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Bielorussia, irreperibile vedova fondatore testata ‘Tut.by’

bielorussia
Ieri mattina, sia la redazione che alcune abitazioni private dei giornalisti sono stati perquisiti dagli agenti della polizia finanziaria
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ROMA – In Bielorussia non si hanno più notizie da ieri di Yulia Chernyavskaya, vedova di Yuri Zisser, fondatore di Tut.by, testata indipendente che sempre da ieri sta affrontando problemi con la giustizia. A dare notizia della sparizione della madre è stata la figlia Evgenia Chernyavskaya, che in un post su Facebook rilanciato da testate locali sostiene che la madre potrebbe trovarsi nel centro di detenzione preventiva di Minsk. Tuttavia, come ha riferito anche il suo avvocato, la polizia bielorussa non conferma né smentisce l’informazione.

Chernyavskaya nel suo post ha spiegato di essere molto preoccupata per la madre, che soffre da anni di problemi al cuore e alla schiena che le rendono “molto doloroso” restare seduta o in piedi a lungo senza l’ausilio di farmaci. La ragazza ha inoltre denunciato che “negli ultimi mesi la mia famiglia e gli azionisti del gruppo Tut By Media Llc hanno subito pressioni per ottenere il controllo” sulla testata Tut.by, pertanto si è detta certa che la madre “sia ostaggio” delle forze di sicurezza, che “la stanno usando” per i loro scopi.

Tut.by è impegnata a raccontare le proteste ant-governative e nel denunciare atti di repressione in Bielorussia. Ieri mattina, sia la redazione che alcune abitazioni private dei giornalisti sono stati perquisiti dagli agenti della polizia finanziaria. Dopo il blitz, sono stati portati via la caporedattrice Maryna Zolatava insieme ad altri sette giornalisti del gruppo, che in serata sono stati trasferiti in carcere. Secondo la Belarusian Journalists Association (Baj), l’accusa è evasione fiscale. Da ieri il sito web dela giornale risulta offline.

Ha lasciato il carcere invece oggi Katsiaryna Barysevich, cronista di Tut.by, che ha finito di scontare una condanna a sei mesi dopo che una sua inchiesta aveva contribuito a contraddire la versione fornita dalle autorità sulla morte di un attivista, Roman Bondarenko. La giornalista, citando il referto dell’autopsia, sostiene che il 31enne sia morto in seguito alle percosse ricevute mentre era in stato di fermo, mentre per le autorità a causare il decesso è stata una intossicazione alcolica.

A dare notizia di questi ultimi sviluppo è tra le altre Supolka, associazione dei bielorussi in Italia. Una sua esponente, Ekaterina Ziuziuk, ieri ha denunciato minacce e intimidazioni rivolte per via del suo attivismo anche nei confronti della sua famiglia.

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