Prorettore Unimi: “Passaporto vaccinale in definizione, rispetterà la privacy”

Abbracchio: "Il soggetto non può scegliere il vaccino, è compito del medico"
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ROMA – Ieri Thierry Breton, Commissario Ue, ha dichiarato che il passaporto vaccinale europeo entrerà in vigore entro fine giugno al massimo. In queste ore si sta parlando anche di un pass per gli spostamenti in Italia tra regioni anche per poter partecipare a grandi eventi. Per fare il punto su questo e sulle prossime riaperture delle attività commerciali a partire dal 26 aprile l’agenzia di stampa Dire ha parlato con Maria Pia Abbracchio, farmacologa e Professoressa in Farmacologia, Prorettore Vicario e Prorettore di Ricerca e Innovazione presso l’Università degli Studi di Milano (Unimi).

– Il ‘Green Pass UE ‘a cui si sta lavorando, erroneamente definito passaporto, pare non sia un vero e proprio documento di viaggio ma servirà a fornire la prova dell’avvenuta vaccinazione. Come funzionerà e quali sono i vantaggi ulteriori per chi lo possiede e verrà fornito anche a chi ha avuto e superato la malattia?

“Dai dettagli che abbiamo alcune cose vanno ancora stabilite. Possiamo dire però che il Pass sarà impostato nel dare informazioni riservate e che comunque rimarranno al Paese d’origine in modo da rispettare la privacy. Informazioni sul cittadino, che chiede di muoversi internazionalmente, riguarderanno l’avvenuta vaccinazione contro il Covid-19. Quindi sul documento verrà riportato il tipo di vaccino inoculato su quel soggetto, quando è stata effettuata la prima e la seconda dose. Allo stesso modo per coloro che non sono stati vaccinati, perché non ne hanno avuto l’opportunità o non può possono a causa dello stato di salute, verrà riportata la negatività al tampone antigenico o molecolare detto anche Pcr contro il Covid. Così come il documento potrà contenere informazioni sulla guarigione dalla malattia. Sappiamo infatti che questi pazienti saranno presumibilmente protetti dagli anticorpi sia nei confronti di una futura infezione e che non veicoleranno l’agente patogeno all’esterno. Naturalmente il documento potrà contenere anche un solo degli elementi elencati. Non sappiamo ancora la durata. Sono dettagli che la Commissione UE definirà per tempo. Mi sembra anche che il passaporto tra Regioni, ipotizzato dal Premier Draghi, rispetti queste caratteristiche”.

– Questa iniziativa nasce non solo per tutelare la salute ma anche per salvare la stagione turistica ed economica in generale. Secondo lei questo basterà o bisognerebbe mettere in campo ulteriori azioni? E cosa possiamo aspettarci dal virus, in termini di contagio, visto che dall’esperienza acquisita lo scorso anno sappiamo che con il caldo perde la sua forza?

“L’unico grosso rischio che corriamo, con il passare dei mesi visto che la pandemia si sta allentando e ci saranno delle riaperture graduali, è pensare che il virus è scomparso ovvero mettere in atto un ‘liberi tutti’. Non è così, l’esperienza dello scorso anno ce lo insegna. Nel mese di luglio e di agosto abbiamo quasi fatto a meno delle mascherine ed è vero che il virus tende a circolare di meno con il caldo ma non scompare. Speriamo che il virus questa estate tornerà ad essere endemico quindi limitato a certe zone, fasce della popolazione ma sappiamo anche che può tornare ad essere epidemico e cioè a diffondersi nuovamente se non adottiamo delle misure precauzionali. È fondamentale usare dispositivi di protezione soprattutto all’interno e attuare il distanziamento sociale. Insomma non bisogna pensare che sia tutto finito come molti hanno fatto tanto che a settembre scorso ci siamo trovati davanti ad una ripartenza della pandemia”.

