ROMA –È stata intercettata anche la Sirius, l’ultima barca della Global Sumud Flotilla che ancora navigava verso Gaza. L’abbordaggio della Sirius da parte della Marina israeliana è avvenuto circa mezz’ora dopo quello della penultima barca, la Cabo Blanco, la penultima barca a vela della Flotilla in rotta verso Gaza. Dalle telecamere posizionate sulla barca, si vedeva bene che c’era una nave da guerra a distanza ravvicinata. Quando la nave è arrivata dove si trovava la Sirius, che si trovava a circa 145 chilometri dall’enclave palestinese, le telecamere della diretta sono state staccate. Gli attivisti a bordo avevano le mani alzate e indossavano i giubbotti di salvataggio.
Prima della Cabo Blanco è stata intercettata la Girolama. E, nelle fasi dell’abbordaggio, si sono sentiti rumori di spari: forse proiettili di gomma? Gli attivisti hanno gridato “Siamo disarmati, perché sparate?”. La Farnesina ha annunciato verifiche su questo episodio.
La Sirius, la Cabo Blanco e la Girolama erano le ultime tre barche della Flotilla, partita alla volta di Gaza per “portare aiuti umanitari per la popolazione e rompere l’assedio israeliano”. Ieri erano state intercettate e bloccate la maggior parte della barche. Questa mattina ne erano rimaste soltanto dieci ancora in navigazione.
LEGALI ATTIVISTI DIFFIDANO AUTORITÀ ITALIANE: “AGISCANO”
La Global Sumud Flotilla fa sapere che “i legali dei partecipanti italiani alla missione umanitaria hanno formalmente diffidato le Autorità italiane competenti affinché adottino con urgenzatutte le iniziative diplomatiche, consolari e istituzionali necessarie a tutela dei cittadini italiani coinvolti nei recenti eventi verificatisi nel Mediterraneo orientale”. A ieri, ammontavano a nove gli italiani catturati e portati con la forza in Israele dalla Marina militare, a cui si aggiungono i connazionali a bordo della Don Juan, battente bandiera italiana, e di eventuali altri italiani sulle barche abbordate nel pomeriggio di oggi.
Come si legge in una nota, “la diffida è stata trasmessa, tra gli altri, al ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, alle competenti Ambasciate e Rappresentanze diplomatiche, nonché alle ulteriori Autorità nazionali ed internazionali interessate”.
La Gsf spiega che “l’iniziativa si è resa necessaria alla luce della perdurante privazione della libertà personale di alcuni attivisti coinvolti nella missione civile e umanitaria diretta verso Gaza, nonché delle gravi criticità emerse in relazione all’abbordaggio delle imbarcazioni avvenuto in acque internazionali”. Nella diffida inoltre “si evidenzia come la situazione presenti profili di estrema urgenza sotto il profilo della tutela dei diritti fondamentali della persona, con particolare riferimento agli artt. 2, 3 e 5 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, nonché ai principi di diritto internazionale relativi alla libertà di navigazione e alla protezione dei civili impegnati in missioni umanitarie”.
Quindi, “i legali hanno richiesto alle Autorità italiane di: attivarsi immediatamente per ottenere informazioni ufficiali sulle condizioni e sul luogo di trattenimento degli attivisti; garantire pieno accesso all’assistenza consolare e legale; adottare ogni iniziativa diplomatica utile a ottenere la cessazione della detenzione e il rientro in sicurezza dei cittadini coinvolti; verificare la legittimità delle operazioni compiute nei confronti delle imbarcazioni battenti bandiera italiana o comunque riconducibili a cittadini italiani”.
Pe i legali, “l’urgenza dell’intervento è ulteriormente confermata dalle recenti modifiche legislative adottate in Israele in materia di trattenimento dei soggetti accusati di aver tentato di violare il blocco navale imposto su Gaza, circostanza che impone un’immediata verifica della legittimità della detenzione tuttora in corso.
