Coronavirus, ecco le donne ‘eroine della resistenza’ in Brasile

Intervista alla psicoterapeuta Monica Nicola, rete DireDonne
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ROMA – “Nisia, Magda, Adriana, Patricia, Eliana, Alicia, Valdilea, Carla. Otto donne brasiliane con formazione, eta’ e progetti di vita distinti ma accomunate dallo stesso obiettivo: combattere il Coronavirus. Donne che hanno scelto l’isolamento sociale, hanno lasciato le proprie famiglie per servire questa causa con il proprio lavoro, per un senso di responsabilita’ piu’ grande”. Le racconta cosi’ all’Agenzia Dire Monica Nicola, psicoterapeuta e membro del comitato DireDonne, commentando un articolo uscito su O Globo a proposito dell’impegno di alcune donne ‘eroine della resistenza’ in questa lotta al Covid19.

Nisia Trindade Lima per esempio, presidente 62enne della Fondazione Fiocruz, la piu’ grande istituzione di scienza e tecnologia di Rio de Janeiro, che- in virtu’ della sua carica, rara in questo settore- lavora 15 ore al giorno dal lunedi’ a venerdi’ a Manguinhos, nell’Istituto nazionale di Infettivologia Evandro Chagas, e che paragona il Covid-19 all’influenza spagnola, aggravato pero’ dal fatto che ormai il Brasile e’ come un continente per il grande numero di abitanti- spiega Nicola- o Magda Gomes, 26 anni, coordinatrice della comunita’ ‘Rocinha Resiste’, nell’omonima favela dove e’ nata, dove il problema maggiore sono la mancanza di informazioni e i rubinetti con acqua corrente per lavarsi le mani”.

“C’e’ Adriana Ramos de Mello, giudice di 49 anni che si occupa di violenza domestica e familiare, e che parla del Covid-19 come di ‘una nuova barriera nella vita delle donne vittime di violenza. Infatti, a causa del confinamento forzato, gli aggressori sono piu’ presenti in casa e piu’ violenti e le denunce sono aumentate, soprattutto nella classe media e alta’- racconta la psicoterapeuta- O ancora Patricia Rocco, ricercatrice 56enne, a capo del laboratorio di Investigazione polmonare dell’Universita’ federale di Rio de Janeiro, membro dell’Accademia nazionale di Medicina e dell’Accademia brasiliana di Scienza, che lavora 18 ore al giorno ascoltando le notizie dagli altri paesi e creando dei protocolli che possano andare bene per la realta’ del Brasile“.

Eliana Souza Silva 57 anni, direttrice della comunita’ ‘Rede das mares’, che gia’ durante un convegno a Londra qualche mese fa aveva trovato gente con mascherine e strade vuote. Tornata in Brasile si e’ resa conto che il Covid-19 era arrivato anche li’, e sta cercando di fare piu’ diagnosi possibili per aiutare in 3 mesi 6000 famiglie. Non dimentichiamo infatti- continua Nicola- che a Rio de Janeiro ci sono almeno 12 comunita’ molto grandi, favelas sviluppate in senso verticale che hanno acqua e luce sono in basso, e man mano che si sale no. La gente abita in 5-10 metri quadrati per 5-6 persone, con un bagno fuori per tutti, in condizioni terribili. É evidente quindi che se qualcuno si ammala il rischio e’ quello di una valanga, e il coronavirus purtroppo e’ gia’ arrivato”.

“Le altre donne sono Alicia Araujo de Oliveira, 45 anni, medico che lavora in un centro di trattamento intensivo, dove le persone arrivano gia’ intubate e in pericolo di vita. Nonostante nel 2000 abbia viaggiato in Angola e Congo e conosciuto la febbre emorragica, sostiene che il Coronavirus sia diverso, e che gli ospedali del governo non riusciranno a contenere i malati delle favelas; e ancora Valdilea Veloso, 58 anni, diretttice dell’Istituto nazionale di Infettivologia della fondazione Fiocruz, che lavora 16/18 ore al giorno e che e’ specializzata in Aids e Hiv ma si impegna per una pandemia che spaventa e colpisce tutti senza distinzioni”.

“Infine- conclude la psicoterapeuta- Carla Castilho, 43 anni, infermiera in due realta’ come Campo grande alla periferia di Rio de Janeiro e l’istituzione privata Casa di San Jose, molto diverse tra di loro, dove il protocollo seguito e’ lo stesso ma sono le informazioni che arrivano e gli strumenti usati per combattere il virus a determinare le perdite”.

(FOTO: SHER SANTOS SU O GLOBO)

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19 Aprile 2020
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