RIMINI – “Pierina Paganelli era una donna amorevole e forte, un collante per la sua famiglia Non meritava di morire terrorizzata, in una stanza buia di un seminterrato, con 29 coltellate e da una persona che conosceva”: le parole iniziali del sostituto procuratore di Rimini, nella lunga sua requisitoria al processo per l’omicidio della 78enne uccisa nel 2023 non lasciavano dubbi sulla determinazione con cui avrebbe avanzato la richiesta del carcere a vita per l’imputato Louis Dassilva. E così è stato.
“In questi 32 mesi dal delitto- ha proseguito Paci- le urla strazianti (di Pierina) registrate dalla telecamera di videosorveglianza, non solo non ci hanno mai lasciato, ma ci hanno spinto a trovare il colpevole”. Nel corso dell’arringa, che si è protratta per sei ore, dalla mattina al pomeriggio di ieri- lunedì 18 maggio- il pm ha ricostruito davanti alla Corte d’Assise la serie di indizi che, secondo il magistrato inquirente, inchioderebbero il 36enne senegalese alle sua responsabilità.
“NON ESISTE LA PISTA DEI FRATELLI BIANCHI”
“Non mi era mai capitato che un imputato mentisse anche sulla propria data di nascita. Dassilva ha mentito fin dalla prima domanda”, ha rimarcato Paci, mettendo a discapito dell’imputato la sua non credibilità. Nonostante ciò, “Non abbiamo mai smesso di scavare su tutti i personaggi attenzionati di questa vicenda, compresi i fratelli Bianchi”, ha proseguito il pm, smontando la pista dei fratelli Bianchì- Manuela e Loris- emersa più che altro nei tribunali televisivi e mediatici- come autori del delitto, pista che “non è mai esistita- ha puntualizza- lo dicono le indagini. A credere il contrario sono solo la moglie di Dassilva, Valeria Bartolucci, e alcuni leoni da tastiera”.
IL MOVENTE: “PIERINA POTEVA FAR CROLLARE TUTTO QUELLO CHE AVEVA CREATO IN ITALIA”
Dassilva ha ucciso Pierina Paganelli perché l’anziana era l’unica che avrebbe potuto mandare a monte non solo la sua relazione extraconiugale con la nuora, Manuela Bianchi, ma tutta la sua vita. Il movente del delitto per il pm è riconducibile quindi al rapporto tenuto segreto tra i due, ma che stava ormai per venire alla scoperto. A monte ci sono le telefonate del 29 e del 30 di settembre tra Pierina e i figli Chiara e Giacomo, origliate dalla moglie di Dassilva, Valeria, e a lui riferite.
L’anziana aveva sentenziato he, con il ritorno a casa dall’ospedale dell’altro figlio, Giuliano, la moglie Manuela- di cui era a conoscenza del tradimento, pur non sapendo chi fosse l’amante- doveva lasciare l’appartamento di via del Ciclamino. E aveva espresso l’intenzione di assoldare un investigatore privato per scoprire con chi se la facesse la moglie del figlio. Ma se fosse saltato fuori il nome di Louis Dassilva, la moglie- Valeria Baetolucci- non gliel’avrebbe fatta passare liscia e l’avrebbe cacciato da casa. O per lo meno, così aveva detto ad un’amica la donna, ipotizzando una presunta relazione extraconiugale del marito. “Ciò significa- ha scandito il procuratore- che Dassilva ha trovato in Italia la salvezza e che lui intravede in Pierina la persona che può far crollare tutto, la persona che può far crollare tutto quello che lui ha creato dal suo arrivo nel nostra Paese”.
