A Pisa bonus assorbenti solo a chi ha la residenza, l’opposizione insorge

A Pisa, tra i criteri per accedere al bonus per l'acquisto di assorbenti, è inserito anche il criterio di residenza "da almeno 24 mesi"
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ROMA – Se il ciclo mestruale non è una scelta per le donne, costrette in Italia a comprare assorbenti e tamponi con l’Iva al 22% come se fossero un bene di lusso, c’è chi ritiene che qualcuna abbia più diritto di altre a ricevere un aiuto per il loro acquisto sulla base del luogo di residenza. Succede a Pisa, dove lo scorso 1 aprile la Giunta di centro-destra guidata da Michele Conti approva una delibera con cui si concede una tantum un contributo per l’acquisto “di prodotti in farmacia per la protezione dell’igiene femminile” con criteri ritenuti dai consiglieri comunali d’opposizione “discriminatori” e “propagandistici”.

Nel mirino della coalizione Diritti in Comune (di cui fanno parte Una Città in Comune, Rifondazione comunista e Pisa Possibile), infatti, sono finiti proprio i requisiti contenuti nella delibera, dove si legge che per ottenere una “farmacard” di 150 euro per l’acquisto degli assorbenti, occorre “avere la cittadinanza italiana, oppure la cittadinanza di uno Stato appartenente all’Unione Europea, oppure la cittadinanza di uno Stato non appartenente all’Unione Europea, purché in possesso di permesso di soggiorno Ce di lungo periodo in corso di validità; essere residenti nel Comune di Pisa da almeno 24 mesi; essere in età fertile; avere un Isee ordinario in corso di validità senza omissioni/difformità di importo pari o inferiore a 15mila euro, per le famiglie con almeno tre figli a carico il tetto è innalzato a 20mila euro”.

È come se si riconoscessero le mestruazioni solo alle pisane doc, non si è mai vista una cosa del genere- denuncia all’agenzia di stampa Dire Francesco Auletta, consigliere comunale d’opposizione della coalizione Diritti in comune– Il criterio demagogico e propagandistico della residenza a Pisa è discriminante nell’accesso alle politiche sociali e raggiunge livelli di barbarie inaudita con questa delibera”.Sì perchè il criterio di residenza nel Comune toscano pare sia il perno delle politiche sociali dell’amministrazione Lega-Fdi-Fi, “che non consistono nel potenziare servizi ma nell’elargire bonus”. Come il “‘bonus mamme’ o il ‘bonus bebè'”, o anche “l’accesso agli alloggi popolari”, tutti imperniati “dall’amministrazione sullo slogan ‘prima i pisani’” e più volte oggetto di diffide da parta de l’Altro Diritto onlus. “Per il bonus mamma e il bonus bebè, così come per le case popolari, abbiamo constatato che la residenza è premiante anche rispetto all’Isee- continua Auletta- In pratica conta di più avere la residenza da più tempo che vivere una situazione di svantaggio economico“. Non solo. Secondo il consigliere d’opposizione il requisito “del permesso di soggiorno di lungo periodo è ulteriormente discriminante per le donne migranti”.

Insomma, si tratta di “provvedimenti che non vanno incontro alle difficoltà di chi ne ha più bisogno e che non tengono conto della realtà- avverte Auletta- Questo tipo di intervento potrebbe essere utile soprattutto alle donne più giovani, spesso precarie e con un’altissima mobilità. La residenza è un criterio inadeguato e non coglie i bisogni reali”. Oltre a rappresentare un “provvedimento demagogico che non non va a intercettare la questione fondamentale”, e cioè “le politiche nazionali e l’Iva sugli assorbenti femminili. Questo è un Paese arretrato- osserva Auletta- Anziché riempirsi la bocca con interventi discriminatori e demagogici, visto che sono in un partito nazionale al Governo facessero un provvedimento in Parlamento per annullare l’Iva al 22%”, conclude.

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