I legali dei partecipanti italiani alla missione dichiarano ancora: “La tutela dei diritti fondamentali delle persone coinvolte non può subire ritardi né zone d’ombra. Le Autorità italiane hanno il dovere di attivarsi con la massima tempestività per assicurare protezione ai propri cittadini e verificare il rispetto del dirittointernazionale”. La nota in conclusione annuncia che “seguiranno ulteriori iniziative giudiziarie e internazionali ove la situazione non trovi immediata soluzione”.
GLI ATTIVISTI DELLA GIROLAMA: “PERCHÉ SPARATE?”
“Perché state sparando? Perché? Siamo disarmati! Non sparate” Lo gridano ripetutamente gli attivisti della Girolama, la terzultima barca a vela in viaggio verso Gaza, da poco abbordata dalla Marina militare israeliana in acque internazionali. Tramite la diretta sul canale Youtube della Global Sumud Flotilla è possibile sentire rumori di spari e le grida degli attivisti. Non è possibile determinare se si sia trattato di pallottole di gomma o reali.
Pochi attimi prima, un attivista della Girolama aveva gettato lo smartphone in acqua – per non doverlo consegnare ai militari-, mentre a favore di telecamera spiegava che era arrivato il momento di distribuire i giubbotti di salvataggio ai compagni di viaggio. Intanto, anche dalle videocamere della Sirius – quella più prossima all’enclave palestinese – è visibile in lontananza una nave della Marina militare israeliana.
FARNESINA: “VERIFICHE SU PROIETTILI GOMMA CONTRO BARCHE”
“In queste ultime ore si sono registrati ulteriori intercettamenti da parte di Israele delle imbarcazioni della Flottiglia in viaggio verso Gaza. Al momento risultano fermati 27 connazionali. Le imbarcazioni dovrebbero giungere al porto di Ashdod”. Lo riferisce in una nota il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale.
Nel testo si aggiunge che “il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto di verificare urgentemente l’uso della forza da parte delle autorità israeliane, che secondo quanto riferito dagli attivisti italiani avrebbero utilizzato proiettili di gomma contro le imbarcazioni della Flottiglia”.
L’ABBORDAGGIO DI ‘ALCYONE’
“Il motore è spento”, si sente dichiarare dall’equipaggio a bordo dell’Alcyone, pochi attimi prima che la Marina militare israeliana la sequestrasse. Sempre dalla diretta trasmessa sul canale Youtube della Global Sumud Flotilla, è possibile assistere alla stessa dinamica:nave da guerra israeliana all’orizzonte, con poco lontano navi più piccole e poi il gommone con i militari a bordo che obbligano l’equipaggio a spegnere i motori e scendere dal natante, le mani sopra la testa.
Al momento, delle dieci che ancora navigavano, dopo che la maggior parte delle barche sono state bloccate ieri dall’esercito israeliano, solo in tre viaggiano ancora verso le coste della Striscia di Gaza: la Sirius, la Cabo Blanco e la Girolama. La seconda missione del 2026 della Gsf è salpata giovedì scorso dalle coste della Turchia.
ABBORDATA ANCHE ZEFIRO
È stata abbordata da militari dell’esercito israeliano l’imbarcazione Zefiro, tra le ultime dieci della Global Sumud Flotilla ancora in viaggio verso le coste della Striscia di Gaza. Dalle telecamere a bordo dell’imbarcazione, collegate in diretta sul canale Youtube della Gsf, è stato possibile vedere il momento in cui una nave da guerra si è avvicinata, e da lì è stato calato un gommone con diversi militari dell’esercito israeliano che ha rapidamente raggiunto la barca a vela. I soldati, fucili in spalla, hanno prima diffuso dei messaggi con un megafono non udibili ma che presumibilmente invitavano le persone a non opporre resistenza. Manomessa la telecamera più prossima al gommone. Dopodiché, gli attivisti a bordo, le mani dietro la nuca, hanno iniziato a scendere uno alla volta, lasciando il posto ai militari che hanno preso il controllo dell’imbarcazione. I collegamento video tramite le ultime due telecamere a bordo risulta ora disattivato.
Già ieri la Marina militare ha abbordato una cinquantina di barche della flotta civile non violenta, rivendicando il “legittimo controllo delle coste di Gaza”, sebbene questo non sia previsto dal diritto internazionale. L’abbordaggio di navi battenti bandiere di oltre quaranta Paesi, tra cui anche dell’Unione europea, sta inoltre avvenendo in acque internazionali, costituendo un’altra violazione delle norme.