“IN GIOCO LA VITA DEI SUOI FIGLI, QUESTO HA ARMATO QUEL COLTELLO”
Nonostante Dassilva abbia smentito ogni coinvolgimento sentimentale in questi mesi, lui “è innamorato perso di Manuela Bianchi, lo afferma la stessa Valeria in diverse intercettazioni”, incalza Paci. Non solo: il 36enne ha troppo da perdere nel lasciare la moglie, con cui vige un patto di “sostentamento” della famiglia originaria in Senegal. Ovvero, “Lui contribuisce al sostentamento di moglie e dei suoi due figli in Senegal, manda ogni mese tutto quello che può, lui mantiene più persone”, ha chiarito poi nella requisitoria. Dunque “c’era in gioco la vita dei suoi figli e questo ha armato quel coltello. E Pierina poteva mandare all’aria tutto. Qualsiasi cosa fosse accaduta- prosegue- Valeria avrebbe continuato ad aiutare la famiglia senegalese di Louis, come poi ha fatto anche dopo l’arresto del marito, mandando del denaro per i figli di lui?”.
SCARPE E VESTITI “MOLTO PULITI”
“Le scarpe e i pantaloni di Dassilva, indossati la sera del 3 ottobre, risultavano molto puliti, come se fossero stati lavati”, prosegue il pm, evidenziandone l’anomalia. “Dassilva dice di aver toccato il collo e il polso della vittima perché temeva fosse trovato del Dna sulla vittima, ne era ossessionato. Lui sa di aver lasciato delle tracce, ma per sua fortuna non sono mai emerse, per una mal conservazione dei vestiti della vittima. Eppure né Manuela Bianchi né Rossella Parise lo hanno mai visto toccare il cadavere”.
LE BUGIE E I DEPISTAGGI DI DASSILVA-BARTOLUCCI
“Dassilva ha poi consegnato alla polizia abiti diversi da quelli indossati la sera del delitto, mentre la moglie avrebbe tentato di coprirlo mentendo agli inquirenti”: è solo uno dei tentativi di depistaggio della coppia Dassilva-Bartolucci elencati dal pm. Poco credibile anche la “presunta zoppia, messa in scena nella questura e davanti ai giornalisti”, va avanti Paci. E soprattutto determinanti sono a carico dell’imputato anche le dichiarazioni di Manuela Bianchi che lo portano sul luogo del delitto la mattina del 4 ottobre, l’indomani dell’omicidio, ribadite in aula e supportate da riscontri tecnici, tra cui perizie foniche e analisi dei dispositivi informatici.
L’ALIBI “NON CREDIBILE” FORNITO DALLA MOGLIE
E poi l’alibi ritenuto falso fornito dalla moglie Valeria Bartolucci: “Si è inventata di aver visto un film sulla piattaforma Netflix, mente sulla posizione della tapparella in cucina, mente sicuramente nel momento in cui afferma di non aver mai detto di non poter affermare con certezza che il marito la sera del 3 ottobre non sia mai uscito di casa”. E poi la pessima performance in aula dell’imputato: “Sentito sul banco dei testimoni Dassilva ha utilizzato per ben 247 volte il ‘non ricordo’ e altre 41 volte nell’udienza successiva£. E ancora: “Innumerevoli sono le menzogne dette in questi anni, ma mai e poi mai Dassilva ci dice cosa ha fatto prima di cena la sera del 3 ottobre 2023, da quando esce da casa di Manuela, scende in strada e poi ritorna nel suo appartamento. Quello è il sopralluogo prima dell’omicidio”.
LE 4 AGGRAVANTI E LA RICHIESTA DELL’ERGASTOLO
“Sussistono a mio avviso tutte e quattro le aggravanti e ritengo che le attenuanti generiche non possano essere concesse”, così Paci si avvia verso la conclusione della requisitoria. “Le prime 27 coltellate sono sferrate, prima delle ultime due mortali, per farla soffrire. Da qui a mio avviso la condotta della crudeltà”, è la prima aggravante. “Non si è assunto le sue responsabilità di uomo e ha preferito scagliare 29 fendenti contro la povera Pierina, ecco perché contesto i motivi abietti”, segue la seconda. E poi ‘ultima, la premeditazione: “Dassilva ha atteso l’arrivo della vittima sul suo balcone. Ci sono stati inoltre un lasso di tempo sufficiente per meditare l’omicidio, lo studio accurato dei luoghi e l’eliminazione della vittima senza dare adito ad alcun sospetto”. Il gran finale: “Per tutti questi motivi chiedo che l’imputato venga condannato all’ergastolo”.




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