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Cittadini riconfermata alla guida di Aiop: “Essere donna mai un limite, ma molti i sacrifici”

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"Ho accolto questa riconferma con grande entusiasmo soprattutto con grande senso di responsabilità: ora serve una riforma per collaborare con il pubblico"
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ROMA – Riorganizzare il sistema sanitario nazionale mettendo a sistema la componente di diritto pubblico e privato per rispondere alle nuove esigenze di salute condizionate anche dall’emergenza sanitaria imposta dal Covid-19. È questo uno dei principali obiettivi che l’Aiop nazionale, guidata per un altro triennio da Barbara Cittadini, si pone.

Questa conferma significa che ha lavorato bene… come si sente? Qual è il suo stato d’animo visto peraltro che da un anno e mezzo il comparto della sanità è stato assorbito quasi completamente nella lotta al Covid-19?

“Ho accolto questa riconferma con grande entusiasmo soprattutto con grande senso di responsabilità. La componente di diritto privato che rappresento in questi tre anni è stata quasi completamente assorbita e caratterizzata dalla pandemia da Covid-19. Sono stati periodi davvero impegnativi in cui la nostra componente ha dimostrato di lavorare in piena e totale sinergia con quella di diritto pubblico per dare una risposta di salute al Paese in un momento durante il quale le vite di tutti noi e delle nostre aziende sono state stravolte. Una riorganizzazione necessaria che abbiamo messo in campo per dovere e per deontologia professionale. Il dovere civico ha guidato le nostre azioni perché ci sentiamo parte di un sistema basato su due presupposti quello cioè dell’universalità e della solidarietà e riteniamo di dover proseguire su questo percorso”.

Appuntamenti e obiettivi per il prossimo triennio che può anticipare?

“Per essere coerenti con quanto detto prima noi come Aiop Nazionale ci prefiggiamo l’obiettivo del superamento del DL n. 95 del 2012 che rappresenta una legge emergenziale che allora poteva ben soddisfare determinati presupposti, mentre oggi risulta anacronistica. A maggior ragione, ciò è vero nel momento storico in cui viviamo, dove le liste d’attesa si sono allungate, la rinuncia alle cure è aumentata così come la spesa out of the pocket dei cittadini. Per questo la legge deve essere rivista perché bisogna dare risposte ai bisogni dei cittadini, non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente e tenendo conto del fatto che è cambiata la domanda. Prima l’offerta era ospedalo-centrica adesso i cittadini hanno bisogno di ottenere risposte a domande di bisogni acuti, di riabilitazione in lungodegenza, ma anche di prestazioni domiciliari. Il sistema del welfare è diverso rispetto a quello che potevamo trovare 10 anni fa e in questo senso, come Aiop riteniamo di possedere una grande potenzialità che non riusciamo a esprimere. Il Sistema sanitario nazionale dovrebbe poter sfruttare tale potenzialità e ciò è perseguibile solo rimuovendo questo ‘blocco’ rappresentato da DL risalente al 2012 che blocca la spesa, per la nostra componente di diritto privato, pari al 2%. Un problema, insomma, sia di risorse che di qualità dell’offerta. C’è una esigenza di riforma sanitaria nel suo complesso. È il momento giusto e come componente dell’ospedalità privata speriamo di essere gli attori insieme a quella di diritto pubblico e alle Istituzioni di questa riforma del Sistema per creare sinergie virtuose. Un altro obiettivo poi è modificare il DM n. 70 che rappresenta un’altra norma che regolamenta le caratteristiche che devono possedere le strutture per erogare le prestazioni all’interno del Sistema sanitario nazionale e che oggi non sono adeguate all’esigenza del momento”.

Non può passare assolutamente inosservato il fatto che lei è la prima donna, due volte a capo del Direttivo composto praticamente tutto da uomini. Si parla spesso di parità ma soprattutto a livello salariale siamo ancora lontane dal raggiungere questo obiettivo. Insomma è dura ‘farsi rispettare’ oppure c’è massima collaborazione con i colleghi uomini? Che può dirci riguardo la sua esperienza e come spronare le giovani donne che ci seguono a pensare in grande?

“L’analisi da lei tracciata è perfettamente puntuale. Ancora oggi registriamo un’assenza o comunque una scarsa presenza delle donne ai vertici aziendali, istituzionali e più in generale negli uffici dirigenziali del sistema Paese. Personalmente la mia esperienza non è questa, infatti ho avuto il privilegio, la fortuna e la capacità di entrare da giovanissima all’interno dell’Associazione, ricoprendo ruoli apicali, prima a livello provinciale, poi regionale e ora nazionale. Durante questo mio percorso ho sempre trovato da parte dei colleghi rispetto, voglia di confronto e non ho mai vissuto l’essere donna come discriminante. Anzi, essere donna diverse volte mi ha aiutato a vedere una certa situazione da una prospettiva diversa. Il giusto equilibrio tra la componente maschile e femminile, in qualsiasi organismo, credo sia un valore aggiunto perché consente di guardare alle cose con una competenza e sensibilità diversa. Il presupposto chiaramente è sempre quello di essere competente e fare sacrifici; insomma, non nego che bisogna rinunciare a qualcosa nella nostra vita personale per arrivare in alto. È così, non si può negare. Ma essere donna non è stato mai un limite, né a livello associativo né personale. Alle ragazze più giovani raccomando tanto impegno, tenacia e formazione. Queste sono secondo me i principi che azzerano eventuali differenze con i colleghi dell’altro sesso, unito ad una buona consapevolezza del proprio valore. Alle tante colleghe donne che sono state meno fortunate di me dico che l’impegno viene ripagato sempre. Ne sono convinta”.

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