DE LUCA (PD): “ATTO DI PIRATERIA INTERNAZIONALE”
“Quanto accaduto con l’abbordaggio da parte della Marina israeliana di navi impegnate in una missione umanitaria rappresentaun atto di pirateria internazionale e un sequestro di Stato. Si tratta di una chiara violazione del diritto internazionale, delle convenzioni delle Nazioni Unite sulla navigazione marittima e anche delle norme nazionali, considerando che tra le persone coinvolte ci sono cittadini italiani. Riteniamo indispensabile che il governo italiano, finora timido, assuma immediatamente una posizione netta e chiara di condanna, cosa che finora non è avvenuta. Questo episodio, il secondo dopo quello del 29 e 30 aprile, non può essere ignorato: mette in discussione la postura e la tradizione internazionale del nostro Paese. Chiediamo inoltre un impegno concreto per garantire l’incolumità delle persone sequestrate e per assicurarne il rimpatrio nel più breve tempo possibile. È evidente, purtroppo, che il governo continua a mantenere un atteggiamento di subalternità politica e culturale nei confronti di Netanyahu e Trump, ostacolando l’adozione di misure forti come la sospensione dell’Accordo commerciale di associazione tra l’Unione Europea e Israele o sanzioni nei confronti dei responsabili. Dal 2025, nonostante la tregua siglata, le vittime nella Striscia di Gaza continuano a crescere, superando le ottocento, e ogni giorno si registrano nuovi crimini dei coloni israeliani in Cisgiordania. Questa violazione reiterata non è più tollerabile: il diritto internazionale non può essere piegato alla forza del più potente. Ribadiamo con forza la necessità di coerenza e responsabilità: il governo deve smettere di ignorare questi crimini, o peggio giustificarli come ha fatto la seconda carica dello Stato, e tutelare la dignità e la sicurezza dei cittadini italiani e dei civili coinvolti”. Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, a L’Aria che Tira.
ABBORDATA LA DON JUAN
È stata abbordata pochi minuti fa dall’esercito israeliano anchela barca a vela Don Juan, battente bandiera italiana, con a bordo Dario Salvetti, leader del collettivo della fabbrica toscana ex-Gkn, e Antonella Bundu, ex consigliera comunale di Firenze. Era tra le circa dieci della Global Sumud Flotilla che proseguono la navigazione verso Gaza. “Siamo tra le dieci barche sopravvissute della Global e pare che ora stia per succedere a noi” ha dichiarato Salvetti in un video, diffuso dalla Rete no Bavaglio, pochi istanti prima dell’abbordaggio. “Non credo che stavolta- continua- ci siano manovre diversive possibili. Già ci sono alcune barche intercettate di fronte a noi”, in riferimento alla Zefiro e alla Elengi.
“Questo è ufficialmente il terzo atto di pirateria subito da barche a vela civili con aiuti internazionali in acque internazionali nel Mediterraneo che hanno la sola colpa – che non è una colpa – di provare a rompere l’assedio e portare solidarietà al popolo palestinese che lotta per la propria terra e contro un genocidio”.
Secondo Salvetti, ciò che accade in Palestina “è il segnale dell’imbarbarimento di un intero sistema e in questo il sionismo riesce a essere impunito e punta di lancia dell’escalation bellica mondiale”. A bordo, Salvetti e compagni dicono di provare “calma e tranquillità, nella piena consapevolezza che quello a cui andiamo incontro e non sarà nulla di paragonabile a quello che i e le palestinesi affrontano ogni giorno. L’unica paura è per il tipo di mondo che altri stanno preparando. Se questa missione riuscirà a svelare un pezzo di tale piano, sarà stata utile. L’unica cosa che conterà saranno gli equipaggi di terra”.
