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Energia, stop ai fossili? Arrigoni (Lega): “Un’utopia, previsione irrealizzabile”

PAOLO ARRIGONI POLIITCO imago
Il responsabile del dipartimento Energia della Lega commenta le previsioni dell'Agenzia internazionale dell'energia (Iea)
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ROMA – Quella dell’IEA, l’Agenzia internazionale dell’energia, che in un percorso per raggiungere le emissioni nette zero al 2050 suggerisce lo stop ai nuovi investimenti nelle fonti fossili, “è una previsione utopica, irrealizzabile. Capisco l’obiettivo al 2050 ma chiede degli impegni immediati assolutamente non condivisibili”. Il senatore Paolo Arrigoni, responsabile del dipartimento Energia della Lega, lo dice conversando con la DIRE.

“L’Agenzia non può pensare esclusivamente alla sostenibilità ambientale, peraltro discutibile, senza pensare a quella economica e sociale”, argomenta Arrigoni, “non possiamo pensare alla decrescita felice: le utenze, le famiglie e soprattutto le imprese non possono rinunciare ai consumi di energia. Mi domando come si faccia a dire ‘stop agli investimenti nelle fonti fossili’: capisco il carbone, ma come spegniamo le centrali alimentate con questa fonte, attraverso gli impianti a fonti rinnovabili? Fotovoltaico ed eolico che non sono programmabili e metteono a rischio la sicurezza del sistema elettrico?”.

E ancora, “come si pensa di elettrificare le attività energivore, gli ‘hard to abate’, la siderurgia, il cemento, la carta , la ceramica”, prosegue il responsabile del dipartimento Energia della Lega, “attraverso l’idrogeno? Ma quello verde ha bisogno di grandi quantità di energia elettrica da fonte rinnovabile, e non ne abbiamo ancora abbastanza“, anzi, “in Italia abbiamo difficoltà a trovare aree idonee per gli impianti rinnovabili”.

Ma c’è di più, c’è il tema della pressione sulle materie prime necessarie alle rinnovabili. “Quando si propone di sostituire un impianto a ciclo combinato a gas ad esempio con l’eolico, non possiamo non dire che per questo genere di impianti serve un sacco di materia prima in più- avverte Arrigoni- tanto acciaio, rame, litio, e sono materie prime importanti”.

Infine, “assolutamente non condivisibile anche lo stop ai motori endotermici per la mobilità leggera al 2035”, prosegue il senatore, infatti “quando si parla di un’auto elettrica a emissioni zero si dovrebbero valutare le emissioni inquinanti e climalteranti dell’intero ciclo, da costruzione a uso e demolizione”, e allora “perché non sostenere parallelamente i carburanti low carbon“. Insomma, “serve pragmatismo, ragionevolezza, mettendo al bando l’ideologia politica– conclude- e stando attenti a non spostare l’equilibrio geopolitico verso la Cina che detiene oggi il monopolio dell’elettrificazione”.

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