– È stata presentata la ‘road map’ da parte del Governo sulle riaperture delle attività commerciali e sociali con gradualità a partire dal 26 aprile prossimo. Complice il fatto che con le vaccinazioni non siamo ai livelli di Israele o della Gran Bretagna, soprattutto non è stata vaccinata la popolazione giovane e medio giovane che per natura vive maggiormente la socialità e non abbiamo fatto una zona rossa davvero rigorosa, secondo lei siamo pronti davvero o rischiamo grosso? Anche di aprire per poi doverci richiudere magari proprio d’estate?

“Speriamo di non dover correre questo rischio. Tutto dipende da noi. Le persone devono essere responsabilizzate. Usando i dpi, il lavaggio delle mani e attuando il distanziamento non solo proteggiamo noi ma proteggiamo tutti i nostri cari e quei soggetti più a rischio. E poi vacciniamoci e vinciamo anche questa riserva molto spesso non giustificata nei confronti di alcuni tipi di vaccino. In questo momento noi abbiamo bisogno di tutti i tipi di vaccino perché alcuni soprattutto quelli ad Adenovirus come Astrazeneca e J&J sono più maneggevoli poiché non necessitano della catena del freddo. Questo ci permetterà di raggiungere tutta la popolazione riuscendo a fare una vaccinazione di massa anche nelle zone più impervie e difficili geograficamente da raggiungere. Fidiamoci di Ema e Aifa. Bene agli stop precauzionali e alle limitazioni per fasce d’età suggerite dal Ministero, Iss e Aifa ma non rifiutiamo i vaccini. Non può il soggetto scegliere il vaccino perché questa è una scelta che spetta al medico vaccinatore sulla base dell’anamnesi del vaccinando. Il vaccino unito in particolar modo all’uso della mascherina Fp2, a cui apporre sopra una di stoffa o chirurgica per avere una migliore aderenza, quando siamo in pubblico e nei luoghi chiusi ci garantisce il 90% di protezione”.

– Riguardo i vaccini, come possiamo convincere tutte quelle persone che sono impaurite dai casi di trombosi seppur rarissimi che si sono verificati? E poi, sono in corso studi per capire qual è la popolazione da escludere per non avere questo rischio e nel caso come trattare il problema se dovesse emergere?

“Sono in corso in queste settimane molti studi internazionali a riguardo. Si fanno progressi giorno per giorno e si è compreso come lo stop precauzionale sia stato emesso nella popolazione dai 18 ai 48 anni soprattutto donne perché si è intuito che è una popolazione a rischio. Il vaccino è sicuro per le persone sopra i 60 anni e dunque non c’è motivo per rifiutare la vaccinazione. Gli studi ci consentono da un lato di raffinare meglio la diagnosi di questa forma rara di trombosi e dall’altra di trattarla nel modo corretto. Qualunque reazione si possa notare dopo la vaccinazione può e deve essere segnalata ai centri vaccinali di riferimento che sono aggiornati in tempo reale sul da farsi e sanno cosa fare in caso di rischio. Voglio aggiungere una parola rispetto al siero di J&J che sappiamo ha il vantaggio di prevedere una sola dose ed diretto soprattutto nella campagna vaccinale nelle farmacie che ci aiuterà moltissimo a progredire nella campagna vaccinale”.

– Un ultimo appello?

“Credo nella corretta e trasparente informazione al cittadino. A conferma di tutto quello che abbiamo detto vorrei fare un ultimo esempio relativamente all’efficacia delle mascherine. Recentemente l’ISS ha reso noti i dati sull’influenza stagionale nel nostro Paese per il 2020-2021. L’influenza è stata letteralmente abbattuta e quindi abbiamo 10 volte meno casi di influenza stagionale rispetto al passato grazie al ‘solo’ uso delle mascherine unito ad una corretta igiene delle mani. Per cui se questo abbatte l’influenza possiamo frenare e abbattere il virus da Sars- Cov 2. Tutto ciò unito alla vaccinazione ci aiuterà ad uscire da questa pandemia”.

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