COLLETTIVO EX GKN: “BARCA ABBORDATA, SALVETTI E BUNDU RAPITI”
“Siamo a meno di 150 miglia da Gaza”. E’ l’ultimo video postato sui social da Antonella Bundu. Poco dopo si è consumato l’abbordaggio delle forze israeliane: la barca su cui viaggiava l’ex candidata di Toscana Rossa alla presidenza della Regione e Dario Salvetti, dell’ex Gkn, è stata intercettata, come rivela una nota diffusa dal Collettivo di fabbrica. “Salvetti e Bundu sono stati rapiti“, è scritto nella nota. Ora “tutte le forze politiche e istituzionali si attivino subito per il rilascio degli internazionali rapiti. Salvetti e Bundu sono due dei cinquecento su quella flotta che sta portando avanti una missione umanitaria contro il blocco navale illegale di Israele nei confronti di Gaza, per la fine del genocidio e per la liberazione di tutti i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane”. Gli equipaggi “hanno comunicato tutta la loro tranquillità e determinazione a fare tutto quello che è necessario per riportare l’attenzione su quello che sta vivendo il popolo palestinese e hanno annunciato che dal momento dell’intercettazione avrebbero iniziato lo sciopero della fame”.
La partecipazione del collettivo e della Soms alla missione “risponde alla connessione sociale di convergenza, che è sempre stato elemento centrale della lotta della ex Gkn. Il sistema economico e politico che ha portato alla chiusura della fabbrica di Campi Bisenzio è lo stesso che sostiene il genocidio del popolo palestinese e che sta portando il mondo verso la guerra globale”, si sottolinea.
LE NAVI ANCORA IN ROTTA VERSO GAZA
Alla fine della mattinata erano ancora dieci le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla (Gsf) che stanno ancora proseguendo la navigazione in acque internazionali verso le coste della Striscia di Gaza: gli aggiornamenti erano arrivati in mattinata dal movimento globale, all’indomani dell’intercettazione di oltre cinquanta barche da parte di navi da guerra israeliane in acque internazionali. Sul canale Youtube della Gsf, è possibile seguire il viaggio di Sirius, Zefiro, Ekirgi, Ksar Sadabad, Elengi, Cabo Blanco, Andros, Alcyone, Don Juan e Girolama.
SIRIUS A POCO PIÙ DI 200 CHILOMETRI DA GAZA
Secondo i media israeliani, Sirius sarebbe la più vicina a Gaza, a 145 miglia circa – oltre 200 chilometri – dall’enclave palestinese su cui Israele dal 2009 applica il blocco marittimo in violazione del diritto internazionale. Il blocco aereo e terrestre è scattato invece nel 2007. Il governo di Tel Aviv ieri è tornato a rivendicarne la “legittimità”, avvertendo che “non permetterà alcuna violazione” alle barche della flottiglia, che ha esortato a “tornare immediatamente indietro”. Al momento risultano nove attivisti italiani detenuti dall’esercito.
“LA STRATEGIA DEL TERRORE HA FALLITO”
In una nota, la Gsf riferisce: “Disarmate, non violente e circondate, un insieme eterogeneo di piccole barche a vela, imbarcazioni in legno e modesti motoscafi prosegue il viaggio attraverso uno schieramento imponente di navi da guerra israeliane grigie, corvette pesantemente armate e imbarcazioni militari ad alta velocità (Rib)”. Per il movimento, “la strategia di Israele ha fallito: ogni tentativo di terrorizzare questa missione fino alla resa ne ha invece rafforzato la determinazione”. “Per ogni barca abbordata, sabotata o rimorchiata via- si legge ancora- altre sono riuscite a superare il perimetro, utilizzando il peso del numero, una formazione strategica e una determinazione incrollabile per creare e mantenere un corridoio umanitario e affermare la sovranità palestinese”.
La Gsf, che intende portare aiuti umanitari alla popolazione, torna a denunciare “l’uso sproporzionato della forza” da parte del “regime di Netanyahu”, che così facendo avrebbe “mostrato la propria disperazione strategica”. La presenza di dieci imbarcazioni in mare rappresenterebbe “una storica smentita a un assedio illegale che per decenni si è basato su una totale impunità militare mentre opprimeva, occupava, genocidava e praticava la pulizia etnica contro il popolo palestinese”.




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