è anche deciso a continuare a “far crescere il tennis il più possibile in Italia” e soprattutto di “dare un buon esempio ai giovani”.
LA VITA A MONACO
Oggi vive a Monaco ma “mi manca la mia famiglia. I miei nonni stanno invecchiando e vorrei poterli visitare più spesso. Ma se fossi rimasto ad allenarmi a casa, non sarei stato nelle condizioni ottimali per diventare il miglior giocatore possibile”.
Ha infatti scelto il Principato “per la pace e la tranquillità che trovo qui: qui posso andare al ristorante o fare la spesa senza che nessuno mi presti attenzione, ed è proprio quello di cui ho bisogno. Devo anche dire che le strutture – campi da tennis, palestre – sono perfette”. Per non parlare dei tanti giocatori di altissimo livello che hanno fatto la stessa scelta, e che “sono tutti possibili partner di allenamento”.
E poi può fare una delle cose che ama di più: “A volte, quando finisco l’addestramento, salgo in macchina e faccio un giro di venti, trenta minuti, con un po’ di musica. È una delle cose che mi piace davvero fare”. Le altre sono le serie tv (“devo finire His & Hers, su Netflix, mi resta un episodio”), la lettura (“Mi piace leggere giornali, perché penso sia importante sapere cosa succede nel mondo” e “salto le pagine di tennis perché sono già consapevole di quello che succede…ma leggo di calcio”). Concentrato, preciso, attento, un robot sul campo: “Ma fuori da questo, posso essere divertente. In ogni caso, mi piace scherzare”.




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