Migranti, suor Bottani ai giornalisti: “Non fermarsi in superficie”

La coordinatrice della rete anti-tratta Talitha Kum era ospite a Roma del convegno 'L'etica del giornalista nel raccontare le migrazioni'
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ROMA – “Non fermiamoci alla superficie delle storie, perché così si semina violenza e intolleranza“: lo dice suor Gabriella Bottani, coordinatrice della rete anti-tratta Talitha Kum, ospite a Roma del convegno ‘L’etica del giornalista nel raccontare le migrazioni’. Secondo la religiosa, “rendere le cose semplici deve voler dire far capire con parole semplice la complessità dei fatti”. È allora necessario, anche nel racconto giornalistico, porsi domande e allargare lo sguardo.

“Bisogna stare attenti a modelli di sviluppo predatori che di fatto distruggono” sottolinea suor Bottani: “Penso al caso della Nigeria, potenza petrolifera d’Africa dalla quale pure arrivano tante ragazze finite nella rete della traffico di esseri umani, dello sfruttamento e della prostituzione in Europa”.

La coordinatrice di Talitha Kum cita poi Papa Francesco: “Ha detto che alcuni Stati promuovono una politica dura dichiarando di voler sconfiggere il traffico di essere umani, ma che poi non vogliono affrontare le cause profonde del problema”. A partecipare al convegno anche don Aldo Buonaiuto della Comunità Papa Giovanni XXIII, associazione in prima fila nel sostegno alle vittime di tratta. “Nelle nostre strutture in 42 Paesi nel mondo in questi anni abbiamo accolto e sottratto dalla strada circa 7mila donne vittime di prostituzione coatta” sottolinea il religioso. Che nel corso del convegno annuncia una nuova campagna: “Si chiama ‘Questo è il mio corpo’ e mira a far adottare il modello nordico, fermando e dissuadendo i clienti della prostituzione”. Il convegno, valido come formazione per i giornalisti, è stato organizzato in collaborazione con l’Ufficio per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale del Lazio, Talitha Kum e ‘Dire’.

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